La Traviata dell’Opera su Rai3: esperimento di creatività premiato da un milione di telespettatori

La Traviata dell Opera su Rai3: esperimento di creatività premiato da un milione di telespettatori
di Simona Antonucci
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Sabato 10 Aprile 2021, 12:32 - Ultimo aggiornamento: 19:14

È cinema, perché le telecamere svelano dettagli inediti, frugano nell’animo degli interpreti e propongono la storia di Violetta come non si era mai vista. È teatro quando il palcoscenico con pochi oggetti, fondali recuperati dagli archivi, attrezzerie a vista, offre colpi di scena di indimenticabile poesia come i pannelli fioriti che si sgretolano, via via che la passione si trasforma in condanna. È musica delle grandi occasioni grazie al maestro Daniele Gatti che continua con il Costanzi a sperimentare i nuovi linguaggi del teatro musicale, regalando un nuovo capitolo al suo percorso verdiano. Ma la Traviata del Teatro dell’Opera, girata in presa diretta, coprodotta da Rai Cultura, in onda ieri sera, in prima serata su Rai3, sfidando talk, Darwin e la popolarissima Serena Rossi, è anche un grande omaggio del regista Mario Martone al Teatro, al Costanzi, chiuso dalla pandemia come tutte le sale del mondo, ma pieno di creatività e innovazione.Un successo di ascolti: quasi un milione di telespettatori. Già disponibile su Rai Play, sarà in replica su Rai5 mercoledì 21 alle ore 21.15.

L’ALCOVA

Il Palco Reale diventa l’alcova dove Violetta vende amore e accumula banconote, le scale sono la passerella dell’alta società parigina, ma anche, come succederebbe in una festa tra giovani di oggi seduti sui gradini, un angolo cui affidare un momento d’intimità dei protagonisti e dell’amor “ch’è palpito... croce e delizia”. La platea privata delle sue poltrone e del suo pubblico fa largo alla tavola imbandita, a feste, brindisi, voluttà e disperazione. La buca dell’orchestra accoglie l’ultimo respiro dell’eroina: nasce e muore da sola tornando nella musica che le ha regalato la poesia negatale dalla vita.

IL LAMPADARIO

E il lampadario monumentale, con 270 lampadine e una pioggia di cristalli, sceso fin giù per fare luce sulla storia, e dominare la scena, torna al suo posto nella cupola, a fine proiezione, accompagnando i titoli di coda e regalando brividi: il cigolio di cime e pietre preziose è l’applauso immaginario e commovente di un pubblico che non c’è.

LISETTE OROPESA

Dopo il successo della produzione cinematografica del Barbiere di Siviglia che a dicembre ha inaugurato la stagione del teatro, la squadra si è ricomposta per un nuovo film opera: protagonisti ancora Daniele Gatti, direttore musicale del teatro, e Mario Martone, che firma regia e scene. Violetta è interpretata in modo superbo dal soprano Lisette Oropesa che ha dato anima, voce e corpo questo film. Accanto a lei il tenore Saimir Pirgu, Alfredo, e il baritono Roberto Frontali nei panni di Giorgio Germont, voci eleganti e recitazione adeguata. Anastasia Boldyreva è Flora e Roberto Accurso il Barone Douphol. E poi gli artisti di “Fabbrica”: Angela Schisano (Annina), Arturo Espinosa (Marchese D’Obigny) e Rodrigo Ortiz (Gastone). Il coro è diretto dal maestro Gabbiani, mentre il corpo di ballo, creatura di Eleonora Abbagnato, ha interpretato coreografie, non scontate, di Michela Lucenti. Costumi di Anna Biagiotti, fotografia di Pasquale Mari. Un cast da citare al completo perché un’operazione del genere, che forse non sarebbe esistita senza Covid, esisterà per sempre.

L’OUVERTURE

Nell’ouverture, la telecamera inquadra gli strumenti e i musicisti che presentano i temi verdiani. Ma il momento in cui il regista Martone presenta il suo “tema” Traviata è forse l’ultima scena del primo atto con un grande letto e Violetta. La voce di Alfredo, da lontano, è quasi il suono di un sogno. E mentre lei si bea di “essere amata amando”, la realtà le cade addosso con violenza: sull’alcova precipitano cappotti maschili, abiti che tornano dal passato, da intimità comprate. Violetta guarda avanti e guarda indietro. Consapevole, senza lacrime: la società che non le offre perdono, non può portarle via l’incanto e la follia di un palpito.

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