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​​​​​​​Giornata mondiale della fotografia: 181 anni e resiste ancora

Martedì 18 Agosto 2020 di Nicolas Lozito
Giornata mondiale della fotografia: 181 anni e resiste ancora

Buon compleanno fotografia! Il 19 agosto è la giornata mondiale della fotografia, che compie quasi due secoli di età: 181 per la precisione, che ora come mai è giusto festeggiarli. Più di qualsiasi altro mezzo, per la prima volta dopo tanti anni di secondarietà, la fotografia durante la pandemia causata dal coronavirus è tornata a essere lo strumento con cui meglio si è potuto raccontare la realtà. 

Se chiudete gli occhi e pensate alle storie e alle notizie agli scorsi mesi lo capirete subito: non vi verranno in mente video o voci, ma immagini ferme. I camion militari di Bergamo, le file infinite ai supermercati, le piazze completamente vuote. Non solo: i nostri selfie con le mascherine, gli esperimenti in cucina, la quotidianità condivisa con chi non potevamo più vedere. La fotografia è tornata a essere il documento più importante per testimoniare ciò che ci accadeva intorno. 

Uno scatto dal progetto COndiVIDendo 19 di Mattia Crocetti, fotografo nato a Piombino nel 1993 che lavora per l'agenzia Luz. Le sue foto sono in mostra al festival di Cortona On The Move

In questi mesi, la fotografia è stato uno strumento di resistenza: una resistenza per non dimenticare le ferite e una resistenza per non fare scomparire le speranze.

È stata uno strumento individuale, portatile – ma anche collettivo, oggetto di dibattito. Perché da una parte c'era la fotografia “social”, come la chiama Nathan Jurgenson in The Social Photo, è un flusso che ha riempito i nostri telefonini e sovrascritto continuamente la nostra memoria. E dall'altra la fotografia documentaria, quella dei reporter e dei fotogiornalisti, che ha scandito con precisione e potenza gli eventi.

Molti di loro sono italiani, maestri rinascimentali che sono stati richiesti e pubblicati in tutto il mondo: Fabio Bucciarelli con i suoi scatti per il New York Times ha mostrato come nessuno è riuscito il dolore di Bergamo nel pieno dell’emergenza. Paolo Pellegrin ha smesso i panni del fotografo di guerra e ha raccontato per immagini l’amore per la sua famiglia. Andrea Frazetta ha dedicato i suoi ritratti a medici e operatori sanitari alla madre morta per il Covid. 

E proprio dall’Italia sono ripartite anche le mostre. Non a caso da qui. E non a caso con un festival di fotografia: è il Cortona On The Move, fiore all’occhiello nel campo del racconto visuale della realtà, che da dieci anni trasforma l’estate della città aretina in una grande mostra dislocata in più luoghi, dai palazzi storici abbandonati alle piazze. Quest’anno il presidente dell’associazione Antonio Carloni e la direttrice del festival Arianna Rinaldo, insieme alla loro squadra, hanno dovuto ripensare la loro 10ª edizione, ma non hanno mai pensato di annullarla. 

Il risultato è ancora più grande di un semplice festival: è un archivio per immagini della pandemia. A time for distance è il titolo: "un tempo per la distanza", dove alcuni tra i migliori fotografi del mondo sono stati chiamati a raccontare a loro modo la pandemia.


Uno scatto di Alex Majoli, fotografo di Magnum, dal progetto Covid on Scene per Cortona on The Move

Così in mostra ci sono gli scatti in bianco e nero di Alex Majoli che trasformano la tragedia in sottili squarci di luce, i ritratti in mascherina del sudafricano Gideon Mendel, la Londra deserta di Simon Norfolk. Spazio anche alle voci giovani: Canon come ogni anno porta a Cortona i vincitori del suo premio Canon Giovani Fotografi, quest’anno assegnato a Davide Bertuccio, messinese classe 1991; e in mostra troviamo anche Michele Spatari, bolognese del ’91 che proprio due anni fa era emerso grazie al premio e ora espone un lavoro dal Sud Africa, dove lavora per Afp. Il festival è visitabile fino al 23 agosto tutti i giorni, mentre dal 24 agosto al 27 settembre solo nei weekend. 


Uno scatto dal progetto "Il silenzioso battito delle loro mani" di Davide Bertuccio, vincitore del premio Canon Giovani Fotografi di Cortona On The Move

Come spiega Arianna Rinaldo: «Ciò che abbiamo capito fin dall’inizio, è stato che questo momento era piuttosto singolare nella storia e abbiamo immediatamente sentito l’urgenza di testimoniare e registrare eventi ed emozioni al fine di crearne una memoria storica collettiva». Fotografare per resistere.

Un altro festival di fotografia è partito da poco e ha dovuto fare i conti con la pandemia: è il PhEST di Monopoli, in Puglia. Il tema di quest’anno è la “Terra”, nel «doppio significato di appartenenza contadina e Pianeta», secondo le parole del direttore artistico Giovanni Troilo.


Igor Siwanowicz - Micro Beauty in mostra al PhEST di Monopoli

Un festival completamente outdoor che porta in mostra il lavoro dedicato all’agricoltura pugliese della siciliana Roselena Ramistella, nonché le opere di Antoine d’Agata, Luca Locatelli, e Jan Erik Waider per dirne alcuni. C’è poi anche una mostra subacquea dedicata ai pesci notturni con gli scatti di David Doubilet e Jennifer Hayes e realizzata in collaborazione con National Geographic.


Ciril Jazbec - The Ice Stupas, in mostra al PhEST di Monopoli

Perché la fotografia e le sue tantissime tecniche non smettono mai di insegnare e stupire. A volte, sono anche pura evasione: il New York Times durante i mesi di lockdown ha lanciato una nuova sezione del suo sito: The World Through a Lens, il mondo attraverso una lente: una serie di viaggi virtuali con gli scatti e i racconti dei fotografi (uno degli ultimi dedicato all’Umbria); e una simile iniziativa è nata anche sul sito italiano di Sky, con la rubrica Lo spunto fotografico.

La festa che si celebra oggi si chiama ufficialmente “World Photography Day”: è nata una decina di anni fa e si è da subito inserita nell’infinita sfilza delle “Giornate mondiali” secondarie, virali sui social nel giorno del festeggiamento (c'è un hashtag per condividere le proprie foto: #WorldPhotographyDay) e poi subito dimenticate.

Ma oltre al marketing c'è di più: si celebra questo giorno perché esattamente 181 anni fa, il 19 agosto 1839, all’Accademia delle Scienze di Parigi veniva presentato per la prima volta in pubblico il dagherrotipo, il primo antenato su lastre di rame della fotografia, che prendeva il nome dello scienziato che l’aveva inventata. «Un miracolo si è compiutamente operato fra le mani del nostro Dagherre», scriveva lo scienziato italiano Macedonio Melloni riferendosi a quella presentazione storica. 

Da quel giorno quel miracolo si ripete miliardi e miliardi di volte ogni giorno: basta un click e ancora oggi la magia esiste. Resiste.  

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In apertura una foto di Sharbendu De dal progetto Imagined Homeland in mostra al PhEST di Monopoli

Ultimo aggiornamento: 19 Agosto, 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA