Romani come noi/ L'attore: «Porto Caravaggio on the road»

Sabato 31 Marzo 2018 di Francesca Bellino
Per realizzare il sogno di vivere facendo l'attore, Luca Basile ha dovuto superare prima lo choc e poi i problemi pratici causati dalla truffa di uno zio e di essersi trovato sulle spalle un grande debito. Ma si sa, la necessità aguzza l'ingegno e così il giovane attore si è inventato un format che mescola teatro, turismo e storia che lo ha tirato fuori dal baratro.

In che momento della tua vita è arrivato il debito?
«Proprio quando avevo deciso di fare l'attore di professione. Mio zio faceva il commercialista e mia madre si rivolgeva a lui con fiducia, ma lui con i nostri soldi pagava le tasse di altri. Un gioco che a un certo punto gli è sfuggito di mano. In quel momento io ero appena uscito dall'Accademia di Teatro Azione e cominciavo a fare spettacoli. Dovevo investire su me stesso, invece mi sono ritrovato a dover lavorare per portare i soldi a casa. Ho quindi messo da parte il teatro, ho fatto un colloquio a Union Camere Emilia Romagna e mi è stato offerto un lavoro a Bologna».

L'hai accettato?
«Sì. Rischiavamo di perdere anche la casa. Mi sono trasferito a Bologna e ho lavorato su progetti d'internazionalizzazione delle imprese grazie alla mia conoscenza di inglese, spagnolo e russo. Poi però la vita è diventata un inferno. Non mi piaceva quel lavoro, così dopo 15 mesi non ce l'ho fatta, mi sono licenziato e sono tornato a Roma».

E cosa hai fatto?
«Avevo già creato il format teatrale Living Theatre in cui univo visite guidate e teatro. La città è già un set. Spesso tornavo a Roma nei fine settimana per fare spettacoli in strada: mi truccavo in treno poi andavo a fare Bernini e Borromini in centro. A quel punto mi sono buttato senza paracadute sul progetto. Ho scritto una mia versione de Il marchese del Grillo riprendendo i diari dal personaggio storico e ho organizzato un tour dal Quirinale alla Suburra».

Quali sono state le prime reazioni?
«Un successo. Ho capito che era la strada da seguire. Non c'era nulla di simile nel panorama turistico-culturale quattro anni fa».

Come sono strutturati gli spettacoli?
«Una guida turistica presenta un percorso e noi attori a un certo punto andiamo in scena in piazze e vicoli legati al personaggio raccontato. Per esempio, Caravaggio che va in giro per Campo Marzio e nei pressi della sua abitazione in vicolo della Grazia Divina. I percorsi sono viaggi nel tempo, ma molto realistici. Non sono semplici visite guidate, per questo l'impatto emotivo fa ricordare date ed eventi a chi vi assiste».

Vi organizzate con tour operator?
«Sì, certo. Siamo in scena ogni settimana, anche d'inverno. L'unico nostro limite è la pioggia».

Da quante persone è formata la compagnia?
«Da 25 attori, tra cui 8 donne anche se i ruoli femminili sono minori, ma non potevano mancare Lucrezia Borgia, Claretta Petacci, Giulia Farnese».

Quanti spettacoli hai scritto?
«Tredici, tra monologhi e pezzi con più attori. Piace molto un dialogo tra Bernini e il padre, dove viene fuori la gelosia del genitore verso il talento del figlio emerso già a 18 anni. Nessun personaggio presenta se stesso, ognuno si muove naturalmente nel suo ambiente. Si vede Borromini andare sotto casa di Bernini e urlargli di scendere. In alcuni ambiti la quarta parete non viene interrotta, in altri sì per creare una relazione diretta con il pubblico. Trilussa, Marchese del Grillo e Conte Tacchia si rivolgono direttamente agli spettatori. Dato che in strada può succedere tutto, ogni attore è pronto a improvvisare».

Li avete cuciti voi i costumi?
«Ci sono stati offerti da Simona Baratti, nipote della celebre costumista teatrale Bice Minori».

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