“Lockdown all'italiana”, Ezio Greggio: «Si può ridere di tutto, basta avere rispetto»

“Lockdown all'italiana”, Ezio Greggio: «Si può ridere di tutto, basta avere rispetto»
di Gloria Satta
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Venerdì 2 Ottobre 2020, 09:14

Una risata ci salverà. «In un periodo difficile come questo, c'è più che mai bisogno di spensieratezza», dice Ezio Greggio. Così per il 17esimo anno consecutivo ha organizzato a Montecarlo dal 5 al 10 ottobre, presso il Grimaldi Forum, il Festival de la Comédie. Una giuria presieduta da Nick Vallelonga, due Oscar per Green Book, e composta a maggioranza di donne (Sabrina Impacciatore, Nastassja Kinski, Maggie Civantos, Lotte Verbeek), film di tutto il mondo e una nuova sezione riservata ai cortometraggi: questi i connotati della rassegna, l'unica consacrata al cinema brillante, che venne co-fondata da Greggio con Mario Monicelli nel 2001, dopo l'attacco alle Torri gemelle, e nel corso degli anni ha premiato giganti della commedia come Alberto Sordi, Nino Manfredi, Carlo Verdone, John Landis. Finito il Festival, dal 15 ottobre Ezio sarà nelle sale, protagonista dell'opera prima di Enrico Vanzina Lockdown all'italiana. E dalla fine di novembre tornerà alla conduzione di Striscia la notizia su Canale 5, in coppia con lo storico complice Enzo Iacchetti.
Che senso ha organizzare una rassegna di commedie proprio quest'anno, mentre la pandemia è ancora in atto?
«Rappresenta un ottimo segnale per il cinema, incoraggia il pubblico a tornare in sala. Il Festival doveva tenersi ad aprile, poi è slittato a luglio e finalmente ci siamo. Organizzarlo è costato un grande sforzo perché applicheremo scrupolosamente i protocolli sanitari, dal distanziamento alle mascherine. Ma non ho mai pensato di rinunciare: abbiamo bisogno di un sorriso per superare questo momento complicatissimo. Penso anche ai miei amici che vivono in California che se la passano peggio di noi».
Lei come ha vissuto il lockdown?
«Avevo addosso una strizza formidabile. Uscivo di casa solo per fare la spesa con cappello, sciarpa, guanti e tripla mascherina, roba che non mi avrebbe riconosciuto nemmeno mia madre. Ho perso alcuni amici e condiviso la preoccupazione di quelli che vivono in Lombardia, sono stato in ansia per i miei figli».
Ha ancora paura?
«Oggi prevale la fiducia, anche se la situazione non si è rasserenata del tutto. Aspettiamo il vaccino che dovrebbe liberarci dall'incubo. Nel frattempo il buon umore può aiutarci ad andare avanti».
A proposito di risate, cosa pensa delle polemiche che hanno accompagnato l'annuncio del primo film da regista di Enrico Vanzina?
«Enrico è stato messo sotto accusa da una manica di imbecilli. Pochissimi, a dire la verità, che non hanno nemmeno visto il film. Non è vero che abbiamo scherzato sulla pandemia e sui suoi morti: Lockdown all'italiana, in cui io interpreto il marito fedifrago di Paola Minaccioni, parla della convivenza forzata di due coppie in crisi. È un film molto divertente e al tempo stesso feroce nella migliore tradizione della commedia italiana che ha sempre affrontato l'attualità con piglio graffiante. Ai morti, a quelli che hanno perso il lavoro per colpa del coronavirus il mio personaggio dedica invece un monologo pieno di rispetto e umanità».
Secondo lei la satira non ha tabù o paletti?
«No, nel mondo più assoluto. Si può ridere di tutto. Non a caso Monicelli ha girato uno dei suoi film migliori, La Grande Guerra, parlando del conflitto. La commedia ha il dovere di raccontare la realtà con occhio irriverente e una buona dose di cattiveria. Che non esclude il rispetto».
Che ricordo ha di Alberto Sordi?
«Pur non essendo romano ma nordico, lo considero tra i miei principali ispiratori. Lo premiai alla prima edizione del Festival di Montecarlo, nel 2001, lui venne tutto contento e se ne andava in giro con la limousine che gli avevo messo a disposizione. Non posso mai dimenticare la cena di gala: eravamo seduti al tavolo con Gina Lollobrigida e Silvana Pampanini e, quando le due dive si punzecchiavano, Alberto mi allentava un calcio sotto la tovaglia».
Ha intenzione di tornare su un set cinematografico, come attore o come regista?
«Non per il momento. Finito il Festival, accompagnerò la promozione di Lockdown all'italiana, poi farò Striscia. Inoltre devo seguire la mia Associazione di beneficenza che aiuta i bambini prematuri e altre persone in difficoltà. Porteremo subito delle apparecchiature in Libano, dove la situazione è molto critica, ma c'è tanto altro lavoro da fare. Chi soffre non può aspettare».
 

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