ROMA

Ira Ncc a Roma, a fuoco bandiere M5S. Autisti in piazza: «No alla nuova legge»

Martedì 18 Dicembre 2018
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Ncc in piazza, tensioni a Roma: bruciate bandiere M5S

Sono arrivati a Roma da tutta Italia. C'erano autisti partiti dalla Sicilia, altri dalla Toscana e altri ancora dall'Abruzzo. Ancora una volta si sono ritrovati a piazza della Repubblica con l'obiettivo di manifestare il proprio dissenso contro una legge, approvata nel 2009, che entrerà in vigore dal prossimo primo gennaio e che - a loro dire - metterebbe a rischio 80 mila imprese per un indotto di 200 mila lavoratori. 

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Questa volta, però, davanti all'ennesimo nulla di fatto dopo il vertice al ministero dei Trasporti è esplosa la protesta. Con tanto di «accerchiamento» contro alcuni vigili urbani e una presunta aggressione ad un tassista, poi smentita dagli stessi manifestanti. La rabbia si è diffusa a macchia d'olio, scendendo da piazza Esedra fino a piazza SS Apostoli, davanti alla prefettura, per arrivare a palazzo Madama al grido di «buffoni, buffoni» rivolto ai rappresentanti del governo gialloverde.

La città è rimasta blindata per ore, con agenti in tenuta antisommossa dispiegati in tutte le aree del centro con l'ausilio di camionette di polizia e carabinieri. Per fortuna non si sono registrati contatti o scontri. In serata sui sampietrini giacevano ancora i brandelli di alcune bandiere del Movimento 5 Stelle incendiate nel pomeriggio in segno di protesta. Ma non sono stati solo i pentastellati a finire nel mirino dei manifestanti. «Salvini, scendi dalla ruspa e vieni a difendere i nostri posti di lavoro», il grido disperato delle centinaia di autisti contro il vicepremier leghista. «Io ascolto tutti, passo la metà del mio tempo ad ascoltare e vediamo di trovare una mediazione - la replica del segretario del Carroccio -. Ma quando bruci bandiere non è mai un segnale di costruzione». «Quando c'è la finanziaria è normale che ci siano categorie che si lamentano - spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni -, magari senza bruciare nulla. Cerchiamo di trovare una soluzione corretta. Ma il dialogo è fondamentale».

La legge contro la quale si battono i noleggiatori risale al 2009 e prevede una nuova regolamentazione del settore. L'entrata in vigore è stata rinviata per dieci anni, complici successive proroghe. Una delle «nuove» norme particolarmente criticate dai manifestanti è quella che prevede il rientro nella rimessa di appartenenza da parte dell'autista una volta terminata la corsa. «Ho decine di clienti che accompagno regolarmente da Roma fino anche in Toscana o in altre regioni d'Italia - racconta uno degli autisti in piazza -. In questo modo non potrei più accettare la corsa. E poi, come ci si regola quando siamo fuori dalla nostra zona per più giorni?». Interrogativi che per l'intera giornata sono rimbombati per le strade della Capitale. Sono in tanti in piazza a mostrare le loro autorizzazioni. «Sono nazionali, na-zio-na-li», scandiscono mostrando il tesserino giallo. «Io ho vinto il bando a Lecce - dice un ragazzo -. Sono stato costretto ad andare in Puglia perché a Roma non si fa un bando da decenni». «Io invece in Abruzzo - gli fa eco un altro autista -. Dal primo gennaio non potrò più operare a Roma, per esempio. O meglio, ogni volta dovrei tornare a Pescara. Un filo costoso».

Intanto nei prossimi giorni la commissione Bilancio del Senato voterà un emendamento dei relatori alla manovra che riguarda proprio l'intero comparto e che ha trovato il sostegno anche di numerosi sindacati di taxi e ncc. In sostanza sarà consentito ai noleggiatori di operare in ambito provinciale ma senza dover tornare sempre in rimessa, a patto che nel «foglio di servizio» vengano già indicate «più prenotazioni oltre la prima». Ci saranno comunque 60 giorni per mettersi in regola, poi scatteranno le sanzioni. In attesa, però, i noleggiatori non mollano e promettono altre manifestazioni. «Noi vogliamo solo lavorare, così ci state uccidendo», l'appello della piazza.

Ultimo aggiornamento: 20:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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