Camilla Marianera subito a processo, il pm chiede l’immediato: l'avvocato praticante avrebbe pagato per ottenere notizie riservate

L’aspirante avvocatessa avrebbe pagato per ottenere notizie riservate da una talpa Il rito alternativo è stato sollecitato pure per il fidanzato arrestato con lei

Camilla Marianera subito a processo, il pm chiede l immediato: avrebbe pagato per ottenere notizie riservate
di Valentina Errante
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Martedì 2 Maggio 2023, 22:29 - Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 09:02

Andrà a processo per corruzione in atti giudiziari, Camilla Marianera, la giovane praticante avvocato accusata di avere ottenuto in cambio di mazzette, e poi “venduto” a soggetti indagati, notizie coperte dal segreto istruttorio. Con lei, sul banco degli imputati, anche il fidanzato Jacopo De Vivo, finito in carcere insieme a Marianera lo scorso febbraio. 

I pm Francesco Cascini e Giulia Guccione hanno chiesto il processo con rito immediato (senza il vaglio del gup) dopo la conferma delle misure cautelari da parte del Tribunale del Riesame, che ha respinto il ricorso con il quale l’avvocato Marco Marronaro, difensore di Marianera, sollecitava per la sua assistita i domiciliari.

Intanto vanno avanti le indagini sulla talpa dell’ufficio intercettazioni, che avrebbe fornito all’aspirante avvocato le informazioni riservate su pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali. Durante questi mesi, sia Marianera che il suo fidanzato non hanno mai reso dichiarazioni utili alle indagini, sostenendo sempre che le parole captate dagli investigatori, sull’ “amico”, in grado di fornire le notizie coperte dal segreto istruttorio, fossero solo millanterie per ottenere soldi. 

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LE PROVE

Tra le fonti di prova agli atti dell’inchiesta ci sono soprattutto le intercettazioni dello scorso settembre, in quell’occasione Luca Giampà, indagato per fatti di droga e sotto osservazione da parte dei carabinieri, viene ascoltato mentre discute con la 29enne aspirante avvocatessa che gli assicura di potere accedere, tramite un amico, alle informazioni riservate. «Io tramite il mio studio - spiegava Marianera all’uomo - diciamo che conosciamo una persona che sta in procura nell’ufficio dove sbobinano le intercettazioni e tutto. E a me fa tanti favori, tipo che se gli metto il nome con la data di nascita...». E ancora: «Davanti a me scrive sul computer - spiegava la giovane - lui mi dice praticamente: inserito gps sotto la macchina, oppure predisposto ocp (osservazione controllo e pedinamento, ndr) su via... o sotto casa». Secondo l’accusa, gli incontri tra la praticante e la sua “fonte” sarebbero avvenuti «in posti precostituiti» e i contatti tramite telefoni cellulari intestati a terze persone. Tanto che la stessa Marianera, nei dialoghi captati, parlando della persona che le avrebbe fornito le notizie spiega a Giampà: «Lui mi dice “non venire troppo frequentemente”». Poi i pedinamenti che raccontano l’incontro successivo di Marianera, al “fungo” dell’Eur per rendicontare a Giampà le informazioni ottenute. A Giampà, Marianera e De Vivo non avevano chiesto soldi per controllare la sua posizione, ma l’accordo prevedeva che l’uomo poi portasse altri clienti alla coppia: «A te manco te l’ho detto perché te sei te, capito Luca? - dice De Vivo - Se me dici lo vojo fà a dieci persone, però calcola che gli chiediamo qualcosa. Questo non è che lo fa lei». E Marianera aggiunge: «Sui 300». «Io sono rimasta con lui che se me arrivano tre chiamate col privato vuoi dire che è lui e ci vado». 

Ma agli atti ci sono anche le conversazioni tra Marianera e il fidanzato sulle tariffe da chiedere ad altri clienti. Per lo stesso servizio a Leonardo Sommaro sarebbe stato richiesto molto di più: «Io gli ho detto che quello per la consulenza si prende sette piotte va bene?», dice Jacopo in una videochiamata alla fidanzata, e aggiunge: «Poi male che va, a quello gli regali due piotte».

 

LA TALPA

Tuttavia la “talpa” non è ancora stata identificata: sono cinque, in tutto, gli addetti all’ufficio ascolto e sbobinatura delle telefonate, appartenenti ai diversi corpi delle forze dell’ordine, finiti sul registro degli indagati. Mentre altri cinque funzionari sono indagati (per rivelazione di segreto d’ufficio) tra la Corte d’appello, il Tribunale di sorveglianza e l’ufficio sequestri. Gli incontri tra Marienera e i “sospettati” sono stati ripresi anche dalle telecamere interne alla cittadella giudiziaria, anche se non tutti gli indagati avevano accesso a informazioni riservate.

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