Sondaggi politici, il Centro in costruzione vale il 15% dei consensi

I sondaggisti: il nuovo soggetto politico raccoglie i voti di un'ampia area del Paese

Sondaggi politici, il Centro in costruzione vale il 15% dei consensi
di Diodato Pirone
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Lunedì 7 Febbraio 2022, 06:52 - Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 08:49

Con le coalizioni semidissolte dagli scossoni scatenati dalle elezioni presidenziali e a un anno dalle politiche del 2023 si fa un gran parlare di rinascita del Centro. Ma in termini di voti quanto vale effettivamente quest'area? Le valutazioni dei sondaggisti oscillano fra un minimo di 3 milioni e un massimo di 5 milioni di voti. Il che vuol dire in termini percentuali dall'8 al 15% del corpo elettorale.

L'ampiezza delle valutazioni dipende da molti fattori. I carotaggi degli analisti, infatti, possono comprendere nella generica definizione di Centro anche elettori che si richiamano al moderatismo (centro-destra) o al riformismo (centro-sinistra), altri sondaggisti, invece, come vedremo, hanno effettuato analisi solo sulla quota di elettorato più puro che si definisce di centro-centro.

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Cifre al vaglio

«L'area di Centro è valutabile intorno al 15% dei votanti - spiega Antonio Noto della Noto Sondaggi -. Ma questo non significa che questa sensibilità si trasformerà automaticamente in voti effettivi. Il dossier sarebbe assai più concreto se il Centro avesse un leader e un partito o una formazione con un nome e un simbolo». «Anche a noi risulta che il 15% degli italiani si dichiarano di Centro - aggiunge Fabrizio Masia, amministratore delegato di Emg Different -. La sinistra e la destra sono alla pari col 30% ciascuna mentre il 25% dell'elettorato non è classificabile oppure non si pronuncia».

Stabilito che l'area di Centro non è un'invenzione di una setta politicista né un deserto elettorale, si tratta di capire meglio le caratteristiche e le qualità di questo spicchio di votanti.
«Si tratta soprattutto di quegli italiani che odiano la politica dello scontro, chiedono stabilità e governabilità, sono dinamici in economia e lievemente moderati in politica», ragiona Enzo Risso, direttore scientifico dell'Ipsos.
Questo Istituto ha effettuato un carotaggio approfondito sull'elettore di Centro-Centro. Non mancano le sorprese: il 26%, ovvero più di uno su quattro non va a votare, il 20% attualmente si rivolge ai 5Stelle, mentre a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni vanno i consensi dell'11% ciascuno di questa quota di votanti. Il resto si disperde fra tutti gli altri partiti ma in proporzioni modeste.

«In sostanza - sottolinea Risso - una credibile proposta politica di Centro potrebbe attirare quote consistenti di voti da parecchi bacini ma in particolare dall'astensionismo e dai pentastellati dove si sono parcheggiati in attesa di un'offerta politica più in linea con le loro richieste».

Ma fisicamente dove si trovano le maggiori concentrazioni di votanti in cerca del Centro? Spiega Risso: «Se a livello nazionale i centristi senza se e senza ma rappresentano l'8% dell'elettorato, nel Nord-Est questa percentuale sale al 18%. Fra i cattolici sono l'11,5%. Ed è interessante osservare che rappresentano l'11% dei votanti delle grandi città e il 10% di quelli che abitano nei centri delle città, generalmente appartenenti a fasce benestanti».
Difficile dire, però, se questi elettori troveranno uno sbocco sulle schede elettorali del 2023. «Lo spazio ci sarebbe - dice Masia - ma molto dipenderà dalle prossime amministrative e dalla legge elettorale. Quella attuale anche se maggioritaria solo per il 33% tende a separare i centristi mentre un sistema proporzionale favorirebbe la nascita di una federazione fra le attuali liste centriste se non di un vero e proprio partito. Sarebbe fondamentale però indicare un leader».

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La riforma

«Anche secondo me il futuro del Centro dipende molto dalla legge elettorale - assicura il professore Roberto D'Alimonte, massimo esperto di sistemi di voto -. Difficile dire se si andrà al proporzionale. Per ora nell'area di Centro registro molti contrasti e parecchia confusione». Eppure qualcosa si muove: il senatore dem Dario Parrini, anch'egli molto competente in tema di leggi elettorali, ha avviato una campagna per varare un proporzionale con sbarramento al 5% in grado, de facto, di far entrare in Parlamento non più di cinque/sei partiti. Ma questa è un'altra storia.

 

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