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Roma: Fonseca con Dzeko, l’alleanza forzata per l’ultima gioia prima dell’addio

Roma: Fonseca con Dzeko, l’alleanza forzata per l’ultima gioia prima dell’addio
di Ugo Trani
4 Minuti di Lettura
Venerdì 14 Maggio 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 15 Maggio, 10:23

Vuole vincerlo. Aggiungiamo subito: ci mancherebbe altro. Anche perché è il derby d’addio, l’ultimo da allenatore della Roma. E per farlo diventare soprattutto l’Unico, non essendo mai riuscito, in due stagioni, a battere la Lazio. Fonseca, dunque, conosce bene il peso del risultato di domani all’Olimpico. Non per la classifica, con i biancocelesti al 6° posto con 9 punti in più e 1 partita da recuperare, anche se poi il 7° posto è comunque da difendere per non restare fuori pure dalla Conference League, la coppa di consolazione. Il verdetto del sabato sera, a questo punto, vale per il tecnico giallorosso un’intera stagione. Non seppellirebbe, meglio chiarirlo in anticipo, il flop in campionato nella corsa Champions (e al piazzamento in zona Euroleague) e quello in Coppa Italia con l’eliminazione contro il neopromosso Spezia agli ottavi, la gaffe delle 6 sostituzioni proprio contro la squadra di Italiano e la figuraccia di Manchester contro lo United. Il fallimento, insomma, c’è e si vede, impossibile da cancellare. Nessuna medaglia da appendere al petto in caso di successo, ma almeno il regalo con cui salutare i tifosi. Questione di dignità e orgoglio.

TREND DA INVERTIRE
La Roma, a prescindere dal risultato di domani, chiuderà sotto alla Lazio per la seconda stagione di fila. Non accadeva da nove anni: nel 2010-2011, con Montella subentrato a Ranieri, i biancocelesti si piazzarono quinti con 3 punti in più dei giallorossi sesti; nel 2011-2012, con Luis Enrique in panchina, furono 6 i punti di distacco dal 4° al 7° posto. La nuova accoppiata con Fonseca: la Lazio, pur chiudendo poi solo quarta davanti alla Roma quinta, nel campionato scorso ha sfidato alla pari la Juve fino al lockdown. Il bis in questo torneo, nonostante i giallorossi siano stati al 3° posto fino al 6 gennaio (giornata 16), dopo la vittoria di Crotone, a 4 punti dal Milan e a 3 dall’Inter. Il sorpasso definitivo, con Lazio-Torino tra l’altro da recuperare, il 3 aprile (giornata 29), dopo il pari a Reggio Emilia contro il Sassuolo. I 3 derby, invece, non hanno certo fatto sorridere Paulo: 2 pareggi e il ko del 15 gennaio. L’anno scorso li ha vissuti in altalena. Finirono con lo stesso punteggio (1-1) e sempre con la Roma in vantaggio, ma lo sviluppo del match cambiò in poco meno di cinque mesi. Malissimo in quello d’andata, il 1° settembre alla seconda di campionato, con i rischio di straperderlo (4 legni della Lazio, ma anche 2 di Zaniolo); benissimo al ritorno, il 29 gennaio alla ventunesima, con dominio totale della sfida. L’ultimo, ad inizio 20021, l’umiliante 3-0 che aprì la crisi di cui si parla ancora in questi giorni.

TALLONE D’ACHILLE
Il punto debole della gestione Fonseca è la vulnerabilità difensiva. Sono 104 le reti prese in 74 partite di serie A con il portoghese in panchina (e diventano 137 con le 33 subite nelle 24 di Euroleague e Coppa Italia). Il reparto è il 12° del torneo: 56 gol incassati, da zona retrocessione. La linea a 3, scelta in piena estate il 5 luglio a Napoli (giornata 30), non ha certo migliorato la situazione. Anzi la fragilità è aumentata sia in campionato che nelle coppe. L’allenatore virò per andare incontro ai giocatori. Per tranquillizzarli. Ma l’equilibrio, però, non lo ha mai trovato. Qualche goleada contro le neopromosse (manite al Benevento e al Crotone) e al Cluj (altra cinquina), forte, e nemmeno sempre, con le deboli e piccola contro le grandi, appena 4 pareggi in 11 scontri diretti. Il sistema di gioco che ha funzionato meglio nel biennio è lo stesso con cui ha battuto lo United all’Olimpico nella semifinale di ritorno di Europa League: il 4-1-4-1, se fatto con concentrazione e applicazione, è efficace, come si è visto soprattutto nelle 11 partite (3 di coppa) della scorsa stagione. Senza però alzare il baricentro e portare la difesa a centrocampo. Soprattutto contro i biancocelesti. La lezione dell’Inter dovrebbe essere servita. Oltre al modulo, c’è Dzeko. Paulo ha tolto a Edin la fascia di capitano a gennaio. Ma domani è come se gliela riconsegnasse. È, a forza, il suo vero alleato. Il centravanti, da sempre uomo derby, è in attivo nei 13 giocati nella Capitale (2 di Coppa Italia): 6 vittorie, 3 pari e 4 ko, con 3 gol realizzati. A Manchester fece addirittura meglio: 5 reti con il City in 7 partite contro lo United (4 vittorie).

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