MINIATURE

Festival della fotografia etica di Lodi: cinque mostre da non perdere

Martedì 8 Ottobre 2019 di Nicolas Lozito

La fotografia come mezzo per muovere le coscienze del pubblico. È questo l’obiettivo del Festival della fotografia etica di Lodi, inaugurato il 5 ottobre e arrivato alla sua decima edizione. Un festival – organizzato da Alberto Prina, Aldo Mendichi e il Gruppo Fotografico Progetto Immagine – che sta conquistando sempre maggiore importanza e attenzione in Italia e in Europa. Negli scorsi anni, infatti, decine di migliaia di visitatori nella città lombarda, fino a toccare quota 90.000 nel 2018. 

Sono 23 le mostre che compongono il festival quest’anno, divise in sei sezioni e visitabili ogni weekend fino al 27 ottobre: una dedicata al premio “World Report Award 2019”,  la sezione “Uno sguardo sul mondo”, lo “Spazio Approfondimento”, lo “Spazio Tematico” dedicato all’Italia, il “Premio Voglino” e lo “Spazio no profit”. Alle mostre si aggiungono 60 incontri previsti durante i giorni del festival, con 50 fotografi che interverranno direttamente a Lodi tra i 150 quelli coinvolti nel festival; nonché uno spazio corporate supportato da Fujifilm Italia e da Banca Etica; e uno spazio di lavoro dedicato alla rivista “Ludesan life”

Tra le 23 mostre abbiamo selezionato alcune particolarmente originali e interessanti. La programmazione completa si può trovare, invece, sul sito del festival

GIULIO PISCITELLI - Zakhem/Ferite

Nel 2018 Giulio Piscitelli, fotografo napoletano classe 1981, ha visitato i centri chirurgici per vittime di guerra di Emergency a Kabul e Lashkar-gah, in Afghanistan. Ha incontrato le vittime di una guerra che continua da oltre 18 anni nell’indifferenza dell’opinione pubblica, mostrando il loro volto, le loro cicatrici e le loro paure.
Molte foto del progetto di Piscitelli combinano le persone ferite, ritratte su sfondo bianco, con il proiettile che le ha ferite, anch'esso su sfondo bianco: togliendo l’ospedale, i colori in eccesso, le diversità, la forza dell’immedesimazione aumenta, così da farci davvero riflettere su ciò che stiamo osservando.
 

DIANA BAGNOLI - Prima comunione

Diana Bagnoli, fotografa freelance torinese, racconta il rito della prima prima comunione a Napoli, dove il sacramento diventa un vero e proprio rito di passaggio da celebrare con un’enorme festa, che può durare anche più giorni. Negli ultimi anni, come racconta la fotografa, «le bambine vengono vestite e trattate come giovani spose, con abiti elaborati e costosi, confezionati nei migliori atelier della città». Bagnoli ha seguito le figlie del celebre fotografo di cerimonia Oreste Pipolo, colui che Scianna definì “lo sciamano dei matrimoni”.

Gli scatti di Bagnoli sono delicati, nati da uno sguardo curioso ma sensibile. Straniero ma mai del tutto estraneo. Soprattutto, le fotografie del progetto evitano la semplificazione ironica di un fenomeno, quelle delle cerimonie nel Sud Italia, che negli ultimi anni è stato trasformato in caricatura dai docu-reality della televisione. 

 
MARCO ZORZANELLO - Il turismo nell’epoca del cambiamento climatico

Un progetto che parte dai dati: Gli ultimi anni sono stati i più caldi mai registrati  e sempre più cataclismi meteorologici mostrano come il cambiamento climatico non sia più un’ipotesi futura, ma un fenomeno attuale. Nel prossimo futuro, le vacanze dei nostri sogni potrebbero non essere più le stesse. Le foto di Marco Zorzanello, fotografo vicentino classe 1979 (arrivato alla fotografia dopo aver fatto l’archeologo e il contabile), sono state scattate sulle Dolomiti (2015-16), in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati (2017-18), in Canada, Groenlandia e Islanda (2018) con lo scopo di esplorare come il settore turistico stia reagendo agli effetti dei cambiamenti climatici. Anche se si tratta di un settore apparentemente marginale, il turismo rappresenta il 10% del PIL mondiale.

Piste da sci artificiali, campi da calcio a fianco dei ghiacci disciolti che navigano liberi nel mare Artico, l’acqua torbida dei fiumi secchi. Nelle foto di Zorzanello c’è ironia e contrasto. Non un reportage ambientalista, ma anche un viaggio dallo sguardo alieno, come a dire: “Ma davvero gli umani sono fatti così?”.

 
MARCO VALLE - Mare Nostrum

Mare Mostrum di Marco Valle, fotografo classe 1981, è una riflessione sul futuro della costa italiana e più in generale sulla relazione che intercorre oggi giorno tra l’ambiente naturale e l’uomo.
Il mare e le spiagge sono simboli identitari dell’Italia ma stanno lentamente scomparendo in favore di stabilimenti e turismo di massa.

Le foto di Marco Valle ci raccontano molto bene l’ambivalenza del nostro rapporto con l’ambiente naturale: le nostre mete preferite sono anche quelle che abbiamo più modificato, fino ad assuefarci e non renderci più conto di quello che abbiamo perso. 

 
MONIKA BULAJ - Broken Songlines

Monika Bulaj, una delle più importanti fotoreporter europee, originaria della Polonia e naturalizzata italiana, per questo progetto inedito ha attraversato Asia, Medio Oriente, Africa e confini dell’Europa, fotografando le comunità delle minoranze religiose che stanno scomparendo.

Un progetto enorme, e enormemente profondo, d’altri tempi, che mostra l’invisibile. Un lavoro necessario proprio oggi, in un mondo sempre meno legato alle tradizioni, dove la fede e la saggezza arcaica stanno scomparendo senza che nessuno ne registri il pericolo d’estinzione.

Il suo lavoro, ancora in corso, è sostenuto da Pulitzer Center on Crisis Reporting.

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La foto in apertura è di Diana Bagnoli.

 

Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre, 16:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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