Meloni: «Alleanza a pezzi, centrodestra da rifondare». Salvini convoca i leghisti

La leader di FdI: «In Parlamento ci siamo polverizzati, da ora ci penso io»

Meloni: «Alleanza a pezzi, centrodestra da rifondare». Salvini convoca i leghisti
di Barbara Acquaviti
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Lunedì 31 Gennaio 2022, 00:31 - Ultimo aggiornamento: 14:13

Matteo Salvini convoca per domani il consiglio federale della Lega, Giorgia Meloni si candida a kingmaker della coalizione che verrà, Forza Italia prova a ribadire che l’ancoraggio deve essere quello del popolarismo europeo. Alla fine quelli che vengono al pettine nel day after sono fondamentalmente gli stessi nodi che, insieme ai numeri insufficienti, hanno impedito al centrodestra di provare a condurre la partita del Quirinale. Da una parte, lo scontro interno tra il segretario del Carroccio e la corrente dei governisti guidata dal ministro Giancarlo Giorgetti e dai presidenti di Regione, dall’altra la competizione con la leader di Fratelli d’Italia per la primazia.

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Non è più il momento dei toni felpati o delle diplomazie. È quello delle recriminazioni, delle accuse, delle sfide sulle macerie di quel bene – l’unità del centrodestra – che tutti hanno sempre detto di voler difendere.
Giorgia Meloni approfitta della debolezza di Matteo Salvini, malcelata dietro l’ordalia delle dichiarazioni con le quali ha cercato di nascondere la personale sconfitta nelle trattative che alla fine hanno portato a pregare Sergio Mattarella di concedere il bis. Tra i pochi a non volere quel secondo settennato, proprio Fratelli d’Italia, che adesso però può provare a sfruttarlo per andare all’incasso dei consensi dell’elettorato di destra. Meloni non perde certo tempo.

«Il centrodestra è da rifondare e questo è quello a cui lavoro io da oggi. Per non essere più trattati dall’alto in basso da una sinistra sempre più presuntuosa: ne esce a pezzi, polverizzato in Parlamento ma maggioranza nel Paese», dice in una diretta Facebook. Se non è una Opa ostile, poco ci manca. Ma tra le lettere si legge chiaramente la candidatura a quel ruolo di leadership unitaria che altri dal suo punto di vista non sono stati in grado di ricoprire. D’altra parte, l’ultima recriminazione sta proprio nel modo in cui gli alleati di centrodestra hanno scoperto la virata di Salvini verso il bis del capo dello Stato: dalle agenzie, senza alcuna comunicazione preventiva e, soprattutto, seguendo una linea che era l’esatto contrario di quanto era stato stabilito nel vertice di venerdì notte.

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Meloni sa che la prossima sfida potrebbe essere quella della legge elettorale, quella svolta proporzionale che va in direzione opposta a ciò che predica da sempre. E mette le mani avanti. «Nel centrodestra che costruiremo non può esserci un centro trasformista che può trasformarsi con il proporzionale, spregiudicato e pronto a muoversi ovunque dove si governi». Il messaggio è diretto principalmente a Forza Italia. Per il partito di Silvio Berlusconi a parlare è il vice presidente Antonio Tajani. L’ordine di scuderia è chiaramente quello di cercare di minimizzare lo scontro e rispondere al tentativo di Opa da destra cercando piuttosto di ricordare che senza il centro, la coalizione non va da nessuna parte, né dentro né fuori dall’Italia. «Il centrodestra non è un monolite. Meloni ha un’opinione, noi un’altra. Ma senza l’anima popolare non sarà un’alleanza di governo: serve un rapporto forte con l’Europa e con gli Usa per proteggere gli interessi degli italiani».

LE TENSIONI
La poltrona più scomoda, però, è sicuramente quella su cui sta seduto Matteo Salvini. A segarne le gambe, oltre a Meloni, è la disfida interna al Carroccio. Dopo giorni di dichiarazioni a tutto spiano, ieri per il leader della Lega è stato un giorno di quasi silenzio. Poche parole del suo ufficio stampa per far sapere che nei prossimi giorni convocherà il Consiglio federale e che all’ordine del giorno ci sarà una profonda riflessione sul centrodestra «dopo quanto successo a proposito di Quirinale e i troppi voti mancati per la presidente Casellati». Salvini fa anche sapere che «intende ragionare sul futuro della coalizione, con chi è sinceramente interessato, per costruire un progetto di medio-lungo termine». Un tentativo di continuare a gestire la partita e, allo stesso tempo, rinviare le accuse. Resta però la questione interna con il ministro Giorgetti che due giorni fa ha minacciato di lasciare il governo non in polemica con il premier ma con il suo segretario. L’ultima goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stato proprio il rifiuto di Salvini di accettare, in cambio del via libera della candidatura di Mario Draghi al Quirinale, un ruolo forte – addirittura quello di presidente del Consiglio – per l’attuale ministro dello Sviluppo economico.
 

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