Marianera, cade l'alibi della “gola profonda” di piazzale Clodio: in Procura si contraddice il dentista della praticante avvocato

La ragazza sosteneva che il giorno in cui ci fu un incontro con la talpa lei era dal medico

Marianera, cade l'alibi della gola profonda di piazzale Clodio: in Procura si contraddice il dentista della praticante avvocato
di Valentina Errante
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Venerdì 10 Novembre 2023, 22:37 - Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 12:09

Rischia di trasformarsi in un boomerang per Camilla Marianera, accusata di essere la talpa che vendeva informazioni riservate su intercettazioni e pedinamenti in corso, la deposizione di Roberto Rosati, amministratore e comproprietario dello studio dentistico dove l’imputata era in cura, così come suo padre, il pluripregiudicato, Luciano. Rosati, già sfiorato da un’inchiesta per droga e convocato dalla difesa, ha riferito in aula che il 22 settembre 2022 alle 11,30, proprio quando secondo l’accusa Marianera era andata Tribunale per chiedere al suo informatore le verifiche da vendere all’indagato Luca Giampà, era nel suo studio medico in via Bari. Così come il 22 ottobre successivo, quando, in possesso delle informazioni, avrebbe incontrato al Fungo dell’Eur Giampà. E anche il 21 gennaio.

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I carabinieri hanno già verificato che molte circostanze sono incompatibili con riscontri documentali e testimoniali.

E infatti, dopo l’esame dell’avvocato Marco Marronaro, quando il pm Giulia Guccione e il presidente del Tribunale, Roberta Bardelle hanno cominciato a incalzarlo, il teste si è contraddetto: non è più certo di avere visto Marianera in quei giorni, ne è certo perché è scritto sul registro e non risultano tracce dei pagamenti «Se ha pagato in contanti non possono esserci tracce», dice. E del resto la procura aveva già delegato i carabinieri del nucleo Investigativo di acquisire tutti i riscontri nel centro medico. «Dalla verifiche eseguite dai militari emergono circostanze differenti in merito a quanto riferito dal teste», conclude il pm Guccione, che ha chiesto e ottenuto il deposito di atti integrativi di indagine e l’audizione di nuovi testi: tre dipendenti del centro medico. 

LA TESTIMONIANZA
«I tre appuntamenti risultano dal registro gestionale, un documento, gestito dalla segretaria, Pina Deletto, che non può essere modificato senza la mia autorizzazione», spiega Rosati in aula, che assicura di avere visto Marianera in quei giorni. «Lei dunque era allo studio, nelle tre date indicate», chiede il presidente e il teste risponde: «Non so dovrei consultare l’agenda». E quando il giudice rileva le contraddizioni Rosati spiega che è il registro a parlare per lui. La tensione cresce in udienza, anche quando si arriva al nodo dei pagamenti: «Esiste una documentazione contabile che attesti che Marianera fosse vostra cliente». Il teste risponde che se ha pagato in contanti non ci sono tracce, il giudice ribatte che le fatture devono comunque essere rilasciate, poi chiede se Marianera fosse una cliente particolare e se fosse in cura gratuitamente: «Se si tratta di un semplice controllo o di una mascherina da 30 euro - risponde il teste - sono io a decidere se regalargliela. Comunque non siamo una onlus e non facciamo beneficenza» replica.

I carabinieri si sono presentati nel centro medico lo scorso ottobre e hanno già sentito alcuni dipendenti (la segretaria inclusa) che non ricordano l’imputata e che l’8 gennaio saranno chiamati in aula. Non solo gli spostamenti tracciati attraverso le celle telefoniche agganciate dal cellulare dell’imputata non sarebbero del tutto compatibili con gli orari riferiti da Rosati. E ancora: Nel registro gestionale del centro, prelevato dai militari, quegli appuntamenti potrebbero essere stati aggiunti in seguito. Tutte questioni che saranno oggetto della prossima udienza quando, anche l’imputata dovrebbe sottoporsi a interrogatorio. 
 

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