Balla in sala e l'arte si accende: rendez vous nella Galleria Russo per l'evento dedicato al maestro futurista

Sabato 17 Aprile 2021 di Gustavo Marco Cipolla
Bruno Vespa con Fabrizio Russo

Studi preparatori, disegni inediti, bozzetti visionari. “Giacomo Balla. Dal primo autoritratto alle ultime rose” è la mostra visitabile sino al 22 maggio, nel rispetto delle misure anti-Covid, alla storica Galleria Russo fondata nel 1898 e luogo di incontro dei più importanti pittori del secolo scorso. In via Alibert una promenade creativa e illuminante conduce gli ospiti nel mondo dell’artista, caposcuola del movimento culturale futurista. Un vero e proprio romanzo, circa 80 i capolavori nella retrospettiva ammirata da estimatori ed appassionati. Al vernissage contingentato il gallerista Fabrizio Russo, insieme alla figlia Francesca Romana e al nipote Alberto, accoglie gli invitati con il tradizionale rito portafortuna dei cioccolatini e marron glacé. Si riconoscono Bruno Vespa, Emmanuele F. M. Emanuele, Umberto Croppi e il principe Giulio Grazioli seguito da Ippolita Gaetani. La curatela è stata affidata a Fabio Benzi, presente all’opening.

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Molti tesori artistici provengono da Casa Balla, custoditi dagli eredi. Arrivano Valentina ed Enrico Tosti, Giannina Frizzi Balla, Paolo Picozza, Elena Gigli. Un piccolo olio del 1894, in cui l’autore raffigura se stesso, ha come supporto il retro di un’immagine fotografica da bambino. Il risultato è un gioco di specchi sul dipinto. Dentro un circuito che mantiene il fil rouge sul tema identitario e dell’autorappresentazione, ecco il pastello del ’40 “Ball’io” rimasto nell’abitazione di via Oslavia e conservato dalla famiglia. Dal Balla divisionista, anticipatore delle avanguardie e innovatore con le tele del “Ciclo dei viventi”, realizzate tra il 1902 e il 1905, all’ispirazione grafica che strizza l’occhio ad Edvard Munch. E ancora “S’è rotto l’incanto”, svelato nel ’26 alla Biennale di Venezia e apprezzato da Filippo Marinetti.

Il Futurismo, le variazioni cromatiche, il linguaggio e la ricerca sulla parola per reinventare la modernità negli anni ’20. Gli schizzi delle prime “Velocità astratte” del 1913, la passione interventista racchiusa nel “Canto patriottico in piazza di Siena” con i parallelepipedi tricolori centrali che simboleggiano gli inni della patria rivolti al cielo. Poi, i progetti di due degli arazzi esposti all’Exposition internationale des arts décoratifs di Parigi nel 1925, “Genio futurista” e “Mare velivolato”, evento che dà vita al Déco. Il connubio linee-forza, le forme plastiche e astratte, l’interesse per la natura in “Risveglio di primavera” e “Vortice di giardino”. Mentre l’estro balliano diventa precursore dell’estetica Pop a partire dal 1930, influenzato dalle foto delle star di Hollywood pubblicate su riviste e rotocalchi. 

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