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Morte Kobe Bryant, il parere del pilota esperto: «Meteo estremo, non dovevano volare»

Morte Kobe Bryant, il parere del pilota esperto: «Meteo estremo, non dovevano volare»
di Romolo Buffoni
3 Minuti di Lettura
Martedì 28 Gennaio 2020, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 11:45

Ci vorrà del tempo per chiarire bene la dinamica della sciagura aerea che ha causato la morte di Kobe Bryant. «Per le conclusioni definitive bisognerà aspettare le indagini della Ntsb (National Transportation Safety Board, ndr), l’ente statunitense che gestisce le ispezioni sugli incidenti di volo. Ma dalla ricostruzione della conversazione con la torre di controllo, la causa è da attribuire, con buona probabilità, alle avverse condizioni meteo causate dalla fitta nebbia», spiega il comandante Gian Luca Ciotti, Direttore Operazioni Volo della Società E+S Air (flotta di circa 30 elicotteri e 2 aeroplani).

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Sembra già da escludere il guasto tecnico «perché il contatto radio con la torre di controllo si interrompe bruscamente, il pilota non ha inviato messaggi di allarme e la comunicazione era serena e non concitata. Il riconoscimento dei resti è stato affidato al Dna, segno che l’impatto è stato improvviso e violentissimo. Poi il Sikorsky S-76B sul quale viaggiavano è una macchina un po’ datata (1991, ndr) ma importante. E, a proposito, era nero. Quindi il video che sta girando sui social dell’elicottero bianco-rosso che precipita non si riferisce a questo disastro». Volare con quelle condizioni meteo è stato, probabilmente, un errore di valutazione del pilota forse spinto dall’urgenza della partita di basket alla quale la figlia di Kobe doveva partecipare. «A volte il “cliente” insiste. Ma bisognerebbe sempre imporre la propria professionalità ed esperienza», anche quando l’ospite è importante e capriccioso. Ciotti ne sa qualcosa, perché trasporta spesso Vip per conto di produzioni cinematografiche americane impegnate nella realizzazione di film sul territorio italiano (George Clooney è fra i suoi passeggeri abituali).

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Come spesso accade, la tragedia è stata il risultato di una serie di circostanze negative: «Il pilota ha scelto di volare in modalità VFR Speciale, che si rende necessaria con visibilità inferiore ai 5 km mantenendo sempre il contatto visivo con il suolo. L’elicottero non è un aereo e spesso gli elicotteri sono costretti “a razzolare” la rotta seguendo il suolo: quello di Bryant per arrivare a destinazione aveva scelto la Statale 5». Da escludere, a quanto pare, la possibilità di salire al di sopra del banco di nebbia: «Purtroppo c’era un aereo e la torre di controllo gli ha negato questa eventualità. Quando, per 15 minuti, si vede l’elicottero girare sullo stesso punto a 360 gradi è per favorire il transito dell’aereo diretto al vicino aeroporto di Burbank. Poi riprende il suo viaggio e, probabilmente, entra in un fitto banco di nebbia, andando a schiantarsi su una collina». Volando a quasi 300 km orari, non hanno avuto il tempo, Kobe, Gianna Maria, le sue amichette e le altre vittime, di avere paura «è stato un attimo, il tempo dello schioccare di dita».
 

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