Bocciati & Promossi: da Di Maio a Lotito, da Bossi a Casini, da Lopalco a Dalla Chiesa

Carlo Cottarelli e Pier Ferdinando Casini
di Mauro Evangelisti e Giampiero Valenza
12 Minuti di Lettura
Lunedì 26 Settembre 2022, 22:53 - Ultimo aggiornamento: 27 Settembre, 12:08

Elezioni politiche 2022, bocciati e promossi dopo il voto del 25 settembre

Bocciati

Luigi Di Maio

L’ex ragazzo di Pomigliano silurato dai vecchi amici

Beppe Grillo aveva puntato tutto su quel ragazzo che, allora ventenne, aprì il Meetup dei Cinquestelle a Pomigliano d’Arco. A giugno di quest’anno Luigi Di Maio ha però voltato le spalle al Movimento e ha creato il suo progetto politico con Insieme per il Futuro. E Beppe Grillo, in sostanza, oggi si è preso la rivincita nel collegio Napoli Fuorigrotta 2. L’attuale ministro degli Esteri, candidato con la “creatura” nata dal suo simbolo e da quello di Bruno Tabacci, Impegno Civico, è stato sconfitto dall’ex Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, candidato per il Movimento 5 Stelle. Ed è il capo della Farnesina ad affidare a Facebook un commento sui risultati ottenuti dal partito in queste elezioni. «Non ci sono se, ma o scuse da accampare. Abbiamo perso. Gli italiani non hanno considerato abbastanza maturo e valido il nostro progetto politico - dice - E su questo la nostra comunità dovrà aprire una riflessione». «Negli ultimi mesi abbiamo deciso di metterci in gioco, di proporre agli italiani un progetto politico nuovo, da far conoscere in pochissimo tempo - aggiunge Di Maio - Il risultato non è stato quello che ci aspettavamo. Impegno Civico non sarà in Parlamento. Allo stesso modo, non ci sarò neanche io». Di Maio è stato sconfitto in casa da quel Costa, ex generale di brigata dei carabinieri, che lui stesso propose nel 2018 per la guida del ministero dell’Ambiente. La carriera dell’attivista di Pomigliano è stata segnata proprio dal Movimento: nel 2016 è responsabile degli enti locali, nel 2017 è eletto capo politico con il voto online sulla piattaforma Rousseau. Nel governo Conte I diventa vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro. Scoppia la crisi nella maggioranza tra grillini e Lega e si va al Conte II. È in quel momento che per lui si aprono le porte della Farnesina e diventa ministro degli Esteri, con l’incarico che poi gli viene stato confermato da Mario Draghi. Nonostante la sconfitta di Di Maio, però, l’altra parte di Impegno civico ci sarà: Bruno Tabacci è stato eletto per la settima volta alla Camera battendo a Milano-Loreto il vicepresidente della Camera Andrea Mandelli: approdato a Montecitorio per la prima volta nel 1992 con la Dc, poi ci è tornato cinque volte (sotto le insegne dell’Udc, Rosa Bianca, Alleanza per l’Italia, Centro democratico, Più Europa). Tabacci (unico del partito a farcela) aveva “prestato” il simbolo di Centro democratico proprio a Di Maio per permettere al ministro degli Esteri di presentare la sua lista anche senza raccogliere le firme (il logo, infatti, è stato fondamentale per formare al Senato il gruppo parlamentare composto da 11 senatori dimaiani che avevano abbandonato il Movimento 5 Stelle). La sconfitta di Di Maio, però, non porterebbe all’addio dalla scena politica. «Nella vita ci sono vittorie e sconfitte. Si cade, ma si impara anche a rialzarsi. E succederà anche stavolta», scrive il ministro sui social. 
(Giampiero Valenza)
 

Umberto Bossi

Il Senatur paga il flop leghista: il ripescaggio è a alto rischio

Dopo nove legislature consecutive (dal 1987 a oggi), Umberto Bossi, il Senatur, potrebbe lasciare il Parlamento. Nel primo collegio plurinominale della circoscrizione Lombardia 2 a Varese dove era candidato come capolista, la Lega ha raggiunto il 14,72% e non ha ottenuto alcun seggio (uno solo è andato alla coalizione ed è stato attribuito a Fratelli d’Italia). Ieri sera restava però ancora qualche incertezza, il cosiddetto “effetto flipper” (complesso meccanismo provocato dalle regole del Rosatellum) potrebbe portare al recupero di un posto per il fondatore della Lega. «Vedremo con i dati definitivi», l’unico commento che filtra dal Carroccio. Un’opzione circolata ieri nella tarda serata apre uno spiraglio. Bossi potrebbe essere ripescato perché la leghista Silvana Comaroli, eletta sia in Lombardia 1 che in Piemonte 1, potrebbe optare per il secondo seggio aprendo così la strada a Montecitorio per l’ex leader. La decisione, spiega l’Agi, resta nelle mani del segretario Matteo Salvini. Se l’esclusione dovesse essere confermata, si tratterebbe di un altro effetto collaterale del crollo della Lega in terra lombarda dove è stata sorpassata da FdI. L’ultima foto pubblica del Senatur risale al 9 settembre. Uno scatto insieme al figlio Renzo per festeggiare i suoi 81 anni a casa. Per la prima volta assente allo storico raduno di Pontida. «Per me è una giornata di festa. C’è un grande uomo, grazie al quale siamo qua. Chi non ha memoria non ha futuro», l’omaggio di Salvini dal palco. Un’assenza, quella di Bossi, che non è passata inosservata. Sono passati quasi trent’anni dalla prima adunata nel Bergamasco con cui l’allora segretario della Lega Nord ha lanciato l’epopea di Alberto da Giussano. 
 

Pier Luigi Lopalco

L’epidemiologo: «Errori strategici nelle alleanze»

Tra gli esclusi illustri delle politiche c’è anche l’epidemiologo pugliese Pier Luigi Lopalco, diventato tra i volti più noti durante la pandemia del Covid-19. Candidato in Puglia con Articolo 1 nel collegio uninominale del Salento, non è riuscito a entrare in Parlamento. «Sono fiero di aver accettato una sfida difficilissima ben sapendo che, sulla base dei sondaggi la vittoria sarebbe stata impossibile - il commento a caldo dello scienziato, già assessore alla Sanità della regione Puglia - sono convinto che la non vittoria sia da ascrivere a una serie di errori strategici nel campo delle alleanze».

Bobo Craxi

«In Sicilia ha prevalso il populismo»

Tra i due figli di Bettino Craxi solo Stefania ce l’ha fatta. Lei entra in Senato per Forza Italia ma il fratello Bobo non farà altrettanto alla Camera. Si era candidato alla Camera per l’uninominale nel collegio Palermo Resuttana-San Lorenzo. Una presenza, la sua, espressione dei socialisti del centrosinistra Ma è arrivato terzo, dietro Carolina Varchi del centrodestra e il grillino Salvatore Penna. «Mi ero reso disponibile quest’estate per un'eventuale candidatura di servizio e di “combattimento” - ha commentato - in Sicilia si è inserita la variabile populista».

Sandra Lonardo 

Lady Mastella: «È ora di passare il testimone»

i era candidata alla Camera dei Deputati nel collegio uninominale Benevento-Caserta nella lista che porta anche il nome del marito Clemente, Mastella-Noi di centro europeisti. Eppure lei, lady Mastella, al secolo Sandra Lonardo, non ce l’ha fatta. E commenta così: «Sono stati votati i simboli, non le persone. Il popolo sannita adesso ha nuovi rappresentanti a cui rivolgersi». E lei, senatrice nell’ultima legislatura e presidente del Consiglio regionale della Campania tra il 2005 e il 2010, commenta: «È tempo che il testimone passi ad altri».

Monica Cirinnà

Match in salita: out la paladina delle unioni civili

Al Senato dal 2013, Monica Cirinnà rimane nella memoria dei più per la legge sull’istituzione delle Unioni civili. Questa è stata un’estate di fuoco per lei. Voleva il collegio più sicuro per il Pd del proporzionale Roma 1 del Senato. Per lei, però, il partito ha scelto il Roma 4. Una sfida che lei già sapeva come fosse tutta in salita. «Ho ricevuto uno schiaffo», aveva detto quest’estate, confessando di essere stata combattuta tra l’accettare o meno. Ma poi lei è scesa in campo decidendo di lottare «come l’ultimo dei gladiatori». Ma non ce l’ha fatta.

Promossi

Claudio Lotito

Lotito questa volta ce la fa: «I molisani hanno capito»

Presidente Lotito, un successo oltre le aspettative... «Perché oltre le aspettative? Chi attendeva un risultato differente, scusi?». Beh, i numeri che hanno consentito la sua elezione al Senato sono belli, no? «Eh certo, ho uno dei migliori risultati in tutta Italia, in termini percentuali, voglio dire. Qui in Molise ho doppiato il Pd, questo è importante, le pare poco?». Ricapitolando: Claudio Lotito, 65 anni, presidente della Lazio da 18, si è preso una rivincita pesante. Candidato con il centrodestra è diventato senatore con quasi il 43 per cento dei voti. Nel 2018 dovette sopportare una cocente delusione: corse con Forza Italia in Campania, inizialmente risultò non eletto, ma grazie a un ricorso gli fu assegnato il seggio nel 2020. Ma il procedimento si è arenato alla giunta delle elezioni al Senato. In pratica: Lotito aveva avuto ragione al Var, ma l’arbitro non ha mai assegnato il rigore. Questa volta il centrodestra lo ha candidato in Molise, c’è stata qualche polemica perché il presidente della Lazio non aveva chissà quali legami con quella regione. Lui però aveva precisato: «Non conosco il Molise, ma l’Abruzzo, perché mio nonno era di Amatrice». Qualcuno la definì una gaffe: Amatrice è nel Lazio. Lotito fece notare che fino al 1927 apparteneva al territorio dell’Aquila e la storia finì lì. E ciò che conta è il responso degli elettori. Lotito ha sbaragliato la concorrenza e convinto i molisani. Ieri era ancora a Campobasso. La sua intenzione ora è dimostrare che lavorerà sul serio per il Molise, dove in un mese ha fatto una full immersion, tra partecipazioni a balli di gruppo in cui l’ha coinvolto una comitiva di non giovanissimi, partite a biliardino, feste e sagre. Altro che TikTok. E ieri ha fatto sapere: «Il Molise mi è entrato nel cuore. Ho apprezzato questo territorio magnifico e l’autenticità della gente. I molisani sono accoglienti, rispettosi, corretti e hanno capito che non sono né uno straniero né uno di passaggio». Ieri mattina ha compiuto anche un gesto di buona volontà, di dialogo con le altre formazioni politiche: è stato a Isernia per partecipare alla messa per la festa dei Santi Cosma e Damiano. E al primo banco della Chiesa era seduto vicino al sindaco Piero Castrataro, che guida un’amministrazione che vede in maggioranza centrosinistra e Movimento 5 Stelle. Ha promesso grande impegno per tutta la Regione, ma anche per la squadra di calcio del Campobasso (facendo innervosire però i tifosi dell’Isernia): «Mi adopererò per ridare una squadra a Campobasso nel calcio che conta». Ieri sera stava ancora incontrando persone, a tessere una rete di relazioni. «Pensiamo ai problemi del Molise e ai problemi dell’Italia, questo è il tema». Nessuna rivalsa rispetto al 2018? «Non voglio commentare quello che è successo in passato, guardiamo avanti».

(Mauro Evangelisti)

Pier Ferdinando Casini 

Il bis sotto alle due Torri: «E la storia continua...»

E sono undici legislature. Un record. Pier Ferdinando Casini vince facile sotto le due Torri, nella sua città. E scrive su Instagram: «Ringrazio i 232.092 elettori di Bologna e provincia che ancora una volta mi hanno voluto al Senato della Repubblica. Grazie alla coalizione di centro sinistra che mi ha sostenuto con affetto e lealtà. Rappresenterò in Parlamento l’Italia europea e solidale. La storia continua...grazie Bologna». E allega al messaggio una foto con i colori rossoblù». Quando è iniziato lo spoglio delle schede, che come normale avviene in modo non omogeneo e dunque è ingannevole, sui social l’altra notte stava passando la notizia che Vittorio Sgarbi (candidato del centrodestra) stesse vincendo. La realtà era molto differente da quella raccontata su Twitter e alla fine Casini ha preso 45mila voti in più di Sgarbi, superando il 40 per cento dei consensi, otto punti in più del centrodestra. Classe 1955, cattolico, impegnato in politica da quando era un ragazzo nella Democrazia cristiana e nei successivi cambi di ragione sociale, già presidente della Camera, il suo approdo nel Partito democratico non è passato inosservato, ma la sua candidatura aveva ricevuto una sobria benedizione da un punto di riferimento storico della sinistra emiliana. Aveva spiegato, prima delle elezioni, Francesco Guccini: «Chi è l’altro? Sgarbi? Ecco, allora Casini perché no?». Vittorio Sgarbi tra l’altro è nato a Ferrara, imporlo ai bolognesi non si è rivelata una idea lungimirante. E Per Ferdinando Casini, per ringraziare gli elettori, non a caso ha scritto su Instagram quel «grazie Bologna» con i colori rosso e blu.
(M.Ev.)
 

Rita Dalla Chiesa

Molfetta premia la figlia del generale

Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto ucciso dalla mafia nel 1982, entra per la prima volta in Parlamento. È stata eletta con il centrodestra alla Camera nel collegio uninominale di Molfetta, in Puglia. Un mese fa ha compiuto 75 anni ed è uno dei volti più apprezzati della televisione. Dopo un inizio in Rai, insieme al suo futuro marito Fabrizio Frizzi, nel 1986 passò a Mediaset, dove guadagnò enorme popolarità conducendo per quasi 20 anni il programma Forum. Nel decennio scorso Fratelli d’Italia le propose la candidatura a sindaco di Roma, ma lei rifiutò.

Marta Fascina

La fidanzata del Cavaliere sbaraglia Ingroiai

Marta Fascina, 32 anni, fidanzata dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è stata eletta alla Camera nel collegio uninominale a Marsala. Per lei un fiume di voti, 58mila, pari al 36 per cento. Tra i suoi avversari c’era l’ex magistrato Antonio Ingroia (Italia Sovrana e popolare) che ha preso poco più di mille voti. Ai dirigenti locali del centrodestra che avevano contestato l’imposizione dall’alto della sua candidatura, Marta Fascina ha risposto: «La Sicilia è una regione meravigliosa. La conosco da quando, da piccola, mio padre mi ci portava in vacanza».

Isabella Rauti

Surclassa Fiano nell’ex feudo della sinistra 

Non è stata una sfida come le altre: Isabella Rauti è la figlia del fondatore di Ordine nuovo («sempre assolto da ogni accusa»), era candidata per il centrodestra, e aveva come avversario a Sesto San Giovanni (un tempo feudo della sinistra) Emanuele Fiano, figlio di un deportato ad Auschwitz. Il risultato ha dato ragione alla Rauti, senatrice uscente, una lunga carriera perché fu anche consigliere regionale nel Lazio con la Polverini presidente. Ex moglie di Gianni Alemanno, ieri ha detto di essere pronta a incontrare Fiano per parlare di «passato, presente e futuro».

Andrea Crisanti

Per il virologo exploit all’estero: 37mila consensi

Il professor Andrea Crisanti, impegnato tra l’Imperial College di Londra e l’Università di Padova, è stato uno degli esperti più seguiti nei mesi drammatici della pandemia, sostenitore dei test di massa a Vo’ Euganeo, uno dei primi cluster in assoluto. Il Pd lo ha candidato all’estero ed è stato eletto in Senato. «Per me è una bella soddisfazione perché ho preso 37mila preferenze e a Londra il Pd è andato ben oltre il 50%. Ora gradualmente sospenderò la mia attività universitaria. Certo, al contempo mi rattrista il risultato di queste elezioni, speravo in un risultato migliore per il centrosinistra».

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