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Delitto Varani, spunta un altro coltello: «Anche Prato torturò e pugnalò»

Delitto Varani, spunta un altro coltello: «Anche Prato torturò e pugnalò»
di Cristiana Mangani e Adelaide Pierucci
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 28 Settembre 2016, 08:27 - Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 13:29

Un nuovo coltello e una traccia biologica di Marco Prato: ben quattro armi per uccidere e seviziare Luca Varani. Una mattanza in piena regola, i cui particolari sono emersi ieri durante l'incidente probatorio che si è svolto a piazzale Clodio, per congelare le informazioni sulle perizie tossicologiche e genetiche dell'omicidio che si è consumato a marzo scorso, al Collatino. I nuovi elementi emersi negli accertamenti tecnici non fanno altro che aggravare la posizione dei due indagati, Manuel Foffo e Marco Prato.

LA NOVITÀ
Oltre al martello, al pugnale che è stato conficcato nel cuore della vittima, a un coltello simile a quello per il pane, si è scoperto che nella casa dell'orrore c'era anche uno skinner, con lama d'acciaio ricurva, un coltello solitamente usato dai cacciatori. In realtà l'arma era già stata sequestrata e repertata, ma all'apparenza non mostrava tracce utilizzabili. Ora, però, si è scoperto che c'è sangue di Varani. Mentre le stesse analisi effettuate su tutte le lame hanno fatto incassare un punto alla procura. Una indicazione ulteriore per l'accertamento della verità che confermerebbe la ricostruzione della procura. E' una traccia riferibile a Marco Prato: dimostrerebbe che è stato lui a impugnare uno dei coltelli che hanno ucciso Varani. Sul manico di legno, infatti, oltre alle tracce del pierre, è presente anche il dna della vittima. Quindi, al contrario di quanto finora dichiarato, Prato non si sarebbe limitato ad assistere all'omicidio, ma sarebbe stato parte attiva nelle sevizie e nel massacro.

LA DIPENDENZA
L'udienza dell'incidente probatorio è stata aggiornata al 12 ottobre. E anche allora riprenderanno la parola i due consulenti nominati dal gip Riccardo Amoroso, la tossicologa Federica Umani Ronchi e il professore Giuseppe Novelli, genetista del Policlinico Tor Vergata. Dagli esami tossicologici, sollecitati dalla difesa di Foffo, assistito dall'avvocato Michele Andreano, intanto, è emerso che all'epoca il ragazzo era un consumatore abituale di cocaina, alcol e psicofarmaci, che lo avrebbero reso un polidipendente da sostanze stupefacenti. Per il perito, comunque, «non è possibile stabilire se Foffo fosse alterato a livello psicofisico al momento dell'omicidio». La forte dipendenza da cocaina e psicofarmaci potrebbero aprire per l'indagato, la strada dell'incapacità di intendere e di volere nel momento in cui ha commesso il delitto. Un punto sul quale la difesa sta insistendo molto, perché vorrebbe dire la non processabilità qualora il deficit fosse considerato cronico e molto grave. «In casa aveva 14 prescrizioni di psicofarmaci e una vera farmacia - ha spiegato l'avvocato Andreano, supportato dalla criminologa Roberta Bruzzone - Purtroppo dopo l'ultima visita a dicembre, non era più tornato dallo psichiatra».

IL GIOCO EROTICO
La perizia genetica è servita a ricostruire le fasi del delitto. Prima un gioco erotico e poi la mattanza. Quando Luca Varani è arrivato a casa di Foffo ha trovato Marco Prato vestito da donna e con tacchi a spillo. Era stato proprio il pierre a chiamarlo per farlo partecipare al festino. Tanto che quelle scarpe a stiletto devono essere servite parecchio per i loro giochi, visto che sono state ritrovate su quegli stessi tacchi, tracce di saliva appartenenti sia alla vittima che agli aggressori. E chissà che proprio questo tipo di performance non abbiano provocato la reazione violenta di Foffo, che non ha mai accettato l'idea di essere omosessuale. Un tassello utile alla ricostruzione della procura, ma anche della difesa di Prato, seguita dall'avvocato Pasquale Bartolo, il quale mira a mettere le responsabilità dei due sullo stesso livello. La follia omicida, infatti, esplode proprio nei momenti più hard dell'incontro. Forse Foffo impazzisce perché non accetta la possibilità di essere gay. «Spero sia stata la cocaina - aveva tentato di motivare il comportamento il padre di Manuel - altrimenti mio figlio è un mostro».