Cristante l’uomo centrale per Fonseca, ma l’azzurro di Mancini è in bilico

Cristante l’uomo centrale per Fonseca, ma l’azzurro di Mancini è in bilico
di Stefano Carina
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Domenica 21 Marzo 2021, 07:35

Il paradosso è servito: titolare nella Roma, scoprendosi difensore centrale, ruolo che però rischia di fargli perdere l’Europeo. L’evoluzione tattica di Cristante può diventare un boomerang per il 26enne di San Vito al Tagliamento: da trequartista a centrocampista, ora addirittura difensore. Se Fonseca difficilmente ci rinuncia, Bryan è un jolly che in chiave azzurra rischia di rimanere nella manica. Non inganni la convocazion per gli impegni della Nazionale contro Irlanda del Nord, Bulgaria e Lituania, valevoli per le qualificazioni ai mondiali del 2022: in difesa spazio non c’è. L’ex atalantino si gioca quindi il posto in mediana con Sensi, Gagliardini e Castrovilli. A parità di condizione, non giocando più a centrocampo, nelle valutazioni di Mancini parte dietro.

L’EVOLUZIONE

L’arretramento in difesa nasce come un esperimento nel finale della passata stagione e si trasforma quest’anno in una scelta. A tal punto che questa sera, contro il Napoli, Fonseca preferisce Bryan al centro che schierare tre difensori puri. Capitano a Kiev, con Pellegrini in panchina e Dzeko ormai degradato, Bryan ha trovato un nuovo ruolo che lo completa tecnicamente e tatticamente. I numeri lo confermano: 34 respinte difensive, 23 intercetti, il 68,3% dei contrasti vinti che si sommano al 52,3% di successo nei duelli aerei, ai quali abbinare l’84% dei passaggi riusciti. E stavolta la percentuale non riguarda soltanto quelli nella propria metà campo che spesso possono trarre in inganno. Bryan ha il 75% di passaggi a segno nella metà campo avversaria e quasi il 55% nei passaggi lunghi. Una sorta di quarterback prestato al calcio. L’azione di giovedì, dopo pochi minuti, ne è l’esemplificazione: lancio di 40 metri a superare mediana e centrocampo dello Shakhtar che poi Borja Mayoral, a tu per tu con Trubin, spreca. Cristante fa parte di quella schiera di calciatori che ad un certo punto della carriera trovano nuova linfa grazie all’intuizione di un allenatore. Senza azzardare paragoni tecnici scomodi, un po’ quello che accadde con Desailly al Milan, Sammer al Dortmund, De Rossi alla Roma, Mascherano al Barcellona o tornando più indietro negli anni Di Bartolomei con Liedholm, Matthäus al Bayern di ritorno dall’esperienza all’Inter o l’ultimo Gullit al Chelsea. Per riuscire in queste trasformazioni bisogna avere dentro di sé un briciolo di follia. Quella che a Cristante non manca. A tal punto che la parola ‘matto’ ce l’ha tatuata addirittura sul polso, in arabo. Tatuaggio che condivide con il suo amico fraterno Petagna che all’Olimpico non ci sarà. Bryan sì, dal primo minuto.

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