Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Sgomberi, nuova retromarcia M5S-Pd: «Fermiamo tutto»

Sgomberi, nuova retromarcia M5S-Pd: «Fermiamo tutto»
di Lorenzo De Cicco
3 Minuti di Lettura
Sabato 15 Febbraio 2020, 10:10
Il piano sgomberi annunciato a luglio scorso dalla Prefettura, già spalmato nel tempo biblico di 7 anni, numeri alla mano si è impantanato. Ma l'asse M5SPd lavora per affossarlo del tutto: giovedì prossimo l'Assemblea capitolina si riunirà per una seduta straordinaria tutta dedicata agli occupanti abusivi. Grillini e dem romani sono pronti a marciare compatti per insabbiare definitivamente il crono-programma, pur lentissimo, stilato solo pochi mesi fa. Scadenzario che, di fatto, sopravvive ormai solo sulla carta: nonostante margini di tempo tutto fuorché incalzanti, nel 2019 non si è riusciti a centrare gli unici due obiettivi che il Comitato per provinciale per l'ordine pubblico si era prefissato. Ovvero lo sgombero del palazzo di viale Caravaggio, a Tor Marancia, occupato addirittura da 12 anni, e poi di l'ex sede della Asl Roma C in via Antonio Tempesta, a Torpignattara, abitato illegalmente da una sessantina di famiglie dal 2009.

Nonostante gli annunci e le riunioni, le date discusse nei vari vertici, come in uno sciagurato domino, sono tutte saltate. Così come sembra ormai scontato dichiarare fallito lo sfratto degli abusivi dal terzo stabile in lista, in via Prenestina 913, intervento previsto entro marzo - sarebbe stato il primo sgombero del 2020 - dato che ancora devono essere portati a dama gli sfratti dell'anno scorso.

CONTO SALATO
Tutto ristagna, a quanto pare, anche perché l'input sia dalla Regione Lazio, a trazione Pd, che dal Campidoglio di segno grillino, è di annacquare l'annacquabile. A poco sembrano serviti gli appelli della Prefettura, che ha ricordato come questa incredibile inerzia rischi di costare caro alle casse dello Stato (e quindi di tutti i contribuenti): solo per l'immobile di Tor Marancia si sono già espressi i giudici, con una sentenza che prevede un risarcimento mensile ai proprietari di 260mila euro. Sono già stati pignorati 23 milioni sul conto della Prefettura. Per un altro immobile che aspetta di essere liberato da anni, l'ex fabbrica Fiorucci in via Prenestina, c'è una sentenza da 28 milioni, che per ora non è stata resa esecutiva. Solo sommando queste due voci si arriva al potenziale esborso di 50 milioni di euro.

Eppure, come detto, democratici e grillini vanno a braccetto per annullare anche il calendario lumaca sfornato l'estate scorsa. C'è già una data, fissata ieri, che dovrebbe formalizzata la frenata: giovedì prossimo, l'Aula Giulio Cesare si riunirà per discutere degli sgomberi. La decisione è stata presa giovedì sera dalla conferenza dei capigruppo. Il Pd, appena saputo della riunione ad hoc del Consiglio comunale, già chiedeva di depennare le varie tappe: «Bisogna mettere uno stop alla politica degli sgomberi - diceva il capogruppo dem, Giulio Pelonzi - per passare a un piano alloggi». Poi l'invito a «convergere» rivolto «alla maggioranza capitolina». Il capogruppo stellato, Giuliano Pacetti, sembra sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda. Del resto Raggi già in estate chiese di differire qualsivoglia intervento all'ennesimo «tavolo interistituzionale» con dentro un po' tutti, dal governo all'ex Provincia. «La nostra linea - dice oggi Pacetti - non è cambiata».

DI RINVIO IN RINVIO
E la Prefettura? Per il momento resta confermata, per mercoledì prossimo, la riunione del pool di tecnici che dovrebbe organizzare lo sgombero di viale Caravaggio. Era previsto per fine agosto 2019, poi per settembre, poi ancora per fine anno. Ora non si sa. Nelle ultime riunioni si è parlato di rimandare tutto a maggio-giugno, «con le scuole chiuse», racconta chi ha partecipato al tavolo a Palazzo Valentini. Sempre che non sopraggiunga l'ennesimo rimando.

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA