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Lazio zona gialla, il Campidoglio: «Bar e ristoranti aperti sino alle 22»

Lazio zona gialla, il Campidoglio: «Il governo apra i locali di sera»
di Lorenzo De Cicco
3 Minuti di Lettura
Venerdì 19 Febbraio 2021, 23:00 - Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 15:42

Il Lazio resta zona gialla. Le previsioni dell’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, erano azzeccate: con un Rt a 0,95, l’arancione è scongiurato. Almeno per il momento. Bar e ristoranti potranno aprire fino alle 18 per un’altra settimana. Ma ai gestori dei locali non basta: «Così i conti non saranno mai in equilibrio, nemmeno con i ristori, pochi e in ritardo». L’eco della protesta è arrivata in Campidoglio, dove la giunta Raggi sta preparando una lettera al governo. Con una richiesta: allungare gli orari fino alle 22, sempre a parità di colore (e quindi di contagi Covid). Richiesta di difficile,

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difficilissima attuazione. Ma è una mossa che Palazzo Senatorio vuole tentare. Il dossier è sulla scrivania del neo-assessore allo Sviluppo, Andrea Coia: «La richiesta è chiara: permettiamo ai ristoranti e ai locali di rimanere aperti fino alle 22, con tavoli ridotti anche del 50% e con controlli rigidi. Ma diamo al settore la possibilità di lavorare, se il trend del virus non peggiora». Il progetto, spiega l’assessore, sarà discusso al prossimo tavolo con il prefetto. Dopodiché l’amministrazione è pronta depositare la proposta a Palazzo Chigi, con una lettera formale, pur con la consapevolezza che sia una missione complicata da portare a dama.

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Il Campidoglio si ritrova in una posizione insolitamente simile a quella del leader leghista Matteo Salvini. Che due giorni fa ha twittato: «Ho chiesto al presidente Draghi che differenza ci sia tra il pranzare in sicurezza a mezzogiorno e il cenare in sicurezza la sera». Spiega Coia: «Non siamo per una riapertura tout court. Capiamo i rischi della pandemia. Ma si può trovare un modo per permettere il servizio di sera, con posti ulteriormente contingentati. E la nostra Polizia locale assicurerà controlli severi». L’altra richiesta al governo riguarda la Tari: la sindaca Virginia Raggi ha spiegato che non è solo una bega economica, insomma di fondi da recuperare per procedere al taglio in bolletta. Serve un intervento legislativo per permettere ai Comuni di compensare i mancati incassi con fondi propri: oggi non si può, perché la Tari è la fonte di finanziamento della raccolta dell’immondizia. Se si riduce, si deve tagliare la raccolta, che ha già i suoi affanni.

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Il no del Cts in Lombardia

Le organizzazioni di categoria naturalmente premono per riaprire di sera. «La proposta del Comune è buona, i gestori sono sempre impegnati a far rispettare le regole», dice Stefano Di Niola, segretario della Cna. «L’apertura fino alle 18 non basta, così come i ristori, nettamente insufficienti», rimarca Claudio Pica, presidente della Fiepet-Confesercenti. «Su questo tema abbiamo un tavolo con il Cts a livello nazionale», ricorda Romolo Guasco, direttore di Confcommercio Roma. Gli esperti del Comitato però ieri hanno detto no alla richiesta di riaperture serali avanzata dalla Lombardia.
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