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Rifiuti a Roma, Tmb sotto scorta. Presidi dei vigili del fuoco: «Temiamo roghi dolosi»

Ama scrive alla Prefettura per attivare il servizio fisso, qualcuno potrebbe organizzare delle azioni incendiarie. Sorveglianza anche negli altri impianti

Rifiuti a Roma, Tmb sotto scorta. Presidi dei vigili del fuoco: «Temiamo roghi dolosi»
di Francesco Pacifico
4 Minuti di Lettura
Lunedì 27 Giugno 2022, 00:43 - Ultimo aggiornamento: 16:57

Una squadra di vigili del fuoco fissa fuori dal Tmb di Rocca Cencia e maggiori turni per gli addetti alla sicurezza pronti a intervenire in caso di incendio negli altri impianti. Sarà la magistratura capitolina a dire se quello scoppiato quasi due settimane fa al Tmb2 e al rigassificatore di Malagrotta è stato un incendio doloso o colposo. Intanto cresce la paura di nuovi roghi nei pochi impianti rimasti a Roma per il trattamento dei rifiuti tanto che Ama e le aziende del settore che operano in quest’area hanno deciso una stretta sui controlli. 

Nei giorni scorsi la municipalizzata ha scritto alla Prefettura e al Comando provinciale vigili del fuoco di Roma per attivare un presidio antincendio operante in attività sette oggi giorni su 7 e h24, che contempli, insieme a una squadra di pompieri, anche la presenza di una autobotte pronta a intervenire in caso di incendio nel Tmb di Ama. Cioè l’unico di proprietà dell’azienda rimasto ancora in attività e che attualmente è sotto il controllo di un commissario nominato dal Tribunale di piazzale Clodio. Non solo, la Colari – la ditta proprietaria dei Tmb di Malagrotta – ha potenziato i turni degli addetti alla sicurezza nella linea 1, che è ancora in funzione perché non lambita dalle fiamme. 

Dopo l’incidente dello scorso 15 giugno dell’impianto di Colari, Roma si trova senza uno sbocco per trattare ogni giorno 500 tonnellate di rifiuti indifferenziati. Il 10 per cento del totale. Di conseguenza, ulteriori incidenti anche nei siti dei fornitori di Ama potrebbero mettere in ginocchio una città, che ogni mattina si sveglia con quasi 600 tonnellate di spazzatura non raccolta e che resta nei cassonetti a marcire. 

IL PERITO

Intanto la procura ha nominato il consulente tecnico che affiancherà nelle indagini il Nucleo investigativo dei vigili del fuoco: è l’ingegnere Francesco Pepe, professore di impianti chimici all’università del Sannio, che avrà 60 giorni (al netto di ulteriori proroghe) per scoprire le cause del rogo scoppiato a Malagrotta. La procura e i carabinieri del Noe indagano per incendio, ma non escludono né l’ipotesi di dolo né quello del fatto colposo. Secondo i primi rilievi dei vigili, sarebbe almeno due i punti da dove sono scaturite le fiamme. Intanto, riguardo all’area interessata dal fuoco, il gassificatore (chiuso però da anni) sarebbe stato distrutto.

 

Per quanto riguarda la linea 2 del Tmb, pare che i maggiori danni si sarebbero verificati nella parte alta di questo impianto. Quest’ipotesi, se confermata, fa ben sperare, perché quando sarà dissequestrata l’area, ci potrebbe volere meno di un anno per riattivare la linea. A riguardo la Colari ha sottoscritto una polizza che copre ogni evenienza e che garantisce una copertura di 340 milioni di euro. Va da sé che se l’incendio fosse doloso la compagnia sarebbe autorizzata a non pagare. 

C’è poi un altro fronte, quello della cinquantina di lavoratori impegnati sul Tmb2 e che a questo punto potrebbero andare in cassa integrazione. Per attutire i contraccolpi, Colari e Ama stanno discutendo di trasferire una parte di questi addetti all’impianto di Rocca Cencia. Nei prossimi giorni le due aziende si vedranno anche con i sindacati per trovare un accordo.

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