GIUSEPPE CONTE

Sì della Lega al premier M5S: Conte in pole, Rossi per l'Economia

Sabato 19 Maggio 2018 di Marco Conti

Di Maio mette ancora un «se» alla possibilità di un suo passo indietro. Malgrado i ripetuti «no» di Salvini, il leader grillino continua ancora a nutrire la speranza di poter andare a palazzo Chigi. La giornata decisiva sarà lunedì quando Salvini e Di Maio andranno al Quirinale per spiegare a Sergio Mattarella che i rispettivi partiti sono pronti e che può dare l'incarico ad un presidente del Consiglio di formare il governo. Sarà forse quella l'ultima occasione che Di Maio ha per tentare di nuovo un blitz. Spera, il leader M5S, di portare dalla sua il Capo dello Stato il quale, colta la volontà di fare un governo politico, potrebbe chiedere che a guidarlo sia un leader politico e non un tecnico, seppur di area, o un semplice parlamentare.

ALLA PARI
Salvini però ha capito le intenzioni dell'alleato e ieri si è fatto dare dal Consiglio federale della Lega un mandato condizionato. Ovvero un via libera pieno a trattare su tutto ma anche un no molto netto e argomentato, a Di Maio premier. Una scelta che risente anche dei cannoneggiamenti di Berlusconi su un'intesa che risulterebbe all'elettorato di centrodestra ancor più indigesta se fosse Di Maio a guidare il governo.
Al leader M5S Salvini ha comunque lasciato la scelta del premier terzo e si augura che, alle ultime battute della trattativa, non riproponga il suo nome. Un nome autorevole e - come si augurano al Quirinale - con una statura tale da poter alzare il telefono e parlare alla pari con i suoi colleghi europei, non è comunque facile individuarlo. Soprattutto perché dovrebbe come primo atto sottoscrivere - e poi applicare - un programma di governo che ha letto sui giornali. Nella rosa di nomi che potrebbero arrivare al Quirinale si rafforza quello di Giuseppe Conte, giurista con cattedra a Firenze e Roma. Lo stesso che Di Maio accennò a Mattarella in una delle ultime consultazioni. In pista anche gli economisti Andrea Roventini e Lorenzo Fioramonti che, come Conte, componevano la squadra di governo presentata da Di Maio pochi giorni prima del voto. La sensazione è che il braccio di ferro tra Salvini e Di Maio sia ancora in corso e che l'idea di arrivare al Quirinale con un nome pescato tra i parlamentari grillini (Carelli, Bonafede o Fraccaro), sia il modo per aprire di nuovo, nello studio alla Vetrata, il dibattito sul «perchè no Di Maio». Chiusa la trattativa sul contratto, che faceva da cortina fumogena, lo scontro su chi debba andare a palazzo Chigi emerge con estrema evidenza ed è destinata ad avere conseguenze sulla composizione del governo, se non creare motivo per ulteriori slittamenti.

Nel tentativo di dipanare la matassa, Salvini e Di Maio dovrebbero incontrarsi di nuovo a Milano tra oggi e domani. Lo scontato via libera dato dalla piattaforma Rousseau all'intesa e i gazebo della Lega che daranno più o meno lo stesso risultato, rendono quanto mai difficile una rottura al fotofinish tra i due, anche se il nodo della premiership non va sottovalutato. Infatti sulla piattaforma grillina e nei blog pentastellati ieri erano in molti a dire sì all'intesa chiedendo però a Di Maio di non mollare su palazzo Chigi che in effetti rappresenterebbe per il leader campano una vetrina non da poco. D'altra parte i due hanno anche deciso di condividere con Mattarella la scelta dei ministri di Economia, Esteri e Difesa. Per la Farnesina resta ancora forte il nome dell'ambasciatore Giampiero Massolo. Per l'Economia si fa il nome del direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi visto che Giancarlo Giorgetti dovrebbe preferire il ruolo da sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Per la Difesa - altro ministero particolarmente delicato - si attende di conoscere la posizione di FdI per poter puntare su Guido Crosetto.
Ovviamente Mattarella parlerà di ministri solo con il presidente del Consiglio incaricato. Un vaglio scrupoloso dei nomi che debbono avere un curriculum compatibile con il rispetto dei principi fondamentali della politica estera italiana, dei rapporti transatlantici e del rispetto dei Trattati internazionali. L'Italia, tra i fondatori dell'Unione europea e membro della Nato, non può certo permettersi stravaganze che produrrebbero come unico risultato l'emarginazione del Paese.
 

Ultimo aggiornamento: 12:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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