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Governo, dopo la Sardegna competizione soft per frenare la caduta M5S

Governo, dopo la Sardegna competizione soft per frenare la caduta M5S
di Alberto Gentili
5 Minuti di Lettura
Martedì 26 Febbraio 2019, 07:19 - Ultimo aggiornamento: 11:49

Per mezza giornata, nei day-after dello schianto dei 5Stelle in Sardegna e della prestazione poco brillante della Lega, né una telefonata, né un vis a vis tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Anzi, il leader della Lega ha perfino risposto picche alla richiesta di un vertice serale avanzata dal capo grillino che, imprudentemente, si era spinto a dichiarare: «Ci vedremo sicuramente, ci saranno vertici ogni sera». Risposta urticante di Salvini a metà pomeriggio: «Ci siamo messaggiati e ci vedremo a breve, ma non oggi. Non c'è bisogno che conforti io Di Maio». Il summit, con ogni probabilità, verrà celebrato oggi a palazzo Chigi.

Piccole stoccate e nervosismo a parte, i due leader e (naturalmente) il premier Giuseppe Conte sono determinati ad andare avanti insieme. Il tracollo dei 5Stelle in Sardegna, passati dal 42,5 delle Politiche di un anno fa, a meno del 10% (record storico di collasso elettorale) e la performance inferiore alle attese della Lega considerato l'impegno profuso da Salvini in campagna elettorale, spingono i due leader a confermare il patto di governo giallo-verde almeno fino alle elezioni europee di fine maggio. Poi si vedrà.

Non saranno mesi tranquilli, come del resto non lo sono stati quelli appena trascorsi. Ma Salvini ha confidato che non intende spingere Di Maio alle corde. E non vuole farlo perché se portasse il Movimento all'esasperazione, potrebbe crollare tutto. Governo incluso. E in questa fase, per il capo leghista, l'esecutivo giallo-verde «è prezioso». Illuminante al riguardo una frase pronunciata in tv: «Non mi sento più forte e Luigi non si deve sentire più debole. Nella vita si vince e si perde. Anche la Lega in passato ha avuto dei grossi problemi...».

Così anche se il Carroccio alzerà le bandiere identitarie per guadagnare consensi alle Europee e «scongiurare l'immobilismo», lo farà senza forzare troppo la mano in modo da evitare l'implosione dei 5Stelle. Di Maio, invece, cercherà di dimostrare di non essere schiacciato sulle posizioni lumbard e lo farà per provare a risalire la china e salvare una leadership ormai in discussione.

Nell'inner circle del capo leghista confermano che Salvini «non vuole umiliare Di Maio» e che gli «darà qualche margine di manovra...». Così la Tav «si farà», ma utilizzando il referendum piemontese per indorare la pillola ai 5Stelle. E la legittima difesa dovrà «necessariamente andare in porto», ma poco importa se slitta di una settimana il voto dell'Aula della Camera. Stesso discorso per l'autonomia differenziata: complici le perplessità del Quirinale, Salvini è ormai rassegnato a uno slittamento. «Si farà entro l'anno», ha ammesso venerdì scorso.

Stabilita la competition soft (c'è da vedere quanto durerà), il vicepremier e ministro dell'Interno, spera che questa aiuti Di Maio. Tra i due il rapporto resta buono, la «fiducia inalterata». Salvini però teme che il capo 5Stelle non riesca a tenere a bada il Movimento dopo l'ennesimo tracollo elettorale. Gli scricchiolii sono vistosi. Insomma, il vero tema per Salvini non è il patto giallo-verde, che finora è stato un moltiplicatore di consensi per la Lega: «Il governo deve andare avanti», assicura, «la mia parola vale 5 anni, non 5 mesi. Non chiederò né la premiership, né altri ministri». Ma è, appunto, ciò che potrebbe accadere nel Movimento pentastellato. L'allarme per la possibile implosione c'è dal day-after del voto in Abruzzo, dopo le elezioni sarde è diventato rosso.

VIA MAESTRA E PIANO B
In caso di patatrac giallo-verde, Salvini resta convinto che esista per lui una sola possibilità per andare a palazzo Chigi: le elezioni anticipate. «Io scorciatoie non ne prendo, portano male: guardate com'è finito Renzi...», ripete spesso. Per molti nella Lega, a cominciare dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, esiste invece una via più breve se dovesse scattare la scissione dei 5Stelle: un governo Salvini sostenuto dall'ala governista guidata da Di Maio, da Fratelli d'Italia e da uno spezzone di Forza Italia. Proprio lo spappolamento del partito di Silvio Berlusconi, insieme alla spaccatura verticale del grillini, sarebbe la conditio sine qua non per la realizzazione di questo Piano B.

Nel Carroccio, infatti, il nervosismo verso gli alleati di governo monta di giorno in giorno. Perché l'elettorato del Nord e numerosi dirigenti di via Bellerio soffrono l'alleanza con un Movimento assistenzialista, statalista e con un'idea opposta di sviluppo del Paese. E perché, dopo gli opachi risultati sardi, crescerebbe «il rischio del contagio». «Alla lunga la nostra gente potrebbe punirci per questo patto di governo contro natura. Non si vive solo di lotta ai migranti...», dice un alto dirigente. Conclusione: si fa strada la convinzione che continuare ad andare a braccetto con i 5Stelle, accettandone i veti, alla fine farà perdere voti anche alla Lega.

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