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Eccesso di radiazioni al cervello: la cura gli rovina la vita. E il processo ai medici salta. La mamma: «Sono schifata».

Eccesso di radiazioni al cervello: la cura gli rovina la vita. E il processo ai medici salta. La mamma: «Sono schifata».
di Egle Priolo
4 Minuti di Lettura
Venerdì 17 Giugno 2022, 08:53

PERUGIA - Luca ha 12 anni. Dovrebbe essere pronto per scegliere il liceo e invece un errore gli impedisce anche solo di saper fare le addizioni in cui, prima, era tanto bravo. Un errore che gli ha rovinato la vita dopo che a soli sei anni, dopo aver ascoltato i medici diagnosticargli una grave forma di leucemia, era addirittura riuscito a sconfiggere la malattia. Fino a quella radioterapia alla testa risultata del 200 per cento superiore a quella prescritta dal trattamento, previsto tra l'altro solo come prevenzione e per cui sono ora sotto processo due medici con l'accusa di lesioni personali colpose. Ma se all'errore nel mirino della procura si aggiunge la malagiustizia, la storia di Luca (nome di fantasia, ma non purtroppo il suo strazio) diventa emblematica di come spesso, oltre alla sfortuna, si debba combattere lo stesso sistema che dovrebbe proteggere.

Ieri mattina, infatti, era prevista la prima udienza del processo nei confronti di un fisico-medico e dell'allora dirigente medico della struttura complessa di Radioterapia chiamati a rispondere di quel bombardamento di radiazioni che – secondo le accuse del sostituto procuratore Gennaro Iannarone – hanno causato a Luca gravi deficit cognitivi. La radioterapista, ora in pensione, ha già avanzato istanza di patteggiamento a sei mesi, ma il giudice non ha potuto neanche far iniziare l'udienza. Laura Modena, avvocato dei genitori di Luca, infatti, in vista della prescrizione che tra due anni e mezzo darà un colpo di spugna alla vicenda del bambino, aveva richiesto un'anticipazione del processo, inizialmente previsto al 23 settembre, già dieci mesi dopo il rinvio a giudizio dei due medici. L'istanza è stata accolta e tutte le parti e i difensori avrebbero dovuto esserne edotti. E invece qualcosa nella macchina amministrativa si è inceppato ed è saltata una notifica: uno dei difensori non è stato avvisato ed è stato eccepito il difetto. Risultato? Udienza rinviata al 15 settembre, praticamente solo una settimana prima dell'iniziale fissazione. «Dopo 2 anni e mezzo di indagini ad oggi non abbiamo ancora fatto neanche un'udienza – si sfoga la mamma di Luca - Non hanno notificato neanche il patteggiamento dell'oncologa e tra 2 anni la causa andrà in prescrizione. Un consiglio: secondo voi io cosa dovrei fare? Sono arrabbiata nera, oltre che schifata».
Difficile non darle ragione in questa sua ricerca di giustizia mancata. Un danno anche per gli stessi imputati, costretti a rimandare la possibilità di difendersi dalle accuse. Accuse di quello che potrebbe essere stato l'errore commesso dopo che Luca, nell'autunno del 2016, grazie alle cure attente e alla chemioterapia, aveva sconfitto la leucemia e i medici avevano deciso per una terapia preventiva: un ciclo di otto sedute da 1,5 gray, l'unità di misura della radio. Eppure quell'uno – chiaramente scritto a penna nella cartella del trattamento – nella trasmissione al macchinario diventa un devastante 4,5. Un errore marchiano, secondo le accuse, e soprattutto incredibile considerando che nella stessa cartella fosse correttamente indicato come il totale della terapia dovesse essere 12 e non certo 36. Questo il terribile abbaglio contestato al fisico-medico nel capo d'imputazione, in cui si parla di «macroscopico errore di determinazione e calcolo della dose di irradiazione precauzionale encefalica», per «un'irradiazione complessiva di 36 Gray (in forza di otto sedute), così da discostarsi e sostanzialmente aumentare del 200 per cento la dose di radioterapia prescritta al minore dal medico che lo aveva in cura». L'allora dirigente medico della struttura complessa di radioterapia oncologica è stata invece citata in giudizio in quanto «essendo titolare di una posizione di garanzia» nei confronti del bambino «ometteva di controllare e verificare che l'esecuzione del trattamento radioterapico fosse effettuata nei termini e nelle dosi rigorosamente indicati, così da contribuire causalmente all'insorgenza della patologia cerebrale che non si sarebbe verificata ove avesse compiutamente controllato la correttezza del trattamento radioterapico».
Un errore, ancora, che secondo le accuse avrebbe portato alla leucoencefalopatia irreversibile diagnosticata in seguito a Luca, dopo che per anni la sua famiglia aveva insistito nel chiedere spiegazioni per quella regressione. E la battaglia legale non è ancora iniziata.

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