Roma, relazione choc sul cimitero di Prima Porta: «Resti umani fuori dalle urne»

Roma, relazione choc sul cimitero di Prima Porta: «Resti umani fuori dalle urne»
di Giuseppe Scarpa
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Martedì 16 Febbraio 2021, 00:11 - Ultimo aggiornamento: 01:29

I topi la fanno da padrone nel deposito urne e ossario del cimitero di Prima Porta. I loro escrementi sono dappertutto. I ratti girano indisturbati tra le cassette e le urne cinerarie che inspiegabilmente, e in alcuni casi, sono aperte. A volte per l’usura del tempo, senza che i contenitori vengano protetti per impedire che il contenuto si disperda nell’ambiente. Capita perciò che alla “naturale” polvere sul pavimento si aggiunga anche quella del caro estinto. Anche per questo motivo i locali sotto la responsabilità di Ama, che in generale è responsabile del cimitero Flaminio, sono stati sequestrati sabato da parte del pm Antonella Nespola.

Roma, degrado a Prima Porta: rifiuti e bare rosicchiate dai topi

E già ieri sono state depositate a piazzale Clodio le prime tre relazioni da parte dei carabinieri della compagnia Cassia, dell’ufficio igiene e dell’Asl di Roma. Tre annotazioni che descrivono la situazione di elevato degrado in cui versa un ambiente che, per la destinazione che gli è riservata, dovrebbe trovarsi in condizioni più dignitose.

LA RELAZIONE

Ecco ciò che scrive la polizia giudiziaria in un dettagliato rapporto: «Nella zona deposito urne (del cimitero di Prima Porta, ndr) vi è una presenza massiva di escrementi di roditore». Inoltre «diverse urne cinerarie presentano evidenti segni di fenomeni ossidativi che permettono la visione del contenuto interno». Ma non è tutto poiché «in alcuni casi» questo determinerebbe «la fuoriuscita delle ceneri». «Tale ambiente - si legge sempre nell’annotazione - non risulta essere servito da un impianto di aerazione meccanica e non presenta le caratteristiche di aerazione naturale sufficiente». Per quanto concerne «la zona deposito ossario» il giudizio degli esperti nominati dal pm Nespola non è meno severo: «Sono presenti numerose cassette metalliche che risultano palesemente aperte e ossidate contenenti resti umani, di cui molte al punto tale da permettere la visione dei resti all’interno nonché la fuoriuscita degli stessi», sottolineano gli investigatori. E poi «sempre in tale zona, sugli scaffali destinati allo stoccaggio delle cassette per le spoglie dei defunti, vi erano accatastati alla rinfusa e con promiscuità materiali, attrezzi da lavoro, estintori in disuso e sostanze chimiche». Inoltre l’ambiente, si scopre dalle carte, era impiegato come una sorta di ripostiglio dove sono «collocati una bombola del gas in disuso, una ruota poggiata su una sedia e un pneumatico. Il tutto in pessime condizioni igieniche e manutentive». La procura indaga per violazione delle norme di sicurezza in ambito lavorativo e gestione illecita di rifiuti.

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