Verratti: «Io leader? Dopo Pirlo e De Rossi»

Verratti: «Io leader? Dopo Pirlo e De Rossi»
di Ugo Trani
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Giovedì 26 Marzo 2015, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 18:08

dal nostro inviato

FIRENZE «Non provo fastidio se mi dicono che è l'esame di maturità. In Nazionale lo è sempre. E lo sarà per tutta la squadra. Non mi sento sotto pressione. Anzi, ben venga». Marco Verratti, solo una volta titolare con Conte (a Malta), sa di giocarsi molto a Sofia contro la Bulgaria. Il ct gli chiede di comportarsi da leader. A 22 anni. «Prendere in mano la squadra penso che sia un'immagine. Sempre che non sei Messi o Maradona, dubito che la Nazionale possa essere di una persona sola».

RISERVA DI LUSSO

Verratti, insomma, deve convincere Conte che ha qualche dubbio: «La fiducia dell'allenatore resta la cosa più importante: so quel che vuole da me, cercherò di fare il meglio, anche se Pirlo è difficilmente sostituibile». Il riferimento è sempre il regista della Juve e dell'Italia. «Se un giorno ci sarà il passaggio di consegna sarà molto bello per me, ma dovrò dimostrare di meritarlo con i fatti e non a parole».

Studia da campione. «Mi sento pure io importante quando rappresento la Nazionale. Poi ogni tecnico ha la sua filosofia di gioco. Conte vuole molta intensità e rapidità, punta molto sul due contro uno, in certe zone dal campo. Chiede di attaccare bene e difendere meglio. E' un grande allenatore: tatticamente è il migliore che abbia mai avuto. A centrocampo ormai ho giocato in tante posizioni: con Zeman davanti alla difesa, a Parigi prima in un centrocampo a due e adesso mezzala. Perdere palloni davanti alla difesa è la cosa da non fare».

Non si lamenta di essere oscurato dai big: «Se davanti ho grandi campioni che hanno vinto tutto, come Pirlo o De Rossi, è giusto che non sia considerato il migliore. Mi devo guadagnare il posto, per un giovane è normale. Non è una tragedia se gioca Pirlo. Magari un giorno ci proverà insieme. Sarebbe bello essere il simbolo del ricambio generazionale, ma spesso ci si affida a chi è una garanzia». Nessun rimpianto per l'addio al nostro campionato. «Se mi pesasse, significherebbe che non sto bene a Parigi. Ma mi trovo alla grande, per il momento non mi manca la serie A».

E' sincero quando dice: «A volte in Italia non vengono concesse chance perché se ne sbagli due, non hai la terza. Questa è la differenza con gli altri Paesi. Anche nel Psg ci sono tanti stranieri: il calcio internazionale è così, in campo vanno i migliori». Cioè pure lui. Titolare in Francia, chiamato dalla Juve e dalla Fiorentina. «Ne sono orgoglioso: quando ti cercano, vuol dire che stai facendo bene. Un grande futuro viene da un grande presente. Il presente è il Psg. A proposito: mi piacerebbe una finale di Champions con la Juve. O vinco io o i miei amici».