Meloni al lavoro sui dossier: priorità a bollette e povertà. «Noi parleremo con i fatti»

Subito il presidenzialismo. Lollobrigida: «Costituzione bella ma ormai ha 70 anni»

Meloni al lavoro su Governo e programma, Fdi: «Costituzione bella, ma ha 70 anni»
di Mario Ajello
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Lunedì 26 Settembre 2022, 20:43 - Ultimo aggiornamento: 27 Settembre, 17:49

«Non straparlare a vanvera ed esprimersi con i fatti». La prima mossa di Giorgia Meloni nel day after è comunicativa ma non solo. Dice a tutti e anche a se stessa, dalla sua casa al Torrino-Mezzocammino, lì dove è stata fotografata alla guida della sua Mini mentre esce con tuta e cappuccio della felpa in testa per andare ad allenarsi dopo tanto stress da campagna elettorale e infinite emozioni da premier in pectore, che le cose da realizzare e non le parole da sparare devono avere il primato nella destra al potere. Perché «gli italiani ci hanno votato proprio perché non ne possono più della politica parolaia». Ma molti italiani non hanno votato affatto, e questo è il cruccio che - in una giornata in cui Meloni ha semi-staccato ma neanche tanto - la leader di FdI sente fortemente nel lunedì delle valutazioni. Che lei ha trascorso mettendo mano ai dossier: a cominciare da quello della prossima manovra economica. E si sta interrogando su che cosa significano il non voto e il voto per i 5 stelle al Sud e, di fronte a tutto questo, su come modificare il reddito di cittadinanza e attivare nuove strategia anti-povertà («Non si possono lasciare i deboli senza sostegno», conferma Lollobrigida) che non diventino assistenzialismo. 

Non s’è mai visto un leader che vince le elezioni e che invece di festeggiare il giorno dopo si mette all’opera. E che, a riprova della linea poche parole e sperabilmente tanti fatti, non va in conferenza stampa a incensare la propria bravura e le grandi sorti magnifiche che aspettano il suo governo e l’Italia nel segno della destra. Macché: non c’è tempo neppure per la luna di miele con gli italiani, come è tipico del post vittoria elettorale, perché la situazione del Paese - caro bollette anzitutto: «E se l’Europa non si muove ci muoveremo noi da soli» - non è facile e occorre subito «rimboccarsi le maniche». 
 

RELAX E RIPARTENZA


E così, mentre lei alterna i giochi con la figlia Ginevra, il relax post-voto, l’allenamento con il personal trainer Fabrizio Iacorossi, lo stesso di Totti e di Ilary, con cui posta un video su Instagram e soprattutto l’esame delle carte politiche e dei primi provvedimenti che vorrà prendere, i due capigruppo Lollobrigida e Ceriani parlano con i media, illustrano il percorso fatto da FdI fino alla vittoria e ciò, e non è poco, che resta da fare. Con particolare insistenza su un punto che a Meloni sta a cuore assai. Il presidenzialismo. Quando la prossima premier ha detto nella notte della vittoria che occorre «riavvicinare i cittadini alle istituzioni e rafforzare il rapporto tra gli italiani e lo Stato, suscitando nuova fiducia», il cui deficit è tra le ragioni dell’astensionismo, stava parlando appunto del presidenzialismo. E Lollobrigida, ieri: «La nostra Costituzione è bella, ma ha 70 anni». Ovvero, mettersi al lavoro per renderla più adeguata ai tempi, che sono quelli della disaffezione e rendere più attiva la partecipazione popolare nell’elezione diretta del Capo dello Stato agli occhi di Giorgia è la via giusta per stringere un nuovo patto di fiducia tra il cosiddetto Paese reale e il cosiddetto Paese legale. Una iniziativa, oltretutto, che potrebbe trovare l’appoggio di una parte dell’opposizione: quella modernizzante di Calenda e di Renzi. 

Intanto la premier in pectore, da casa, parla un po’ con tutti. Accarezza le ferite di chi nelle liste di FdI non ce l’ha fatta, e la chiama per farsi asciugare le lacrime, e ringrazia quelli che hanno condotto una campagna elettorale vincente a nome del partito. E in tutto ciò, oltre a quella di Salvini («Non potremo che andare d’accordo, il nostro è un programma condiviso e non diamo a chi ci vuole male la soddisfazione di litigare perché non ne abbiamo motivo»), riceva la telefonata di Enrico Letta. Con il quale i rapporti personali sono più che buoni. 

Lui: «Mi raccomando, fai la brava al governo». Lei: «Mi raccomando, fai il bravo all’opposizione». Un’interlocuzione ci sarebbe stata anche con Palazzo Chigi: chi esce, chi entra. Il passaggio della campanella, tra Draghi e Meloni, se non segnerà la perfetta continuità - un cambiamento è un cambiamento ed è giusto che si cambi - non assumerà minimamente sembianze gravi o segnerà un salto nel buio. «Noi semplicemente apriremo una pagina nuova», è il mood della prossima inquilina di Palazzo Chigi, se Mattarella le darà l’incarico. E ci sono le condizioni per scriverla bene.

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