Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

«Ecco la rivoluzione che porterà
la nuova tecnologia 5G»: intervista
al consigliere regionale Refrigeri
sette i comuni reatini coinvolti

«Ecco la rivoluzione che porterà la nuova tecnologia 5G»: intervista al consigliere regionale Refrigeri sette i comuni reatini coinvolti
di Antonio Bianco
3 Minuti di Lettura
Sabato 22 Giugno 2019, 15:26

RIETI - Il 5G arriverà in sette comuni della provincia reatina (Nespolo, Pozzaglia Sabina, Rocca Sinibalda, Varco Sabino, Petrella Salto, Cittareale e Morro Reatino). La notizia - pubblicata nei giorni scorsi da Il Messaggero - ha suscitato qualche perplessità nelle popolazioni locali. Per alcuni sindaci delle comunità coinvolte la nuova tecnologia potrebbe rappresentare una grande opportunità, tuttavia non hanno nascosto i timori rispetto agli effetti che potrebbe avere sulla salute umana. Della quinta generazione di connessione mobile ne abbiamo parlato con il consigliere regionale e presidente della Commissione bilancio, il reatino Fabio Refrigeri.

Come mai l’Agcom è partita dalle aree interne?
«Scegliere di partire dalle aree interne, che rappresentano la prevalenza del territorio italiano, dove circa il sessanta per cento è contraddistinto dalla presenza di piccoli comuni, lontani dai servizi essenziali quali scuola, sanità e mobilità, è un chiaro segnale di vicinanza e attenzione verso quei cittadini che negli ultimi decenni hanno visto un lento e inesorabile allontanamento e arretramento dello Stato da quelle zone e quei borghi che restano la testimonianza più vera della nostra storia».

Quali saranno i vantaggi per queste popolazioni?
«Con il 5G in quelle aree e in quei paesi potranno essere portati servizi innovativi che interessano ambiti come la salute, la mobilità, la sicurezza, la prevenzione e la gestione delle emergenze che anche se non riusciranno completamente a colmare il gap con le città potrà dare nuovo impulso alla rivitalizzazione e al ripopolamento di quelle aree oggi a rischio di marginalizzazione». Da dove nasce l’idea?
«L’idea del precedente governo Gentiloni di iniziare la sperimentazione di queste tecnologie nelle aree interne oltre ad aver un indubbia valenza sociale dimostra una visione di lungo periodo del Paese che troppo spesso in politica in Italia viene sacrificata sull’altare delle “prossime elezioni”».

Non era meglio forse partire dalle città?
«Era più semplice e avrebbe avuto più ritorno in termini di consenso elettorale iniziare la sperimentazione in città come Milano, Firenze o Napoli ma si rischiava una nuova divisione tra città metropolitane, competitive al massimo, e aree interne condannate a restare arretrate, invece la connessione ad alta velocità è un diritto di tutti i cittadini».

Insomma, lei pensa che il 5G migliorerà la qualità della vita delle persone?
«Non a caso come Regione abbiamo avviato già da tempo iniziative in questa direzione come a esempio il protocollo d’intesa con Poste e Anci Lazio per potenziare i servizi per i piccoli comuni, in particolare quelli legati al sistema sanitario regionale, dando la possibilità ai cittadini di poter pagare presso gli uffici postali, ma anche di ricevere farmaci a domicilio: il 5g potrà essere rivoluzionario e alla lunga segnare un elemento di progresso e nella nostra provincia potrà rafforzare le vocazioni industriali esistenti, come la logistica, il farmaceutico o il settore delle pompe idrauliche, o supportarne di nuove».

Tutto ciò comporterà anche un cambiamento nel lavoro del futuro?
«E’ necessario sin d’ora pensare a strumenti di welfare seri e al passo con i tempi, in grado di sostenere il reddito delle persone in difficoltà ma al tempo stesso capace di creare i presupposti per l’inserimento o il reinserimento nel mondo de lavoro con percorsi formativi orientati sulle necessità di chi il lavoro lo cerca e non su coloro che fanno da intermediari come nel caso del reddito di cittadinanza con i navigator. E’ necessario pensare a un cambio di atteggiamento nella formazione delle professionalità, partendo dal mondo della scuola ma anche in tutta quella variegata galassia di enti e aziende che dicono di preparare ai lavori del domani. Abbiamo davanti a noi grandissime opportunità, dobbiamo essere bravi e soprattutto pronti a far sì che siano a beneficio della maggioranza e non appannaggio di pochi».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA