Covid, lo sfruttamento padano dei morti e quell'ipocrisia delle accuse a Vanzina

Sabato 19 Settembre 2020 di
Covid, lo sfruttamento padano dei morti e quell'ipocrisia delle accuse a Vanzina
No, non si tratta così una tragedia nazionale qual è quella del Covid. Non va ridotta alla farsa inguardabile delle accuse via social rovesciate contro il nuovo film di Enrico Vanzina, Lockdown all'italiana, che è malinconico e onesto, e in fondo drammatico come lo sono le buone commedie del nostro cinema. E in cui si racconta, con tono leggero ma insieme grave, come abbiamo vissuto nei mesi di quarantena, le nostre debolezze, le paure, i sotterfugi, la voglia di libertà in regime di privazione. Un film sorridente e dolente sulla condizione umana in un momento particolarissimo. Farne oggetto di censura? Ma suvvia: questa è ipocrisia. 

Non si può fare dell'emergenza Covid un totem intoccabile. E neppure deve diventare il Coronavirus - e non sembri troppo acrobatico l'accostamento tra due vicende diverse - pretesto per un'altra esibizione di ipocrisia, in questo caso di natura tutta politica; per un'ennesima prova di piccolo cabotaggio; per una diversa ma uguale speculazione inaccettabile. E' quella rappresentata in queste ore, sulla base di una falsa premessa - noi abbiamo sofferto di più e a noi spetta il monopolio dell'argomento - dalla pretesa dei sindaci di Milano e di Bergamo, Sala e Gori di accaparrarsi l'organizzazione del G20 per la salute nel 2021. Che la presidente Ue, von der Leyen ha assegnato all'Italia ma non all'Italia del Nord. E che, visto il tema di rilevanza nazionale, considerando le sofferenze virali che hanno riguardato e continuano a riguardare l'intero Paese, stando al fatto che - a dispetto delle pretese autonomistiche e delle smanie di protagonismo di governatori e sindaci settentrionali - è a Roma che si fanno le politiche e si prendono le decisioni e inoltre è questo e non altri il più autorevole e forte palcoscenico internazionale dell'Italia, non può che essere la Capitale il luogo di un appuntamento così importante. 

Milano e Bergamo, guerra a Roma: «A noi il G20 Sanità». Virginia Raggi immobile

USO IMPROPRIO
Se non fosse che perfino il Covid e il post-Covid sono stati fatti diventare un elemento divisivo, una leva da Spacca-Italia, un pretesto per particolarismi a vanvera e un trampolino per carriere politiche e per lotte sia territoriali che di partito. E' uso improprio della malattia questo. Come lo è voler stabilire e imporre la maniera in cui il virus e la quarantena vadano raccontati. E no, Vanzina no: e perché mai!? Perché il suo stile non è ascrivibile al politicamente corretto? Perché i parrucconi della retorica nazionale da web preferiscono altri canoni considerati più gravi, più alti e più profondi, quando invece possono rivelarsi soltanto profondisti, ossia pretendono di avere una forza di contenuto che non hanno? 

In questa bagarre sul film di Vanzina, nel quale due coppie entrano parallelamente in crisi ma nessuno può andare via di casa perché vige il lockdown, c'è un attacco suicida alla commedia all'italiana che ha sempre fatto sorridere - chi non ricorda la Grande Guerra di Mario Monicelli? E, a suo modo, molto minore, la Vita è bella di Benigni? - raccontando anche tragedie immani e mettendosi affettuosamente nei panni delle vittime. L'Italia che rinnega uno dei suoi migliori filoni culturali è irriconoscibile. E non fa il bene di se stessa. Esattamente come non lo fa quell'Italia di parte, arrogantemente convinta di essere il tutto e auto-definitasi «parte sana e «locomotiva» del Paese a scapito del resto della Penisola, che ragiona soltanto in ottica nordista senza riconoscere a Roma il rango di Capitale ineluttabile e necessaria.

Dunque, il G20 sulla salute - questo lo sprofondo di miopia settentrionalista - è roba nostra. Come se non si dovesse ripartire tutti insieme. Come se la ricostruzione non dovesse avere la sua regia nella città che fa da cerniera tra Nord e Sud e le garantisce entrambe, nella Roma che si cerca di spogliare di tutto - aziende, agenzie europee, ministeri - in nome di un'idea di piccola patria padanista che non solo è anti-storica ma è anche mortificante per una nazione che o procede all'unisono e rispettando il ruolo assegnato alla sua città-simbolo oppure è destinata a soccombere nella competizione internazionale.

IL PARTICULARE
Soltanto la miopia di certa classe dirigente lombarda non vede questa evidenza ma se si ha lo sguardo corto, inchiodato al proprio particulare, non si è proprio classe dirigente. Si resta - povero Cavour, lui che stigmatizzava certo municipalismo asfittico! - ceto politico di periferia. 
E insomma, ripetiamo, non sembri troppo acrobatico intrecciare il caso Vanzina con il caso Sala-Gori. Sono due facce dell'autolesionismo casereccio. Questa è una fase di rinascita e il rinascere (si veda il Rinascimento) è un'idea italiana per eccellenza. Sporcarla con guerricciole tardo-ideologiche sul cinema o con campanilismi politici a vanvera significa, come minimo, non aver capito il momento.
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