Diabolik, arrestato il killer: "er Mafia", l'ex capo ultrà della Roma, provò a mettere pace prima del delitto

Diabolik, arrestato il killer: "er Mafia", l'ex capo ultrà della Roma, provò a mettere pace prima del delitto
di Emiliano Bernardini e Giuseppe Scarpa
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Sabato 18 Dicembre 2021, 06:56 - Ultimo aggiornamento: 07:06

Doveva fare da arbitro er Mafia, al secolo Raffaele Purpo 56 anni, ex capo ultras dei Fedayn della Roma. Il suo compito non era affatto semplice. Avrebbe dovuto ricucire uno strappo tra Diabolik e un altro potente narcotrafficante romano. Con Piscitelli, er Mafia, condivideva la passione per il tifo estremo, anche se si sedevano all'Olimpico su opposte barricate. Il primo laziale alla testa degli Irriducibili, il secondo romanista capo dei Fedayn. Ad ogni modo la fine di Fabrizio Piscitelli, il 7 agosto del 2019 al parco degli Acquedotti, avviene dopo il tentativo fallito di Purpo. Sebbene er Mafia fosse in ottimi rapporti anche con il narcos nemico di Piscitelli, non riesce a far stringere le mani ai due. Una mediazione non riuscita avvenuta proprio nel salotto di casa di Purpo. Una rivalità accesa tra due ufficiali del grande crimine cresciuta negli ultimi anni di vita di Piscitelli. Il motivo della contesa era rappresentata dal controllo da esercitare sulla piazza di spaccio più importante d'Italia, Roma. Entrambi desideravano essere i primi rivenditori di stupefacenti sotto l'ala protettrice della camorra. Purpo, morto d'infarto il 30 novembre scorso, è stato sentito più volte dagli agenti della squadra mobile. Ha sempre negato il però suo ruolo. Ma oltre al potente narcos a desiderare la fine di Piscitelli erano anche altri gruppi criminali.

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LA PAX MAFIOSA
L'inizio della fine di Diabolik, il 7 agosto 2019, forse parte da un pranzo al ristorante Oliveto a Grottaferrata a dicembre del 2017. Il pranzo in cui tenta di siglare la pax mafiosa a Ostia tra gli Spada e la batteria di Marco Esposito, il Barboncino. Piscitelli cerca di intavolare dei discorsi per i quali non aveva, in realtà, una totale investitura. E a far supporre, agli inquirenti, che questo possa essere il filo logico dell'intera vicenda c'è qualche cosa che è più di un semplice indizio. Il nome del potente narcos rivale di Diabolik non spunta solo nella vicenda in cui è protagonista er Mafia, con il ruolo di arbitro. A fare il nome del nemico di Piscitelli è anche il suo storico socio in affari, Fabrizio Fabietti. Fabietti fece capire agli investigatori chi si nascondeva dietro l'assassinio del capo ultras. Una confessione che la dice lunga sul suo stato d'animo. Il socio del Diablo, infatti, poco dopo l'omicidio del suo amico, era terrorizzato. Aveva il timore di fare la sua stessa fine. Tant'è che quando i finanzieri, a novembre del 2019, andarono ad arrestarlo Fabietti scappò per i tetti, si nascose, in pigiama, dietro ai motori dei condizionatori. Quando i militari del Gico gli mostrarono i tesserini tirò un sospiro di sollievo.
Insomma pensava che la stessa potente mano che era piombata su Diabolik lo stesse per colpire. Forse i due Fabrizi erano cresciuti troppo, in troppo poco tempo. Perciò qualcuno gli aveva ricordato chi comanda a Roma. L'implosione delle mafie autoctone dei Fasciani, degli Spada, dei Casamonica - dal 2013 al 2019 - aveva aperto delle praterie criminali per Piscitelli e Fabietti. Probabilmente li aveva anche illusi di poter diventare i re di Roma. L'arresto del boss Michele Senese (2013), storico punto di riferimento di Diabolik, lo aveva convinto di poter fare la voce grossa. Ma le altre mafie, quelle storiche, nella Capitale non erano collassate. Stavano, al massimo, riposizionando i loro luogotenenti. In uno scacchiere, quello romano, che negli ultimi anni era stato falciato dagli arresti dei pm della Dda, di finanza, polizia e carabinieri. Inoltre la circostanza che uno dei pochi uomini forti in circolazione a Roma, il Barboncino, di cui Piscitelli era l'ambasciatore al tavolo della pace del dicembre 2017, fosse indebitato nei suoi confronti (40 mila euro di droga) ha dato forse alla testa a Diabolik.

 


LA FRATTURA
Quattro mesi dopo infatti, in un delirio di onnipotenza, Piscitelli sottraeva dalla batteria di Esposito, uno dei suoi più temuti picchiatori, Kevin Di Napoli. Creando, di certo, una frattura. Insomma nel 2007 a stabilire la tregua a Ostia era stato Ciccio D'Agati, affiliato a Cosa Nostra. Nel 2006 era toccato ai Senese, dei camorristi doc. Undici anni dopo era intervenuto Diabolik.
Piscitelli che alle spalle aveva, al massimo, il prestigio di capo ultras della Curva Nord e i picchiatori albanesi. Quest'ultimi di certo temuti, ma comunque ben poca cosa rispetto agli altri due (D'Agati e Senese) che in passato potevano vantare l'affiliazione al grande crimine organizzato. Infine il capitolo Irriducibili. Il vertice del tifo estremo biancoceleste, il primo settembre 2019, contribuisce a veicolare un messaggio potente. Accolgono allo stadio Olimpico Fabietti, assieme alla famiglia del Diablo. Scacciando, in questo modo, da lui ogni sospetto su un coinvolgimento nell'assassino del loro capo. Ma non la paura che qualcuno potesse ucciderlo. Adesso la procura dopo aver arrestato il killer apre la caccia al mandante.

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