E il banchiere sfratta la Madonna

Domenica 10 Giugno 2018 di Fabio Isman
Santa Maria del Popolo è uno scrigno di capolavori: solo in pochi musei si possono infatti trovare, insieme, le tracce di Raffaello, Caravaggio, Bernini e Bramante, per citarne soltanto alcuni. E la seconda cappella a sinistra è come un gioiello nel gioiello, spiega Gabriella Serio. Quella dei Chigi: Agostino, senese, detto «il Magnifico» (sua anche la Villa Farnesina), fonda a Roma il proprio Banco (il padre, ne gestiva a Siena e Viterbo) ed è il finanziere dei papi: Alessandro VI Borgia lo preferisce ai Medici; la sua attività si amplia: all'arco dei Banchi teneva cinque botteghe; dal 1492, è direttore delle saline nello Stato; è ritenuto il più ricco in Europa, capitale di 800 mila ducati, flotta di cento navi, 20 mila uomini al servizio, filiali in mezzo mondo. Secondo il sultano era il «gran mercante della cristianità». Per tre anni, controlla anche la dogana, e in appalto le miniere di Tolfa. Arriva Giulio II Della Rovere, e con un suo prestito, può acquistare i rubini per la tiara; ne finanzia le imprese belliche. Il successore Leone X, era suo amico da tempo: ne sovvenziona l'incoronazione. Bene: a uno così, serviva un sito adeguato per riposare in eterno.

I BORGIA
A Santa Maria del Popolo, eretta su una chiesuola voluta da Pasquale II nel 1099, c'era la cappella Borgia, creata da Alessandro VI, con le tombe del figlio Giovanni, e della madre, Vannozza Cattanei, sua amante, che gli aveva dato quattro discendenti, compresa la bellissima Lucrezia. Di Giovanni si è scritto tutto il male possibile: forse è lui che ha ucciso il fratello Goffredo. Ma qui e ora, questo ci interessa assai poco. Le due tombe sono scomparse: quella di Vannozza, forse, saccheggiata con il Sacco di Roma; nel 1948 ne è stata ritrovata la lapide sotto il pavimento della basilica di San Marco, durante i restauri, che oggi è nel portico. E le altre cappelle intorno hanno i nomi di casate tra le maggiori del tempo: della Rovere, Theodoli, Cybo, Mellini, Cesari ed altri ancora.

RAFFAELLO
Al banchiere non è difficile farsene assegnare una da papa Giulio II. E' il 1507, e la progetta Raffaello; muore, e la continuerà Lorenzetto, la finirà Bernini. La cupola è su disegni del Sanzio. Nel Quattrocento, quel luogo era per la Madonna di Loreto; ma Chigi la scalza. La storia dell'arte gliene rende certamente merito: di Francesco Salviati gli affreschi tra le finestre; di Sebastiano del Piombo la Nascita della Vergine sull'altare, dipinta a olio su una parete di blocchetti di peperino; completate da Bernini le sculture, e le sepolture sia di Agostino, sia del fratello Sigismondo, a forma di piramide; nelle nicchie, sculture su disegni dello stesso Raffaello. Nella volta a cassettoni, Dio padre circondato dalle allegorie del sole e gli altri pianeti.

Per creare la cappella, si calcola che sono stati necessari 148 anni: non è che in antico, le opere pubbliche fossero poi tanto veloci. Più tardi, Bernini scolpisce per un altro Chigi, Fabio cioè papa Alessandro VII (discendente di Agostino, nipote di Paolo V Borghese), anche la tomba, bellissima: è in San Pietro. Morto il banchiere, la cappella a Santa Maria del Popolo ha per supervisore il figlio Lorenzo; che, tuttavia, non è passato alle cronache con una memoria troppo entusiastica: infatti, nel 1528, riesce a far chiudere la maggior impresa paterna.

SCENOGRAFO
Già che ci siamo, nella chiesa è anche la tomba di Giovan Battista Gisleni, architetto e scenografo: a sinistra del portale d'ingresso. Una grata imprigiona uno scheletro; con sopra e sotto scritto, in latino, «Né qui vivo, né là morto»; e, su due medaglioni laterali, «Morirò nel mio nido», e «Come la fenice moltiplicherò i giorni». La tomba costituiva un suo progetto, di bravo scenografo, che rimane abbastanza misterioso: forse, non si è mai completamente vivi, perché si attende la morte; né completamente morti, perché i cristiani credono nella vita futura? Ma, si sa, qualche busillis fa sempre bene.
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