Myrta Merlino: «Tra l'osso di Friedman e il sogno di Las Vegas»

La giornalista de La 7 Myrta Merlino
di Andrea Scarpa
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Domenica 4 Novembre 2018, 17:04 - Ultimo aggiornamento: 20:45

Alta, sorridente ed elegante - e con venti minuti di ritardo, che a Roma vuol dire essere praticamente svizzeri – Myrta Merlino si presenta all'appuntamento pomeridiano con lo stesso ciuffo impeccabile che sfoggia la mattina in diretta tv. Il luogo dell'incontro lo ha scelto lei, in centro, ed è un'enoteca sotto casa sua. Dove tutti, ovviamente, la conoscono. Myrta ha mani lunghe, un po' pianista un po' Gianni Morandi, e quando parla le muove di continuo, spesso ruotandole. Ordina un Franciacorta.

Napoletana, 49 anni, nella Capitale da ventitré, tre figli (Pietro e Giulio, due gemelli di 21, avuti dall'ex marito, e Caterina di 16, dall'ex compagno), da sette conduce con successo crescente
L'aria che tira su La7 (il primo novembre ha raggiunto il 6,61 di ascolti con un picco del 7,49), e da poco più di due è legata sentimentalmente all'ex calciatore, campione del mondo 1982, Marco Tardelli, 64.
A proposito, gira la voce che sia molto geloso: conferma?
«Solo un po'».
Ho sentito dire un bel po'.
«Chiacchiere. È possessivo, questo sì. Se un amico o un collega mi bacia e mi abbraccia per salutarmi, storce la bocca. Detto questo, è un uomo tenero e tranquillo».
Se a Di Maio lei ha tolto in diretta la cravatta con lui com'è andata?
«Non c'è stato bisogno. Non è impettito come il nostro vicepremier, non ha paura dei sentimenti e sa manifestarli».
È vero che due anni fa stava traslocando a Canale 5?
«Diciamo che avrei potuto farlo: mi offrirono due appuntamenti quotidiani, mattina e sera, molto interessanti. Quando lo raccontai a Cairo ricordo che non la prese sportivamente... Ci rimasi malissimo. A me piace stare in pace con tutti: così dopo un po' ci parlammo, chiarimmo il rapporto, e tutto si mise a posto. Sono felice di essere rimasta a La7. Ho un contratto fino al 2022».
Cairo l'ha riempita di soldi?
«Guadagno bene, anche perché lavoro tantissimo, e non mi lamento. Anche se il mio è un programma con il budget ridotto all'osso. Però godo di una liberta assoluta: Cairo non mi ha mai telefonato per dirmi di fare questo o quello. Mai. Lo scriva perché ci tengo. E poi a La7 c'è meritocrazia».
Come in Rai.
«Lì c’è gente bravissima, ma la politica conta troppo e non sempre il merito viene premiato. Penso spesso a Giovanni Minoli, il più bravo di tutti, a come lo omaggiavano quando stava su e come lo trattavano quando stava giù. Penoso».
Quindi con Viale Mazzini ha chiuso per sempre?
«Sto bene a La7 che - in termini di contenuti - fa servizio pubblico tanto quanto. Potrei tornare in Rai solo se non ci fossero i casini con la politica, i mille paletti.... Insomma, se mi si garantissero la stessa libertà di oggi. Non so se accadrà mai».
Quando arriverà alla prima serata?
«Ne ho appena parlato con il direttore di La7, Andrea Salerno. Vedremo. Non voglio mollare la mattina, però. Mi piace troppo. Ho cominciato con 25 minuti e oggi sono diventate due ore e mezza. Lavoro con una squadra scelta tutta da me. Ho le migliori condizioni possibili».
Nel 2005, conducendo Economix su Rai3, litigò con Giulio Tremonti, all'epoca potente ministro dell'Economia, che - furioso per la presenza di una persona a lui non gradita, Tito Boeri - se ne andò urlando che in un modo o nell'altro l'avrebbe pagata: cosa le è successo?
«Innanzitutto voglio ricordare che ero giovane, era la prima puntata della mia prima trasmissione da sola, e che lo rincorsi inutilmente per le scale quando lasciò lo studio. Ero scioccata. Comunque da allora in poi trovai molte porte chiuse. In Rai stavo lavorando a un nuovo programma di economia, cominciammo a fare riunioni, e poi basta. Il produttore mi disse che Tremonti aveva cancellato tutto. Rimasi con Minoli ancora un po', fino al 2009, e poi approdai a La7».
E Tremonti, vi siete mai chiariti?
«Certo. Quando ha iniziato a non contare più. Quando uscì un suo libro me lo mandò per farsi invitare scrivendomi un biglietto con due righe di saluto».
E lei?
«L'ho invitato. Non serbo rancore e non ho tempo da perdere: ho già una vita difficile da gestire...».
La parte più complicata?

«Quella di tutte le donne: figli e lavoro. Mi sento sempre inadeguata. Vorrei avere un giorno senza dovermi giustificare con nessuno».
Quando le dicono che è un po' la Barbara D'Urso di La7 come replica?

«Che devo dire? Se in tv parlo con una signora che non sa come pagare l'affitto a fine mese e mi vengono i lucciconi, non sono trash ma umana. E poi non vengo dai vicoli né dal varietà: sono nata bene (madre e padre due importanti studiosi di cinese e francese, ndr), ho studiato, viaggiato e, sì, ho scelto di stare dalla parte della gente. Tuto qui».
Parla cinese come sua madre?
«No. Con lei ci sono stata molte volte in Cina, ma non lo parlo».
Quando va in giro per strada come viene percepita?

«Come una donna semplicissima. Non sono una star».
Fermano più lei o Tardelli?
«Non c'è storia: Marco. Lui per tanta gente è un vero mito».
È vero che lei al lavoro è insopportabile?
«Abbastanza. Urlo, strepito, rompo i coglioni. Sono ossessionata dal perfezionismo. Ma so chiedere scusa».
E Dominique Strauss-Kahn, che nel 2001, a Davos, la molestò, ha mai chiesto scusa?
«No».
Come andò?
«All'epoca lavoravo con Alan Friedman e Strauss-Kahn era il potente ministro dell'Economia francese. Riuscii ad avere un'intervista, che lui fissò nella sua suite. In quel contesto non era strano perché per stare più tranquilli si faceva spesso così. Solo che lui mi accolse in vestaglia, mi chiese di lasciare fuori la troupe per parlare prima da soli, e poi stappò una bottiglia di champagne. Dopo i complimenti per il mio francese - io ho studiato alla scuola francese - si avvicinò e provò a baciarmi».
E lei?
«Un ceffone e via».
E lui?
«Zitto. Cosa che fa di lui un lumacone, un porco, ma non uno stupratore o un violento. Non mi ha sfiorato. Con me poi dove andava? Mi arriva qui...».
E l'intervista?
«Niente intervista».
E Friedman che disse?
«Come niente intervista? Tesoro, un giornalista torna sempre con osso in bocca...».
La sua risposta?
«E allora falla tu».
Che ne pensa di #MeToo e dei vari movimenti femministi degli ultimi tempi?
«La violenza, i ricatti e i soprusi vanno sempre denunciati e puniti. Non dobbiamo esagerare, però, altrimenti gli uomini non ci guarderanno più. E a me piace essere corteggiata. Direi che bisogna evitare il tritacarne: il caso Brizzi mi ha colpito tantissimo. Certe donne devono imparare a dire di no».
In questi anni di grande esposizione ha mai perso la testa?

«Non mi sembra. Se è successo i figli me l'hanno subito riportata. Per loro sono un'anziana...».
Lei come si vede?
«Bene, dai».
Si è rifatta qualcosa?
«Niente. Sto attenta a tutto, ma il mito della giovinezza eterna non ce l'ho. Spero di reggere ancora un po'».
Con la tv quanto reggerà ancora?
«Non lo so. Fra qualche anno mi piacerebbe fare una vita più tranquilla».
Facendo un altro genere di programmi?
«Non credo. Non mi ci vedo proprio a
Ballando con le stelle».
E in una fiction?
«Nooo... al massimo potrei recitare me stessa».
L'errore peggiore di questi anni?
«Farmi sorprendere l'anno scorso con Tardelli dai paparazzi. Con tre figli dovevo stare piu attenta. Il mio compagno precedente non l'ha presa bene».
In generale finora ha raccolto il giusto?
«Ci penso spesso. Ho lavorato tanto senza regali o colpi di fortuna e forse sono stata lenta, ma ho vissuto.
Va bene così».
Il suo punto debole qual è?
«Dopo le separazioni, le disgrazie e la morte di mia madre, pensavo di essermi inaridita. E invece no: la storia con Marco è una gioiosa sorpresa quotidiana».
Allora è vero o falso che vi sposate?
«Vero. Forse. Diciamo che non ci pensiamo, ma non lo escludiamo. Magari a Las Vegas».
Vero o falso che prima o poi farà politica?
«Falso. Se quello dei giornalisti è un ambiente "difficile", quello della politica è molto peggio: un mattatoio. Preferisco vivere». 

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