Compagni di scuola, Verdone torna sul set: risate cult

Venerdì 15 Marzo 2019 di Roberta Marchetti

I “radicioni di pino” nel cortile d’ingresso sono gli stessi di trent’anni fa, così come la suggestiva atmosfera dell’Appia Antica che circonda Villa Quintili, per gli amici, anzi, per i “Compagni di scuola” Villa Scialoja. Il set di uno dei film più amati di Carlo Verdone ha ospitato ieri sera la cerimonia di consegna del falso Sironi, il quadro reso celebre da una scena di questa commedia corale diventata un cult del cinema italiano, grazie alle storie agrodolci che racconta - sempre attuali - le indimenticabili battute e un cast d’eccezione che il regista romano è riuscito a dirigere con maestria, da Christian De Sica e Massimo Ghini a Nancy Brilli, Eleonora Giorgi e Angelo Bernabucci.
A dicembre, in occasione del trentennale del film, oltre a riportare la pellicola in sala per una giornata intera - che ha registrato un sold out dietro l’altro al cinema Europa - è stata lanciata un’iniziativa benefica dalle associazioni Socio Aci e Volume, che hanno avuto l’idea di far autografare il famoso Sironi a Carlo Verdone, per poi metterlo all’asta. E sì, c’è stato anche chi ha avuto il coraggio di comprare “‘sta crosta” al posto di Finocchiaro: i cugini Flavio e Alessandro Moretti, grandi fan del film, che seguiranno il consiglio di Ciardulli e appenderanno l’ambita opera nell’ufficio della loro azienda, ma assicurano ai verdoniani: “Tranquilli, non è un centro carni”.

Il ricavato sarà devoluto all’Associazione Davide Ciavattini, da anni impegnata nella Divisione di Oncoematologia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per l’assistenza e la cura dei bambini affetti da leucemia, linfomi e altre malattie ematologiche. A consegnare il quadro ai suoi nuovi legittimi proprietari Verdone in persona, alias Piero Rufolo, arrivato puntuale e alla festa giusta. Si emoziona nell’attraversare le varie sale della villa e ogni angolo è un ricordo. «Qui c’era il juke box, di qua invece la foto con tutti i compagni di scuola», il pianoforte invece è sempre allo stesso posto, accanto al divano dove si siede e si lascia andare al racconto di aneddoti e retroscena su quello che considera il suo film più riuscito, poi lo sguardo al tavolino: «Ma c’è ancora il piattino di Christian» (De Sica, ndr) e si inginocchia mettendolo tra i denti, imitando il cognato, esattamente come nel film. Quello che ieri, per qualche ora, è sembrato magicamente rivivere. Una serata intima volata via tra emozioni e risate.

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