Quel pontefice sepolto in un salone

Domenica 13 Maggio 2018 di Fabio Isman
Se quella di Sant'Aniceto è l'unica tomba di un papa in una casa privata, Palazzo Altemps oggi museo, la sepoltura di Eugenio IV Condulmer (1383 - 1447) è la sola che sia in una sala per convegni: al Pio sodalizio dei Piceni, vicino alla chiesa di San Salvatore in Lauro, via dei Coronari. Prima, era un veneziano, di ricca famiglia grazie ai commerci; poi, è l'erede di Martino V Colonna, ma si schiera contro questa potente famiglia, perciò va in esilio da Roma per 10 anni.

Aveva condannato lo schiavismo e lottato contro i Turchi; voluto a Roma il Filarete, l'umanista e architetto Antonio Averulino, ed il Beato Angelico. Era sepolto in San Pietro, poi nel chiostro del monastero. Quindi passa nella controfacciata della chiesa, che è restaurata; infine, dal 1859, è nell'ex refettorio, che dal 1633 appartiene ai Piceni: vicino alle splendide Nozze di Cana, di Francesco Salviati.

IL SEPOLCRO
Isaia Ganti, detto da Pisa, scolpisce il monumento tra il 1447 e il 1453, su commissione del nipote del papa, cardinale Francesco. Era nella Basilica di San Pietro; ma dell'apparato originario, un rimontaggio della fine del Quattrocento ha conservato soltanto la figura del pontefice giacente, con la tiara in capo; il resto, forse, celebrava un altro personaggio, dice Francesco Caglioti. Nella basilica costantiniana, il defunto papa rimane per quasi un secolo; la ricostruzione del tempio, lo conduce provvisoriamente nella navata Nord. Ma, poco lieti per la soluzione di ripiego, i canonici della lagunare San Giorgio in Alga, da cui proveniva il pontefice, già patriarca della congregazione romana, ne acquistano i marmi e li rimontano nel loro convento. In origine, le parti aggiunte potrebbero essere appartenute alla tomba del cardinale Francisco des Prats, attribuita a Matteo da Milano e al Maestro della Tomba Orsini di Fiano; si sa che, prima della destinazione attuale, il sarcofago papale era nel mirabile chiostro rinascimentale a due piani, cinque arcate per lato, con al centro la Fontana dei Piceni, del Cinquecento, forse di Giovanni Vasanzio, forse di Ottaviano Mascherino.

IL CONVENTO
Ma al Pio sodalizio dei Piceni, l'unico tesoro non è certamente soltanto la tomba di papa Eugenio: lo stesso convento è un gioiello assoluto. Il nome Lauro deriva, forse, da un antico boschetto, in riva al Tevere; la chiesa è nota dal 1117; il cardinale Latino Orsini la riedifica, e la concede ai canonici veneziani. Per un incendio nel 1591, è ricostruita, proprio da Mascherino; ma i lavori sono terminati solo nel 1734, da Ludovico Rusconi Sassi. Di Nicola Salvi (quello di Fontana di Trevi) la cupola e il campanile; navata unica, con 34 colonne corinzie in travertino, e una bella Natività di Pietro da Cortona; sull'altare, la Madonna di Loreto. Dal 1699, il convento è della confraternita picena di Roma, grande proprietaria di immobili in città, auspice il cardinale Giovanni Battista Pallotta, di Macerata. Bellissimo il portale di Camillo Rusconi, battenti in noce del 1734.

IL COMPLESSO
Varcato il portone c'è un mondo, tanto il convento è vasto. Il chiostro e un cortile, con opere che provengono dalla chiesa antica; portali sontuosi, con busti e monumenti insigni: dei cardinali Latini e Antonio Correr, e San Lorenzo Giustiniani. All'esterno, la Fontana del Leone si affaccia sulla piazza: un semplice grottino a scogliera del Cinquecento, salvatosi dalle demolizioni e poi rimontato; l'acqua sgorga dalla testa, appunto, di un leone.
Una targa del 1579, in versi latini, la sormonta. Nel convento, alla tomba del papa fa compagnia quella di Maddalena Orsini, di Giovanni Dalmata; ci sono i musei dedicati a Umberto Mastroianni ed Emilio Greco, e una preziosa biblioteca. Si è scritto che una delle abitazioni dei Piceni fosse quella di Marco Milanese, collaboratore del ministro Tremonti; e che qui abitino Giovanni Minoli con Matilde Bernabei: tra magnifici giardini, in pieno centro ma in un angolo che è discosto, una perla abbastanza ignota della nostra città.
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