LUIGI DI MAIO

Tav, pubblicata analisi costi-benefici: opera bocciata, perdite per 7 miliardi

Martedì 12 Febbraio 2019
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Costi che superano di 7-8 miliardi i benefici, un effetto dallo spostamento delle merci su binario insufficiente rispetto alle perdite di accise e pedaggi, benefici ambientali trascurabili, un impatto sulle casse dello Stato tra i 10 e i 16 miliardi. È con questi numeri che l'analisi costi-benefici boccia definitivamente la Tav, concludendo che il progetto presenta una «redditività fortemente negativa». Dati «impietosi» li definisce il ministro delle infrastrutture Toninelli, assicurando comunque che la decisione finale spetta al Governo. Mentre proprio il capo del Governo, Giuseppe Conte, sottolinea come «le valutazioni che giustificano l'opera risalgono a 25 anni fa».

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La sintesi, probabilmente, vedrà i grillini scontrarsi con la Lega, già pronta a non considerare l'analisi Vangelo e che ventila, con Riccardo Molinari, l'ipotesi referendum in caso di mancato accordo. E mentre si apre il caso della commissione di esperti, divisa sul documento, sono molte le voci critiche che si alzano, dal commissario alla Tav Foietta che grida alla truffa alla Confindustria che ricorda la centralità del lavoro (50.000 posti), fino al Piemonte che teme di essere messo nell'angolo.

Attesa da oltre un mese (è stata consegnata dal Gruppo di lavoro il 9 gennaio al Mit), consegnata prima alla Francia e all'Ue (cosa che ha indispettito il vicepremier leghista Salvini) e arrivata solo ieri sera a Palazzo Chigi, l'analisi è
stata pubblicata sul sito del Ministero di Porta Pia: 78 pagine fitte di numeri e tabelle, più altre 53 della Relazione
tecnico-giuridica. Due gli scenari tratteggiati, uno più ottimistico (che parte dai dati dell'Osservatorio Torino-Lione
del 2011), che calcola un saldo costi-benefici negativo per 7,8 miliardi (considerate gli 1,4 miliardi di spese già effettuate; -8,7 mld a costo completo), e uno scenario "realistico" che prevede un saldo di -6,99 mld (-7,9 a costo intero). Anche nel caso in cui ci si limitasse alla mini- Tav (senza realizzare la tratta Avigliana-Orbassano), il saldo negativo tra costi e benefici oscillerebbe tra 6,1 (nello scenario realistico) e 7,2 miliardi. L'analisi evidenzia in particolare come il beneficio economico derivante dallo spostamento delle merci da strada a rotaia risulta «socialmente inefficiente» e minore della perdita di accise e pedaggi (gli Stati subiscono una perdita netta di
accise superiore a 1,6 mld e i concessionari una riduzione delle entrate da pedaggio vicina ai 3 mld). Inoltre, i benefici ambientali attesi sono «di entità quasi trascurabile» e l'impatto sulle finanze pubbliche degli Stati varia da 10 a 16 miliardi.

«Numeri estremamente negativi», sintetizza il ministro Toninelli, rassicurando sull'obiettività dell'analisi e sul lavoro della task force «indipendente». Ma proprio nel Gruppo di esperti che ha redatto l'analisi si apre una crepa: a firmare la relazione sono infatti solo cinque dei sei commissari, fa notare il parlamentare torinese del Pd Gariglio, sostenendo che l'assente, l'ingegner Pierluigi Coppola, «si è peraltro apertamente dissociato dai risultati finali». Fonti del Ministero, tuttavia, precisano che Coppola «non ha partecipato, in specifico, alla stesura della relazione».

L'analisi tuttavia solleva molte perplessità. Il più critico è il commissario straordinario per la Tav Paolo Foietta, che parla di costi «ampiamente gonfiati» per «far quadrare i conti in base a quello che vuole il padrone». Non ci sta però alle accuse il professor Marco Ponti, che ha presieduto il gruppo di esperti: «Io non sono pagato», replica, «credo di aver fatto un buon lavoro». L'esito dell'analisi non piace nemmeno al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che si rivolge al Governo auspicando che nel decidere sulla Tav «abbia una unica e grande priorità: il lavoro»: «l'apertura di questi cantieri - ricorda - a regime determina 50mila posti di lavoro». L'analisi fa infuriare il Piemonte, col presidente Chiamparino che vede il rischio che venga penalizzata pesantemente l'economia, le madamin che parlano di «disastro annunciato» e i Sì Tav pronti a far sentire la loro voce. Piovono critiche anche dalla Francia: troppo di parte, è il giudizio del Comité Transalpine Lyon-Turin.

La parola passa ora alla politica. E non accenna ad attenuarsi lo scontro tra M5s e Lega. Per i grillini lo stop è l'unica via: meglio investire in opere utili. Ma il capogruppo leghista alla Camera Molinari sottolinea che l'analisi «non è il Vangelo» e avverte: «non realizzarla non la ritengo un'ipotesi percorribile». Il leghista Siri, sottosegretario di Toninelli, svela un giallo sul documento, non consegnato né e lui né a Salvini, ma assicura che se ne discuterà intorno ad un tavolo e si troverà una «sintesi di buonsenso».

Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 07:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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