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Nuova amministrazione, la Leonardi attacca la Rosati: è omofoba, Sinibaldi revochi la sua nomina o porteremo il caso davanti alle istituzioni europee

Elena Leonardi nella foto con Enrico Letta
di Giacomo Cavoli
5 Minuti di Lettura
Domenica 3 Luglio 2022, 00:10

RIETI - E’ la seconda più votata (246 preferenze) della lista civica “Rieti Città Futura” e in consiglio comunale, insieme a Maurizio Vassallo (276 voti), comporrà il duetto d’opposizione più temuto dal centrodestra. Ma l’avvocato Elena Leonardi è anche fra i consiglieri più determinati nel chiedere la revoca della nomina di Letizia Rosati ad assessore alla Cultura. 

Come le appare la nuova giunta? 
«Verrà giudicata alla prova dei fatti, ma certo balza agli occhi la nomina della professoressa Letizia Rosati come assessore alla Cultura, Scuola e Università. In passato si è distinta con affermazioni che l’hanno qualificata come una persona omofoba e avvezza alle discriminazioni e la sua nomina pone un problema importante per noi. Quando pronunciò quelle parole, nel 2019, era una consigliera comunale ed entro certi limiti aveva la possibilità di esprimere le proprie opinioni: oggi invece entra nelle istituzioni e dunque, a nostro avviso, va in conflitto con i principi costituzionali che devono formare le scelte dell’ente. Per questo porteremo avanti la nostra richiesta di revoca della sua nomina, che il sindaco può operare nell’ambito della sua discrezionalità. Se si è trattata di una scelta non attentamente valutata, il sindaco può tornare sui suoi passi: ma se ciò non dovesse accadere, vuol dire che Sinibaldi condivide appieno le posizioni della Rosati e allora saremo costretti a fare altre valutazioni, perché è giusto che i cittadini ne siano a conoscenza. Si pone un problema con i principi della nostra Costituzione e con l’ordinamento internazionale, ed è nostra intenzione coinvolgere anche le istituzioni europee su questa vicenda». 

E più in generale? 
«Nel complesso, sia nella scelta delle persone che nell’assegnazione delle deleghe, la giunta sembra più frutto di tatticismi che di strategie politiche vere e proprie finalizzate all’attuazione del programma politico: solo così si spiega non aver dato incarichi ad Antonio Emili e Roberto Donati. Bisognerà poi vedere come la frammentazione delle deleghe si interfaccerà con il Pnrr: la transizione digitale, ad esempio, è stata trattenuta dal sindaco, mentre non si capisce chi debba occuparsi della transizione ecologica». 

Negli ultimi cinque anni, tuttavia, il centrosinistra è stato perlopiù assente in consiglio comunale. 
«Cinque anni fa eravamo partiti piuttosto bene. Ad un certo punto c’è stata una flessione nella capacità di attingere a problematiche per le quali valesse la pena studiare, perché è difficile fare opposizione al nulla ed era difficile comunicare all’esterno che l’amministrazione non stesse producendo un granché. Poi è intervenuto il Covid, che c’è stato per tutti ma ha danneggiato principalmente l’opposizione: l’amministrazione poteva accedere in Comune e operare anche a nostra insaputa mentre noi, per più di un anno, non abbiamo potuto farlo e anche svolgere i consigli da remoto non ha aiutato, perché in presenza c’è la possibilità di un contraddittorio maggiore. Potevamo sicuramente fare di più e meglio, ma è anche vero che oggi ci rendiamo conto quanto sia importante avere fuori dal consiglio comunale persone che sostengano e amplifichino l’azione dei consiglieri». 

La sua candidatura a sindaco era stata caldeggiata da molti.
«Mi sono giunti inviti a farmi avanti, ma sono del parere che le candidature non possano essere dell’ultimo momento ma vadano costruite. E il fatto che Simone Petrangeli avesse dimostrato di volersi nuovamente candidare, per me è stato fondamentale: secondo il mio giudizio aveva esperienza e capacità, nonostante quanto accaduto nel 2017».

Alla fine, invece, cosa è andato storto? 
«Le motivazioni per le quali non siamo arrivati al risultato sono tante. Abbiamo comunque raggiunto circa il 48 per cento tra centrosinistra e terzo polo, ma forse siamo partiti troppo tardi. Abbiamo iniziato ad incontrarci a settembre, ma la decisione sulle primarie è arrivata soltanto a fine gennaio, mentre dall’altra parte la maggioranza ha cominciato a lavorare da subito per le elezioni successive, cosa che noi non abbiamo fatto. Petrangeli ha svolto un’ottima campagna, ma evidentemente non siamo riusciti a convincere tutti della bontà del nostro progetto: e poi c’è stato l’astensionismo, che ha penalizzato principalmente il centrosinistra. Non mi sento di attribuire responsabilità per questa sconfitta, causata da una serie di circostanze e situazioni. E non sono d’accordo sul fatto che la candidatura di Petrangeli fosse sbagliata, perché credo che abbia ancora caratteristiche di preparazione ed esperienza utili in questo momento».

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