Corviale, Mattarella inaugura il Campo dei Miracoli: «In periferia c'è speranza»

Corviale, il presidente Mattarella inaugura il campo dei miracoli: «Nel calciosociale avrei tirato più rigori» (Foto Caprioli/Toiati)
di Mario Ajello
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Sabato 26 Febbraio 2022, 12:40 - Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio, 13:45

Ci sono bambini e bambine che dicono: «E’ un presidente buono». Ci sono mamme che dicono: «E’ un presidente bello». In una fase di guerra lontana e vicina, il bisogno di riconoscersi anche affettivamente in figure istituzionali affidabili fa un’impressione particolare. E qui, a Corviale, davanti al palazzo lunghissimo detto il Serpentone o Er Chilometro, l’accoglienza a Sergio Mattarella è stata di questo tipo: semplice e sincera. Rivolta da una persona che, nel vuoto della politica, nella latitanza dei partiti, è arrivato in questo angolo di Roma difficile e inaugurando il nuovo campo a 11 del CalcioSociale - quello che non simula la guerra ma insegna la condivisione e non prevede la figura dell’arbitro sul rettangolo d’erba perché i giocatori dirimono le questioni dei falli e dei corner dialogando tra di loro - ha pronunciato parole di vicinanza e di coesione: «Questo luogo esprime speranza, fiducia e una concreta possibilità di crescita sociale. Oggi non stiamo solo inaugurando un campo da calcio, ma una nuova prospettiva di vita e crescita, che in gran parte è già realizzata».

Questo di Corviale infatti è il Campo dei Miracoli, prima luogo abbandonato al degrado e allo spaccio e da 17 anni una struttura che fa comunità, offre ai bambini e ai ragazzi del quartiere un pallone ma soprattutto un luogo di crescita (gli allenatori aiutano pure a fare i compiti) e di consapevolezza civile. Con questo motto che campeggia dietro al palchetto da cui ha parlato Mattarella nella palestra tra corazzieri e autorità (Zingaretti, Gualtieri, il sottosegretario Gabrielli, Malagò e Gravina presidenti di Coni e Ficg): «Dove alcuni vedono un pallone, noi vediamo un cambiamento». Slogan riassuntivo del CalcioSociale, la società che dal 2005 riscrive le regole di questo gioco (esempio: squadre miste tra maschi e femmine, tra genitori e figli) in contesti difficili (da Corviale a Scampia), per promuovere attività educative inclusive, senza differenze di genere o di etnie. «Bambini», dice Mattarella rivolto ai piccoli in divisa sociale con scarpini e parastinchi, «non perdete questo modo di rispettarvi, perché se questo valore si afferma nella società tra gli adulti, anche tra gli Stati si stabiliscono il rispetto e la collaborazione». Ovvio il riferimento alla guerra in corso. 
 

 

IL DISCHETTO

Poi il presidente va sul nuovo campo, si siede in panchina, assiste a qualche minuto della partita di inaugurazione, non senza concedersi una battuta: «Nel vostro gioco, i rigori li possono calciare anche i più deboli. Se ci fosse stata questa regola quando io ero bambino, avrei potuto tirare qualche rigore». Sorrisi, applausi. Ma è molto serio il significato di questa e di altre visite così (quella dell’altro giorno a Norcia ancora distrutta dal sisma). Al suo secondo settennato, Mattarella intende dare un contenuto sociale e di dialogo con le parti soffrenti del Paese, quelle più bisognose di «cura» (la parola ieri più evocata), di ascolto e di voce. Un approccio moroteo questo di Mattarella, attento a cucire i cosiddetti Paese legale e Paese reale, specie in una periodo di galoppante sfiducia verso la politica (leggi: astensionismo record). Qualcuno avrebbe voluto che desse il calcio al pallone nel nuovo Campo dei Miracoli. Ma Mattarella è Mattarella. A pallone da ragazzino giocava e di calcio come di altri sport, specie dal punto di vista regolamentare, è un vero appassionato. UN

ALTRO PALLONE

Questa esperienza di periferia si deve assai all’impegno di Massimo Vallati, il presidente di CalcioSociale. Spiega: «Il calcio è il più grande strumento di aggregazione del Paese e senza fenomeni di violenza o di razzismo può insegnare tanto. Uno dei nostri slogan è Vince chi custodisce. Se i giovani cominciano ad avere fiducia e vedono che anche un piccolo gesto porta dei risultati, come per esempio la riqualificazione e la custodia di un parco, allora potranno migliorare il mondo». Catherine si commuove davanti a Mattarella: «Avevo 12 anni quando sono entrata qui, ora ne ho 24. Qui ora c’è la mia famiglia, la mia casa. C’è stato un momento in cui mi stavo perdendo, e sono scappata a Milano. Ma le difficoltà vanno affrontate, non evitate. Così sono tornata e ho detto a Massimo Vallati che avevo bisogno di lui. CalcioSociale mi ha salvato». Ha cambiato la vita anche di Daniel: «Ho 15 anni e grazie agli educatori ho intrapreso una strada diversa. Con l’aiuto che mi è stato dato qui sono riuscito anche a superare gli esami». Sonia è una mamma: «Abito al Serpentone da 36 anni, ne ho viste tante. Abbiamo lottato per ogni cosa: per un capolinea dell’autobus, un mercato, una scuola. Cose che dovrebbero esserci in ogni quartiere. Se questa struttura ci fosse stata 20-30 anni fa, molti miei coetanei che non ci sono più si sarebbero salvati». Ora c’è Mattarella che ha reso il suo omaggio e il tricolore affacciato a una finestra di Coviale è un fazzoletto di fiducia, guai a tradirlo.  

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