Apriti Spazio, tra due anni i primi turisti e l'astronauta Paolo Nespoli dice: «Prenoterò anch’io on line»

Domenica 26 Agosto 2018 di Paolo Ricci Bitti
Apriti Spazio, tra due anni i primi turisti e l'astronauta Paolo Nespoli dice: «Prenoterò anch’io on line»

Raggiungere “quota cento” per un astronauta veterano come il sessantunenne Paolo Nespoli prossimo alla pensione non è certo un problema, anzi. Il milanese è tra i 556 uomini e donne che dal 1961 si sono spinti oltre i 100 chilometri di altezza dalla Terra entrando ufficialmente nello spazio. Adesso è questa la nuova frontiera del turismo, in attesa di rimettere piede sulla Luna (tra 10 anni?) o di piantare la prima bandiera su Marte (forse 30).

«Detto che effettivamente nei prossimi mesi andrò in pensione e che non è una mia scelta - dice l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea che ha trascorso in orbita 313 giorni durante tre missioni - sono sicuro che comunque non mi annoierò: ho mille idee, compresa quella di affiancare al brevetto di pilota da aereo quello da elicottero. E chissà che nel giro di qualche anno non metta da parte quei 200mila dollari che adesso servono per comprare un biglietto per lo spazio: non vedo l’ora di tornarci».

 

TOCCATA E FUGA
Finora quella sommetta l’hanno già tirata fuori dalle tasche almeno 250 persone (tre gli italiani) per prenotare un posto sulla navicella della Virgin Galactic di Richard Branson che nel giro di un paio d’anni dovrebbe imbarcare i primi passeggeri per portarli, sia pure solo per 8 minuti, sopra la linea di Karman, a quell’altezza appunto di 100 chilometri che rappresenta il “cancello” per lo spazio.

«Fluttuare lassù - continua Nespoli, ieri a  “Scienze in vetta” a Courmayer - è una sensazione meravigliosa, e per di più da turista e quindi senza dovere lavorare da astronauta: è inevitabile che chi è già stato nello spazio voglia tornarci. Sono certo che presto potremo prenotare on line i biglietti non solo per un voletto a 100 chilometri di altezza ma anche per passare qualche giorno su una stazione spaziale, forse non l’attuale Iss che resta una delle più grandi imprese dell’uomo ma che ha costi e complessità di gestione molto alti».
Le agenzie di “viaggi spaziali” sono già 20 in Occidente, senza contare quelle nascenti nel Medio Oriente e in Asia. E uno spazioporto della Virgin è previsto anche in Puglia, a Grottaglie. «È magnifico - commenta Nespoli - più sono e più si faranno concorrenza e si abbasseranno i prezzi. Sarà una pacchia per i miei figli Sofia e Max, 9 e 5 anni e per mia moglie Alexandra: in questi giorni siamo in vacanza al mare in Toscana, perché l’Italia è bella tanto quanto lo spazio. Loro potranno anche spostarsi velocissimi da un continente all’altro con i voli suborbitali, altro settore che si svilupperà di sicuro».

 

 

Prezzi più bassi per andare in orbita. Nel 2001 l’americano Dennis Tito spese 20 milioni di dollari per vivere qualche giorno sull’Iss. Logico che di turisti spaziali ce ne siano poi stati soltanto altri sei. Adesso invece c’è già chi promette - letteralmente - la Luna, mentre Musk e la sua SpaceX annunciano addirittura una colonia umana sul pianeta rosso con capitale Marte City.
«La Luna è davvero dietro l’angolo, anche per noi italiani che stiamo sviluppando tecnologie che permettono all’Agenzia spaziale italiana e a quella europea di sedere a fianco delle grandi potenze in questi progetti. Una base lunare, o una stazione spaziale intermedia fra Terra e Luna, sarà poi utile per il balzo verso Marte per il quale però servirebbe un’alleanza mondiale sia per affrontare le spese sia per trovare le soluzioni tecniche migliori, Ecco, il turismo su Marte lo vedo possibile, ma ancora lontano».

LA GARA USA-URSS
Il successo americano nella corsa alla Luna scaturì però dalla gara con l’allora Urss, sviluppando tecnologie nate anche durante la II guerra mondiale. «È per questo che nelle questioni spaziali parliamo sempre più di “coopetizione” unendo cooperazione e competizione, ovvero condividere risorse fra più soggetti senza perdere gli stimoli della sfida che è innata nell’uomo». E l’armata spaziale degli Stati Uniti vagheggiata da Trump?
«Strategicamente, dal punto di vista militare, non fa una piega: dopo il controllo di terra, mare e cielo ecco quello dello spazio. Ma è l’idea della guerra che dobbiamo rigettare con tutte le forze (Nespoli, ora maggiore dell’Esercito, ha conosciuto quella del Libano dei primi anni 80, ndr): sarebbe meraviglioso che sorgesse un leader mondiale, un Ghandi, un Mandela, che ci spingesse finalmente a diventare, tutti noi della Terra, l’equipaggio di un unico vascello spaziale».

Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 09:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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