Roma, degrado a Prima Porta: rifiuti e bare rosicchiate dai topi

Roma, degrado a Prima Porta: rifiuti e bare rosicchiate dai topi
di Francesco Pacifico e Giuseppe Scarpa
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Sabato 13 Febbraio 2021, 14:38 - Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio, 22:03

Urne cinerarie usurate dal tempo, appoggiate sopra uno scaffale con le polveri che si disperdono nell’ambiente. Casse di ferro con i resti del defunto che fuoriescono. In mezzo i topi che gironzolano indisturbati. Gli escrementi dei roditori sul pavimento. Per questo motivo il locale deposito ceneri e cassette ossari, all’interno del cimitero di Prima Porta, è stato sequestrato dalla procura di Roma, il pubblico ministero è Antonella Nespola, l’accusa è violazione delle norme di sicurezza in ambito lavorativo e gestione illecita di rifiuti. 

Tutto nasce da un blitz dei carabinieri della compagnia Cassia. In appoggio anche i colleghi del Nas del Nil e del Nipaf di Roma. Ciò che trovano li lascia sgomenti. Il primo capannone che ispezionano è stato appena ripulito. Lo straccio passato in fretta e furia dopo che all’ingresso del cimitero, gestito dall’Ama, si erano affacciate le Alfa Romeo dei militari dell’Arma. Sono stati spazzati i liquami fuoriusciti dalle bare. È questo il locale dove vengono depositate le casse prima di essere cremate. Sono prive dell’anima in zinco, inquinanti durante la combustione e inutili per chi sceglie questo tipo di sepoltura. 

Ama, cimitero di Flaminio-Prima Porta: sequestrato parte dell'impianto dove vengono depositate le bare

Le casse così sono permeabili e se non vengono subito spedite verso i forni perdono i liquidi. A questo punto i carabinieri chiamano il magistrato. La situazione è delicata, peggiore di come si ipotizzava. Il sostituto procuratore Antonella Nespola, pm esperto in materie di violazioni di norme sul lavoro, effettua un sopralluogo con le forze dell’ordine. La condizione nel locale accanto (a cui verranno messi i sigilli) è questa: casse con i resti ossei dei defunti semiaperte o usurate senza che alcuna copertura eviti eventuali perdite di materiale. Stessa identica situazione per le urne cinerarie che a decine risultano semiaperte, logorate dal tempo. Tutti resti estumulati e conservati in condizioni precarie. Inoltre nel capannone i topi la fanno da padrone, gli estintori sono fuori uso e l’impianto elettrico è composto da delle lampadine con dei fili che ciondolano dal soffitto. Insomma c’è poco da fare. Il magistrato dispone il sequestro. 


Ama da parte sua fa invece sapere che all’interno del cimitero Flaminio «le attività di accettazione salme, inumazione, tumulazione e cremazione continuano a svolgersi». Inoltre «il locale sottoposto a sequestro ospitava solo una parte di urne ed è già stato allestito un nuovo spazio». Infine «l’azienda prende atto di quanto rilevato dalle autorità competenti e metterà in atto le operazioni di manutenzione straordinaria».

Sulla vicenda intervengono anche i titolari di agenzia funebri che denunciano una condizione critica all’interno del campo santo. È il caso di Fabio Pazzetta, imprenditore nel settore, titolare dell’omonima agenzia: «giovedì sera alle ci hanno comunicato che oggi non si sarebbero potute effettuare tumulazioni perché il cimitero era sotto sequestro, potete solo immaginare il caos e l’agitazione che questo ha provocato nelle famiglie dei defunti. Invece ieri mattina alcune sono state permesse. Non si sa ufficialmente il perché di questa situazione probabilmente tutto è dovuto alle cremazioni, infatti oramai cremare una salma è diventato impossibile. Il cimitero ne esegue 300 a settimana e questo significa che già al martedì i posti sono finiti».

Ma cosa sta succedendo al cimitero di Prima Porta? Questa è solo l’ultima inchiesta in ordine di tempo che si abbatte sul Flaminio. A gennaio 2020 il nucleo radiomobile dei carabinieri ha scoperto che, in alcune casi, i parenti dei defunti pagavano la cremazione, alcune agenzie funebri incassavano i soldi, poi seppellivano il feretro nell’area comune del campo santo. Una truffa, perché agli ignari familiari veniva consegnata l’urna cineraria con della terra. Sempre gli stessi investigatori hanno portato avanti un’altra indagine parallela lo scorso anno: Il cadavere sezionato, tagliato con un coltello e poi i resti buttati nell’ossario comune. A offendere i cadaveri per arrotondare lo stipendio erano stati alcuni dipendenti Ama e 4 impresari funebri. In questo caso la maxi inchiesta è stata già chiusa, il pm è Pietro Pollidori, con accuse che vanno, a seconda delle posizioni, dalla truffa al vilipendio di cadavere. 

 

La precisazione dell'Ama

L'Ama ha diramato un comunicato ufficiale in cui commenta la vicenda smentendola: «Non ci sono né' "bare mangiate dai topi", né "casse aperte", né "urne abbandonate". Non c'è nulla di tutto ciò, contrariamente a quanto riportato oggi da organi di stampa, nelle relazioni della Asl sulla base delle quali, due giorni fa, le autorità competenti hanno disposto la temporanea chiusura di due locali al cimitero Flaminio».

«Non risulta nemmeno, al contrario di quanto è stato scritto, alcuna denuncia a carico dell'attuale amministratore. I due locali attigui temporaneamente non disponibili (circa 150 metri su 140 ettari del cimitero Flaminio) contengono esclusivamente urne cinerarie, rigorosamente catalogate e in attesa di essere ritirate dagli aventi diritto, e cassettine di resti da riesumazioni, tutte perfettamente chiuse. I rilievi della Asl riguardano esclusivamente solo alcuni aspetti di manutenzione dei locali in questione. AMA fin da ieri è impegnata a predisporre in tempi brevissimi tutti gli interventi necessari al rispristino dello stato dei luoghi che deriveranno anche dalle prescrizioni delle autorità competenti».

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