Gabbiani pigri, pappagalli bulli, lupi a caccia di cinghiali: Roma come uno zoo

Gabbiani pigri, pappagalli bulli, lupi a caccia di cinghiali: Roma come uno zoo
di Raffaella Troili
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Lunedì 31 Gennaio 2022, 21:57 - Ultimo aggiornamento: 22:33

Roma, città degli animali, sempre più. Dai gabbiani che ormai hanno messo su casa, ai parrocchetti che hanno cacciato tutte le specie più miti. Alle volpi che si affacciano indisturbate e silenti, ai cinghiali che girano in città. Fino al lupo, che sulle tracce del cinghiale, seguendo gli stessi percorsi è arrivato alle porte di Roma. L'invasione di storni non è un caso isolato, la capitale è una citta ospitale per tutta una serie di condizioni. Lo zoologo Bruno Cignini, docente presso il dipartimento di Biologia dell'Università di Tor Vergata, da una vita interessato alla fauna cittadina anche con incarichi in Campidoglio spiega che «la città a differenza di quanto uno può credere, offre ad alcune specie un ambiente vantaggioso rispetto alla campagna circostante: il clima favorevole, con una temperatura di cinque, sei sette gradi più elevata, in particolare di notte».

IL GABBIANO IMPIGRITO

Fa più caldo, c'è meno vento, l'aumento del traffico e dei condizionatori ha reso il clima ancor più temperato. «Soprattutto la città è particolarmente ricca di cibo per le specie onnivore: abbondano i residui alimentari, scarti di pizza, cibo nei parchi, tutta una serie di rifiuti organici accessibili e non gestiti bene a cominciare dalle buste fuori dai cassonetti, i bidoni stracolmi... attirano piccioni ratti e gabbiani. Specie che hanno modificato il loro regime alimentare. C'è il gabbiano che si mette fuori alla pizzeria, quello che ha puntato la pescheria». Molto più facile che pescare un pesce, meglio aspettare i rifiuti dei romani senza guardarsi le spalle dai predatori, bracconieri, e il lupo per ora è ancora in periferia.

IL GABBIANO ZERO

«Fino a 30, 40 anni fa un gabbiano reale veniva in città solo per mangiare. E' una specie marina nidifica su coste, isole, falesie. In realtà tutto comincia nel 1971: una femmina ferita di gabbiano venne portata dall'isola di Giannutri al Giardino zoologico di Roma. Venne ospitata nella vasca delle foche, dove attirò un maschio di quelli che venivano in città. Si accoppiarono, deposero le uova sulle rocce delle foche. I due piccoli nati hanno continuato a nidificare laddove sono nati». Da allora si è sviluppata la prima forma di piccola popolazione di gabbiani romani, dallo Zoo si sono spostati in centro storico «dalle isole sono finiti a palazzo Braschi, sulla chiesa del Gesù, a Sant'Andrea della Valle. Nessuno li disturbava, andavano a mangiare nell'allora aperta discarica di Malagrotta, una sorta di ristorante a cielo aperto e tornavano». Hanno cominciato a riprodursi: «Ora abbiamo 4 mila coppie, 10mila esemplari di gabbiani reali: ognuno ha scelto un cassonetto, un ristorante, un marciapiede. Ogni tanto predano sul fiume, la sera provano ad attacare gli storni, come fa il falco a colpi di becco con i piccioni. Parecchiio prepotenti, veri e propri bombardieri: nel senso che all'uomo lanciano escrementi spaventosi». Alcuni terrazzi del centro con le tegole a coppi perfette per deporre le uova, specie se stanno nidificando, divengono impraticabili. «Si trovano bene anche in tutte le aree archeologiche e ruderali, ma anche su terrazzi e balconi della prima periferia».

I PAPPAGALLI BULLI DELL'IMPRENDITORE 

Ma la popolazione è esplosa: in particolare con altre due specie di pappagalli. Specie tropicali sfuggiti da case, per lo più. Il parrocchetto monaco, di origine sudamericana, tutto verde con fronte, petto, gola e testa grigi è arrivato come animale di compagnia e si è diffuso in ogni villa e area verde. In particolare, l'imprenditore proprietario di Balloon, in via della Caffarella, nei pressi dell'Appia Antica, aveva nel giardino una grande voliera con una 30ina di parrocchetti in semilibertà. Li nutriva e loro tornavano. Una volta fallito li ha lasciati liberi, hanno cominciato a cercare cibo per conto loro nella Caffarella e a riprodursi. Utilizzavano i cedri del Libano per creare nidi fatti di rametti intrecciati, tutti insieme, una sorta di nidi condomini. Da un mega albero dell'Appio Latino si sono via via spostati nelle aree verdi di tutta la città, nidificando anche sul pino domestico, sul leccio, ultimamente hanno scoperto le palme, vedi Villa Torlonia, piena ormai di parrocchetti monaci. Saranno diverse migliaia in tutta la città e competono con le altre specie per trovare nidi, si muovono in gruppetti aggressivi e vocianti». Oltre al parrocchetto bullo, c'è anche quello con il collare, questi di ordinie africano asiatica simile all'altro. «Il maschio ha un collarino scuro, blu, violaceo molto evidente, il resto è verde. Hanno un becco rosso carmineo molto evidente e una coda molto piu lunga. Anch'esso ha colonizzato la città e crea molti piu problemi perché non nidifica ma utilizza tutte le cavità - muri, alberi - cacciando le altre specie, dai picci, alle cince, che non trovano più luoghi dove nidificare. Si sono presi anche il Foro romano e le cavità esterne del Colosseo».

 

CINGHIALI IN CERCA DI CASSONETTI 

Come non toccare l'argomento cinghiali in città? «In espansione in tutta Italia, spece molto adattabile vivono nelle aree verdi boscate, mangiano un po' di tutto, per qesto si avvicinano ai cassonetti dove è facile trovare buste di rifiuti, Va detto che Roma è ricca di corridoi ecologici, ci sono 22 aree naturali protette, dalla Marcigliana a Veio, all'Insugherata. Ancora: Pineto, Montemario, Decima, Malafede, vanno aggiunte 40 ville storiche, e 52mila ettari di aree agricole. Il primo corridoio verso la città abbiamo ormai capito che è a nord, tra segnalazioni e incidenti: sempre più escono dalle aree verdi per recarsi verso i primi cassonetti che trovano, E diventano sempre più confidenti e non aggressii, girano per la Balduina. Sono un rischio quando attraversano la strada e vanno a provocare incidenti; a sud entrano in città dal Parco di Decima Malafede, dalla tenuta di Castel Porziano, dalla Tenuta dei Massimi dal parco della valle. Il problema è complesso e riguarda la gestione dei rifiuti. Sono piccoli nuclei familiari che cercano cibo, ogni famigliola è composta dai 7 ai 20 individui, una o due femmine adulte e i piccoli dell'ultimo anno, il maschio non c'è». Girano mamma e figli, pericolosi quando si attraversano le strade «o se uno ha un cane, specie grande, tipo pastore tedesco, maremmano, che ricorda la stazza del lupo. In quel caso se ha i piccoli, la mamma potrebbe attaccare e se il proprietario sta in mezzo ci può rimettere. Sono decine i gruppi di famiglie di cinghiali a nord di Roma, altrettanti a Sud, 4 o 5 nella zona occidentale».

I CORMORANI DEL TEVERE

«Se andiamo sul Tevere non possiamo non notare - continua il professor Cignini - come il fiume sia sempre più pieno di centinaia di cormorani. Tutti neri, frequentano le zone umide, dal laghetto di Villa Borghese a Villa Pamphili. A differenza di altre specie si nutre unicamente di pesce, è un abilissimo sommozzatore grazie a una membrana particolare che gli fa da maschera subacquea. Dal momento che si nutre di mezzo chilo anche sette etti di pesce al giorno tra anguille, carpe e pesci gatto si evince che il fiume non è inquinato dal punto di vista biologico anzi è ancora vivo».

LE VOLPI SILENZIOSE

«Altra specie simpatica, adattabile sono le volpi: Roma è piena di  volpi, sono ovunque, mangiano di tutto quel che resta in giro, fuori dai cassonetti, stanno in tutte le arre verdi della città, una si è infilata nei Mercati di Traiano attraverso il cuneo verde dell'Appia Antica, dal parco dell'Appia si infilano nel Foro romano, ma si aggirano la notte anche a piazale Clodio intorno ai cassonetti. Il parco di Montemario è pieno d volpi, passano inosservate, grigiastre, furtive, si muovono di notte.

GLI INNOCUI PIPISTRELLI

«La città  è piena di pipistrelli, sono molto utili, mangiano insetti e tantissime zanzare graze a un sistema di ecolocalizzazione raffinato. Sono a villa Borghese e nelle ville storiche, laddove ci sono lampioni e fonti luminose e dunque insetti da attaccare. Trovano rifugio nelle cavità, con le ristrutturazioni degli edifici diamo indicazioni per mettere delle cassette nido per i pipistrelli, le bat box. Quella che attaccano i capelli è una diceria. Se entrano in casa: aprite la finestra, chiudete la porta, uscite, dopo un quarto d'ora non ci sarà più». La città è ricca anche di rapaci notturni, dalla civetta all'allocco al barbagianni. Gli allocchi sono derattizzatori naturali. 

IL LUPO CI SPIA

Una città movimentata, fatta di gabbiani, parrocchetti, cinghiali, volpi. Ci sono meno specie sensibili come pendolino e martin pescatore «sta arrivando il lupo. Abbiamo due popolazioni ufficiali censite, una nell'oasi di Castel di Guido sull'Aurelia a pochi chilometri dal Raccordo, se ne vedono sempre più. Altri stanno entrando in città da Decima Malafede, quasi dentro il Gra, come i cinghiali, anche sulle tracce dei cinghiali, usando il loro stesso corridoio verde. Del resto è il cinghiale la preda d'elezione del lupo. Sono ai margini del Raccordo, sono molto elusivi e difficili da vedere, si tengono a distanza, ha molta paura dell'uomo. Lo sa che siamo la specie più pericolosa...».

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