L'anno che verrà: il 2022 tra soldi, politica, affetti e la voglia di ripartire (oltre il Covid)

Mercoledì 29 Dicembre 2021, 07:33 - Ultimo aggiornamento: 09:13

Spettacoli: RaiPlay, il futuro della tv sarà affidato al web

Il nuovo ad della Rai, Carlo Fuortes, poche settimane fa non si è perso in chiacchiere quando ha annunciato che «RaiNews.it sarà l'unica testata giornalistica online della Rai. Il nostro obiettivo è rivoluzionare quell'offerta digitale che finora è stata troppo povera». Insomma, qualcosa a Viale Mazzini su questo fronte si farà nella nuova veste Rainews.it è online da due giorni - ma con vent'anni di ritardo l'appuntamento con l'informazione sul web è ormai perso per sempre.
La Rai potrebbe agganciare davvero il ventunesimo secolo, invece, se il prossimo anno decidesse di puntare sempre più risorse sulla piattaforma RaiPlay, realtà online diretta dal 2019 da Elena Capparelli, romana, 53 anni, dal 1997 al lavoro in azienda (è online dal 2016, ma è partita veramente solo a fine 2019 con Fiorello e il suo Viva RaiPlay).
Dati alla mano RaiPlay è viva e vegeta e soprattutto guarda avanti. Pochi giorni fa, il 22 dicembre, risultavano registrati 20.6 milioni di utenti, di cui 6 milioni al mese tornano regolarmente per vedere 1.1 milione di ore di contenuti al giorno. Che poi vuol dire materiale degli archivi, programmi della tv lineare - l'offerta streaming dei canali in chiaro - ma anche 1400 film, 460 fiction, e un ampio bouquet di serie, documentari e show originali. Come l'ottimo Il giovane Old di e con Nicola Savino, che proprio negli ultimi giorni ha avuto buoni riscontri di critica e pubblico (l'ultima puntata sarà online il 5 gennaio e forse si farà il bis).
«Vogliamo sperimentare, abbattere gli steccati», spiega Capparelli, «e tracciare percorsi sempre più nuovi per arrivare a un pubblico diverso, fatto di giovani e giovanissimi, ma non solo. Il 51 per cento di chi ci segue con regolarità ha meno di 44 anni. Spazio quindi a documentari, a Sanremo ed Eurovision Song Contest, a format tipo Europei a Casa The Jackal, Ossi di seppia, Tu non sai chi sono io, Scialla, Italia e a un mio pallino: la sketch comedy». Per giocarsela davvero con Netflix, però, ci vuole una panificazione lunga e articolata e soprattutto soldi. Tanti soldi. «Con loro non c'è confronto, ovviamente. Non posso parlare del mio budget», chiude Capparelli. «ma da luglio a oggi i segnali, internamente, sono sempre stati buoni». Speriamo bene.

di Andrea Scarpa 


 

Sport: rivoluzione in Qatar, i Mondiali di calcio nel mezzo dell'inverno

Il 2022 si chiuderà col Mondiale numero 22, l'ultimo del calcio che fu e il primo del futuro, che è già qui. Il Qatar ne ha strappato l'organizzazione con il celebre colpo del 2010, quando sembrava che assegnassero i mondiali del 2018 all'Inghilterra e quelli del 2022 agli Usa, invece la Fifa scelse Russia e Qatar, e iniziò la caduta di Sepp Blatter e Michel Platini. L'Italia ancora non sa se parteciperà: a marzo il verdetto. Saranno gli ultimi mondiali a 32 squadre, dal 2026 si passa a 48.
I primi in Medio Oriente, in un paese da tre milioni scarsi di abitanti, poco più grande dell'Abruzzo, solo il 10% nativi e il resto stranieri, gli uomini il triplo delle donne. Il paese più ricco al mondo per reddito pro capite, è solo deserto ma siede su mari carsici di petrolio e gas, la sua influenza economica sull'Europa è già poderosa, quella politica sul Medio Oriente pure. E' il paese più piatto che esista dopo le Maldive: a Doha c'è la pista ciclabile continua più lunga del mondo, 33 chilometri. Così potente il Qatar, da spostare i calendari dei campionati nazionali per poter giocare i mondiali tra il 21 novembre e il 18 dicembre, altro inedito, perché lì d'estate fanno 45 gradi all'ombra, in autunno va meglio ma ci saranno stadi refrigerati, promettono. Sarà la Coppa con meno spostamenti di sempre: gli otto stadi, nuovissimi, sono a una distanza massima di 56 chilometri tra loro.
Gli infernali ritmi nei cantieri sono costati la vita ad almeno 6.500 lavoratori, per lo più da India, Nepal, Bangladesh: una carneficina che ha sollevato proteste ovunque, tutte cadute nel nulla. Norman Foster ha progettato lo stadio della finale, da 80 mila spettatori. Si trova a Lusail City, una città sorta dal nulla negli ultimi cinque anni, stanno ancora finendo di costruire sia la città sia lo stadio, tutto futuristico e a impatto zero sull'ambiente. Il Qatar vieta per legge l'omosessualità, così il Comitato organizzatore ha già avvertito: i gay evitino manifestazioni d'affetto in pubblico, siamo un paese conservatore. Il cartello di benvenuto ai Mondiali del futuro.

di Andrea Sorrentino

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