Sinner, il predestinato che non conosce la pressione

Mercoledì 16 Settembre 2020 di Gianluca Cordella
Sinner, il predestinato che non conosce la pressione

Il predestinato. Quanto ti cuciono addosso questa etichetta si può far fatica a sbocciare realmente e a mantenere le aspettative. Non se ti chiami Jannik Sinner. Diciannove anni appena compiuti, se ci fosse una classifica mondiale degli Under 20 lui – che nel ranking Atp è 81° – sarebbe il numero 1. Nativo di San Candido ha “rinnegato” i monti per spostarsi a Bordighera, vista mare, per studiare all'accademia di Riccardo Piatti, che si è subito accorto del suo enorme potenziale. Dopo una breve apparizione tra gli Juniores inizia subito a far legna tra Future e Challenger e i risultati si vedono subito.

Ma è nel 2019 che compie il capolavoro: comincia l'anno da numero 546 della classifica mondiale e lo chiude nella top 100, al 96° posto. In mezzo il primo match vinto nel circuito maggiore, la prima vittoria in un Masters 1000, proprio a Roma, quando al primo turno elimina l'americano Johnson, il debutto nel Grande Slam, agli Us Open, dove passa le qualificazioni e poi si arrende a Wawrinka e soprattutto il trionfo alle Next Gen Finals, il Master di fine anno riservato agli Under 21, dove in finale supera l'australiano De Minaur, all'epoca numero 19 del mondo. Il 2020 si apre con la prima partita vinta in un Major – agli Australian Open elimina l'aussie Purcell prima di perdere da Fucsovics, e scala la classifica mondiale fino al numero 68.

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Il lockdown ha arrestato la sua crescita, in termini di statistiche, non in termini di gioco. E lo Jannik che avrebbe fatto esplodere il Pietrangeli se solo ci fosse stato il pubblico ne è la dimostrazione.

Ultimo aggiornamento: 23:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA