Gang del rame a Roma, quinto raid all’ex Alitalia: nei capannoni alla Magliana fermati cinque rom​​

Per loro il giudice dispone i domiciliari nel campo nomadi di via Candoni

Gang del rame a Roma, quinto raid all ex Alitalia: nei capannoni alla Magliana fermati cinque rom
di Alessia Marani
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Venerdì 8 Dicembre 2023, 22:40 - Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 13:56

Una miniera di “oro rosso”. Come in un pozzo senza fondo i predoni del rame sono tornati nell’ex centro direzionale Alitalia sulla collina della Magliana per fare razzia di cavi, placche, staffe e tutto quanto è ancora rimasto del prezioso metallo all’interno della struttura ormai in disuso da anni. Un’operazione certosina. I ladri avevano già accatastato da una parte il bottino, ben 760 chili di materiale, da spostare nel campo nomadi di via Candoni perché fosse lavorato dagli abili “maestri” del settore che avrebbero provveduto a sfilare il rame rimuovendo con attenzione le guaine, filo per filo. È il quinto colpo in pochi mesi.
Invece la loro incursione pianificata nel pomeriggio di venerdì, è stata interrotta dall’arrivo in via di Casal Somaini di una pattuglia del Nucleo Radiomobile dei carabinieri di Roma. Che ben conoscono le mire dei “soliti predoni” nel gigantesco complesso, ora sottoposto ad amministrazione straordinaria e in nel 2019 scoppiò un rogo disastroso. 

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CHI SONO

Cinque i nomadi, tutti di età compresa tra i 18 e i 55 anni e domiciliati in via Candoni, arrestati per furto aggravato in concorso.

Mentre i militari erano di pattuglia hanno notato dei movimenti strani e poi rumori provenire dall’interno scheletro del complesso immobiliare. Sono dunque scesi dall’auto per verificare meglio e durante l’ispezione hanno colto in flagrante i cinque, intenti a rimuovere tutto ciò che contenesse il rame. Quanto rinvenuto dai carabinieri è stato sequestrato e affidato ai responsabili della struttura che hanno anche presentato regolare denuncia-querela. 

Mentre i cinque nomadi sono stati posti ai domiciliari, ossia nel campo nomadi. Sul mercato nero dei metalli, infatti, la materia pura viene retribuita dai ricettatori ai “predoni” per circa 10 euro al chilo, mentre il prezzo scende a 6-7 quando necessita di ulteriori operazioni. Ma quello dei furti di rame e ferro è un fenomeno che riguarda tutta la città. I predatori hanno fatto sparire persino centinaia di coperture di tombini e chiusini lungo le strade della Capitale, ma anche all’interno di parchi e giardini pubblici. Al Comune possono costare fino a 300 euro ciascuno, i predoni loro li “riciclano” per qualche decina di euro. Un’attività redditizia, però, se effettuata su larga scala. 

LE INCURSIONI

I furti avvengono anche a danno dei cavi degli impianti dell’illuminazione stradale creando black-out improvvisi e, in passato, Trenitalia e Ferrovie dello Stato sono state costrette ad adottare accorgimenti particolari per prevenire e impedire raid sui cavi dell’alimentazione elettrica in grado di mandare in tilt per ore intere tratte ferroviarie. Ancora oggi diverse strade nei vari quartieri della città, soprattutto più in periferia, rimangono improvvisamente al buio a causa dei continui furti. Con gravi conseguenze per la sicurezza. 

I PRECEDENTI

Solo quest’estate i carabinieri avevano sorpreso e arrestato in più occasioni una ventina di ladri all’opera dentro l’ex centro direzionale dell’ex compagnia di bandiera italiana. In un caso i predoni erano quattro donne rom imparentate con un uomo già indagato precedentemente per lo stesso reato, sorpreso con dei complici a rubare oltre tre tonnellate e mezzo di rame. 

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