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Maneskin a Roma, il Covid non ferma il concerto al Circo Massimo. L'assessore: «Non è previsto alcun rinvio»

Nonostante gli inviti di alcuni medici a rinviare il concerto del 9 luglio (sold out da mesi) per evitare altri contagi, i quattro artisti confermano lo show nella storica location romana

Maneskin, il concerto al Circo Massimo si farà. L'assessore: «Nessun rinvio, si prenderanno tutte le precauzioni»
di Mattia Marzi
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Luglio 2022, 19:34 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 11:55

Sale la febbre Maneskin a  Roma . A due giorni dall’attesissimo concerto  al Circo Massimo che sabato segnerà il ritorno a casa della rockband, la macchina organizzativa non si ferma né davanti all’allarme lanciato da medici e virologi (della Società malattie infettive e tropicali e altre associazioni), secondo i quali il nuovo picco di contagi potrebbe trasformare il raduno da 70 mila spettatori in un gigantesco cluster, né davanti alla positività al  Covid di Giorgia Soleri, la fidanzata del cantante Damiano David.

È stata proprio lei, ieri l’altro, a far sapere ai suoi 650 mila follower su Instagram di avere il virus, agitando fan e organizzatori. Non è dato sapere se Damiano si sia sottoposto al test e se questo abbia dato esito negativo. A precisa domanda gli organizzatori rispondono: «Concerto confermato». E Alessandro Onorato, assessore Grandi Eventi di Roma Capitale, poco dopo: «Non è all’esame alcuna ipotesi di rinvio del concerto».

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GLI INIZI

Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi e Ethan Torchio sono già a Roma, la città in cui tutto cominciò ancor prima di X Factor, della vittoria a Sanremo, dell’Eurovision: era il 2017 quando iniziarono a esibirsi in via del Corso, accanto alla Basilica di San Carlo. Il gruppo era nato due anni prima dietro i banchi del liceo scientifico J. F. Kennedy di Monteverde da un’idea della bassista Victoria, che a 15 anni grazie alla musica è riuscita a superare la prematura scomparsa della madre Jeanett (originaria della Danimarca: “Maneskin” è una parola danese che in italiano significa Chiaro di luna), e del chitarrista Thomas: ai due si sarebbero uniti Damiano – inizialmente scartato per le sue velleità troppo pop e poi ripreso – e il batterista Ethan, arrivato dalla provincia di Frosinone rispondendo a un annuncio sui social. 

L’ESTERO

I quattro, ormai più proiettati verso il mercato internazionale che interessati a tenere saldo il rapporto con il pubblico italiano, che li ha supportati anche durante la crisi post-talent prima di Zitti e buoni (lo show nella Capitale è l’ultimo dei tre in programma in Italia quest’anno, dopo Verona e Lignano), non si sono concessi. Declinando anche inviti istituzionali. Secondo alcune indiscrezioni il Campidoglio – che ha affittato ai Maneskin l’area archeologica per 315 mila euro – prevedeva di omaggiare Damiano e soci in occasione del concerto al Circo Massimo con un gigantesco murale realizzato da un noto artista di strada proprio a via del Corso, inaugurato insieme ai quattro: tutto saltato, anche per la decisione della band di evitare bagni di folla. 

D’altronde si concedono ben poco, nel loro paese, da quando ai manager italiani hanno scelto di affiancare i volponi americani della Patriot Management (gli stessi che gestiscono negli Usa anche gli OneRepublic di Ryan Tedder, Usher, Backstreet Boys). Sono stati piazzati ovunque: nei salotti televisivi che contano, in apertura dei Rolling Stones (a novembre a Las Vegas hanno suonato per mezz’ora prima di loro: «Non vedo mai le band che aprono i nostri show, ma se fanno rock and roll gli auguro buona fortuna», ha detto Keith Richards), nella colonna sonora di Elvis di Baz Luhrmann, per la quale Damiano e compagni hanno inciso una cover – l’ennesima della loro carriera, che deve tantissimo al remake di Beggin’ dei Four Seasons che su Spotify ha superato il miliardo di ascolti – di If I can dream. 

 

I NUMERI

I numeri cosa dicono? A un mese dall’uscita If I Can Dream è ferma ad appena 2,6 milioni di stream su Spotify: Vegas, che nel film è reinterpretata dalla rapper Doja Cat, ha superato i 70 milioni. Per dire. Il singolo Supermodel, criticatissimo dai fan perché troppo pop (a proposito: i Porcupine Tree, eroi del prog, li hanno definiti «terribili»), ha totalizzato in due mesi su Spotify 60 milioni di ascolti, al di sotto delle aspettative. Vanno meglio nei live: sold out a Tokyo, Seattle, San Francisco, Denver, Detroit, Toronto, Montreal, Boston, Philadelphia, New York, Washington, Atlanta, Dallas. D’altronde i video dello show con il quale stanno girando il mondo, e che porteranno al Circo Massimo (non sono previste sorprese), impazzano sui social: dalla pirotecnica Zitti e buoni alle cover di Womanizer di Britney Spears e di Beggin’, passando per il rock spigoloso di Lividi sui gomiti e In nome del padre. 

I CONTI

Se il fatturato della Maneskin Empire, la società che gestisce i loro interessi commerciali (amministrata da Alessandro De Angelis, padre della bassista, vera leader del gruppo), nel 2021 ha superato i 2 milioni di euro, è merito anche dei vari accordi extra-musicali della band, che ha stretto partnership con brand come Gucci, Pepsi, Yves Saint Laurent mischiando rock, glamour e fluidità («Quando per la prima volta ho provato sentimenti e attrazione per una ragazza è stato un po’ disorientante perché non avevo mai avuto il coraggio di andare oltre le limitazioni che avevo imposto a me stessa», ha detto Victoria a Vanity Fair, che ha smentito di aver avuto un flirt con Damiano ma ha fatto sapere di averne avuto uno con un collega). Il giro d’affari dello show al Circo Massimo, tra biglietti (sold out: 46 euro per vedere il gruppo dai maxischermi, 69 per stare sotto il palco), merchandising e indotto, secondo le stime di chi ha lavorato all’evento, sfiorerà i 10 milioni di euro. 
 

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