Nadal, Pietrangeli: «E' lui il vero fenomeno»

Nadal, Pietrangeli: «E' lui il vero fenomeno»
di Gianluca Cordella
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Lunedì 31 Gennaio 2022, 00:58 - Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio, 12:25

Partiamo dal luogo comune: Rafa Nadal è il tennista più forte di tutti i tempi sulla terra rossa, ma quando si tratta di individuare il migliore di sempre bisogna scegliere tra Roger Federer e Novak Djokovic. E ancora così? Meglio non chiederlo a Nicola Pietrangeli che di campionissimi troppi ne ha affrontati e, più in generale, visti. «Un quesito che non avrà mai risposta perché non c’è la controprova. Chi può dire cosa avrebbe fatto Nadal contro Pancho Gonzales? Però una cosa a favore di Rafa devo dirla».
Prego...
«Per la prima volta dopo tanti anni ho visto una partita dall’inizio alla fine. Uno spettacolo bellissimo. Medvedev è un giocatore fantastico, ma non un fuoriclasse. Mi è venuto in mente un paradosso: chi ha perso, non se lo meritava, ma chi ha vinto se l’è meritato». 
Anche perché chi ha vinto, fino a qualche mese fa, non era nemmeno certo di tornare a giocare.
«I francesi direbbero chapeu di fronte a questo signore che resterà nella leggenda di questo sport. Vogliamo parlare di quello che ha fatto a Melbourne?».
Parliamone: si aspettava la rimonta dopo i primi due set?
«No e chi dice il contrario è bugiardo. Come può risalire così uno che negli ultimi sei mesi ha giocato solo un torneo? E di fronte non aveva uno qualsiasi. Medvedev è una macchina da guerra, non ha punti deboli. Forse solo qualche blackout a livello di testa».
Torniamo al dibattito sul più grande di tutti. Se restringiamo ai tre soliti noti, cos’ha Nadal più di Djokovic e Federer?
«Sono tre giocatori completamente diversi. Federer è il più gradevole da vedere ed è la sintesi migliore tra vecchio e nuovo. Nadal ti stupisce, per la capacità che ha di stare sempre dentro la partita, di lottare su tutti i punti. Djokovic non ti stupisce, è uno schiacciasassi e basta». Passano gli anni, però, e sono sempre loro quelli da battere... 
«Non me ne voglia nessuno, ma, fino a qualche anno fa, quelli che vengono spacciati adesso per nuovi campioni erano “robetta”. Uno che a 35 anni vince una finale 7-5 al quinto è un fenomeno. Tutti gli altri, bravi eh, ma non parlatemi di fenomeni».
Le dico questi numeri: dal primo Slam di Federer (Wimbledon 2003) a ieri sono stati giocati 75 Major e 61 li hanno vinti i Fab Three...
«Ecco. Punto e a capo. Conferma quello che dicevo».
Il trionfo di Nadal dà una nuova dimensione anche alla sconfitta di Berrettini in semifinale?
«Se qualcuno ha criticato Matteo ha fatto male, ma non mi stupisce: l’italiano non è uno sportivo, ma un tifoso. Dimentica che perdere fa parte del gioco. Vogliamo dire che la sconfitta di Matteo in finale a Wimbledon è stata una delusione? Ragazzi, non scherziamo: un italiano che batte il mio record 61 anni dopo... Arrivare secondo in uno Slam non è da tutti. E poi bisognerebbe ricordare che negli ultimi 4 Slam Matteo ha perso solo contro Djokovic e Nadal. Tutti gli altri li ha messi in fila».
Da un italiano a un altro: è un’eresia dire che la forza mentale di Jannik Sinner un po’ ricorda quella di Nadal?
«Lo spero. Jannik ha 20 anni e può migliorare ancora. Lo scorso anno dissi che avrebbe chiuso il 2021 tra i primi 10 e così è stato. Adesso sento di dire che chiuderemo l’anno con due italiani in top ten, magari uno tra i primi 5. Ma non mi stupirei di trovare Matteo e lui 3 e 4 del mondo o 4 e 5». 
Federer sui social ha usato belle parole per celebrare il record dell’amico e rivale.
«Un campione è nobilitato anche dalla grandezza degli avversari. Torniamo a quei 61 Slam in tre: avete idea di cosa sarebbe successo se uno dei tre non fosse mai esistito? Altre che record di 21 titoli...».

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