Roma, scuole in rivolta: «No al rientro il 18». Dal Tasso al De Sanctis ira studenti

Roma, scuole in rivolta: «No al rientro il 18». Dal Tasso al De Sanctis ira studenti
di Francesco Pacifico
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Martedì 12 Gennaio 2021, 23:59 - Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 00:24

«Noi nel Lazio, lunedì prossimo, riapriremo la scuola. Ma dobbiamo sapere che il margine di rischio di aumento dei contagi c’è ed è molto serio». Dopo il rinvio di 7 giorni, Nicola Zingaretti ha deciso che dal 18 le lezioni si svolgeranno come disposto dal governo: il 50 per cento degli studenti (circa 75mila) tornerà in classe, gli altri resteranno in Dad. Ma fino ad allora possono cambiare tante cose: alcune scolaresche hanno già fatto sapere che a queste condizioni - trasporti e orari in cima alle criticità - è meglio continuare con la didattica a distanza. Di più, sui social e sulle chat c’è chi ipotizza un altro sciopero proprio per il 18. Tutto questo mentre sempre ieri in un incontro con i sindacati e la Regione, il direttore scolastico Rocco Pinneri ieri ha fatto sapere che tutto quello che si doveva fare per ripartire in sicurezza, è stato realizzato. In una lettera alle famiglie Pinneri sottolinea gli sforzi «per tener sotto controllo il rischio epidemiologico, garantire il diritto allo studio degli studenti e per tutelare la loro sicurezza e quella del personale. Naturalmente, gli studenti certificati “fragili” potranno continuare a frequentare integralmente a distanza».

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In un comunicato diffuso ieri pomeriggio gli studenti del Tasso, eccellenza liceale romana, hanno fatto sapere: «Teniamo a ribadire che non vogliamo il rientro a scuola immediatamente e a tutti i costi, anzi contestiamo le modalità per il rientro previste attualmente, che non tengono in nessun modo conto delle criticità di chi la scuola la vive realmente e non ci assicurano la sicurezza necessaria per poterci rimanere». Ragionamento non diverso arriva da Lorenzo Manara, rappresentante d’istituto del De Sanctis: «Tutti noi vogliamo rientrare in classe, ma per farlo ci devono essere le condizioni. Personalmente credo che i problemi vadano ben oltre i trasporti». Al Lucrezio Caro, dove si è fatta didattica a distanza anche durante lo sciopero di lunedì, sono gli insegnanti a chiedere di restare in Dad, per salvaguardare il programma di verifiche in prossimità della fine del quadrimestre.

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Rischio scioperi

Sulla scuola è il caos, anche se la Regione ha provato ad accelerare sul rientro in classe, che dal 25 riguarderà il 75 per cento degli studenti. L’ultima parola su possibili deroghe, di fatto, è dell’ufficio scolastico regionale e già una decina di richieste di restare in Dad da parte di presidi, per lo più per mancanza di spazi, sono state o stanno per essere recapitate al direttore Rocco Pinneri. Il quale si è già attivato, ma per trovare i locali che mancano. Ma è facile ipotizzare che alcune scolaresche, per protesta, proveranno a collegarsi comunque in Dad da lunedì, anche perché sul tema ragazzi e insegnanti sono divisi.

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Decisione sofferta

Da via Cristoforo Colombo fanno sapere che la decisione di Zingaretti è stata molto sofferta tanto che davanti ai microfoni di Sky non ha nascosto i rischi di ulteriori contagi. In quest’ottica lui e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, hanno chiesto alle famiglie di portare i loro figli (gratuitamente) a fare i tamponi ai drive in. Finora, su 13mila slot disponibili, ne vengono prenotati 6mila. A spingere il governatore verso la riapertura due considerazioni: la prima, soprattutto, con una crisi di governo in atto, è legata alla volontà di mantenere una posizione univoca a livello nazionale; l’altra è il basso numero di contagi nella fascia 14-18. Detto questo, si tornerà indietro se il numero dei positivi salirà. In un incontro con i sindacati di insegnanti e presidi, l’assessore alla Scuola, Claudio Di Berardino e il direttore Pinneri hanno ribadito che la scuola riapre in sicurezza tra 2.300 corse in più di autobus, tamponi gratuiti e misure di distanziamento. Prof e presidi chiedono di più, compresa più chiarezza sul futuro.
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