Totoministri governo Meloni: La Russa per il Senato, Giorgetti alla Camera. Economia spacchettata in due ministeri

Prove d’intesa sulle presidenze delle Camere. Pressing su Panetta, alle Finanze andrebbe Leo

Totoministri governo Meloni: La Russa per il Senato, Giorgetti alla Camera. Economia spacchettata in due ministeri
di Alberto Gentili
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Lunedì 26 Settembre 2022, 22:40 - Ultimo aggiornamento: 27 Settembre, 17:17

Giorgia Meloni non ha fretta. Vuole fare «le cose per bene, non possiamo permetterci errori» e sa che passerà quasi un mese prima di poter spuntare, assieme a Sergio Mattarella, la lista dei ministri del suo governo. Eppure, nel centrodestra già si discute del nuovo esecutivo che, ribadisce Francesco Lollobrigida, non sarà costruito in base al manuale Cancelli: «Puntiamo alla qualità, senza guardare al peso dei singoli partiti». Fratelli d’Italia non farà valere insomma il suo 26%, contro l’8,9% di Matteo Salvini e l’8,3% di Silvio Berlusconi, usciti drasticamente ridimensionati dal voto. Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di FdI, invece ricorda che ogni passo sarà concordato con il capo dello Stato: «Sarebbe prematuro e irrispettoso fare i nomi dei ministri finché non si esprime Mattarella».

Ebbene, per aspettare il consulto con il Quirinale bisognerà attendere fino al 20-23 ottobre. Prima il Parlamento, che si riunirà il 13, dovrà eleggere i presidenti di Camera e Senato. Soltanto dopo il capo dello Stato potrà avviare le sue consultazioni e dare l’incarico a Meloni se, come appare scontato nonostante i malumori di un Salvini indebolito, il centrodestra sul Colle indicherà per il ruolo di premier il nome della leader di FdI.

Così il primo passo, la prima prova d’intesa tra alleati, sono le presidenze di Camera e Senato. Per palazzo Madama è in calo l’ipotesi-Berlusconi: «Il Cavaliere non ha intenzione di trascorrere intere giornate a presiedere l’Aula», dice uno stretto collaboratore del capo forzista. E prende quota la candidatura di Ignazio La Russa, uno dei fondatori di FdI. In questo schema la Camera andrebbe a un leghista. Nell’entourage di Meloni si fa il nome di Giancarlo Giorgetti, espressione dell’ala moderata del Carroccio.

Se andasse in porto l’accoppiata La Russa-Giorgetti, andrebbe ricercata una compensazione per Forza Italia. E qui si entra nel delicato terreno dei dicasteri che, per consuetudine e per la necessità di rassicurare l’Unione europea, vengono concordati con Mattarella: Esteri, Difesa, Economia, Interni. I primi due, con la guerra in Ucraina, le tensioni con Putin, la necessità di confermare la fedeltà all’alleanza euro-atlantica, sono estremamente delicati. Per gli Esteri, proprio per riparare alla perdita di una Camera, si fa il nome del coordinatore di FI Antonio Tajani. L’alternativa: Elisabetta Belloni, capo del Dis ed ex segretaria generale della Farnesina, o l’ambasciatore Stefano Pontecorvo. Per la Difesa, che dovrebbe andare a FdI, sono in corsa Adolfo Urso (presidente del Copasir) ed Edmondo Cirielli.

LO SPACCHETTAMENTO
Per l’Economia, altro dicastero sotto i fari dell’Unione europea per il rischio-Italia rappresentato dall’alto debito, Meloni punta da tempo su Fabio Panetta attualmente nel board della Banca centrale europea e promesso governatore di Bankitalia. Panetta resiste, ma FdI confida nella sponda di Mattarella: «Se sarà il presidente a chiedergli di essere il garante dei conti, difficilmente potrebbe dire di no». In corsa, in ogni caso, sarebbe anche Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro. Nel cerchio ristretto di Meloni si valuta inoltre l’ipotesi di spacchettare l’Economia, dividendo il Tesoro dalle Finanze. In questo secondo dicastero potrebbe andare Maurizio Leo, l’economista di FdI.

Complessa anche la partita degli Interni. Salvini vorrebbe tornarci, l’ha detto milioni di volte. Ma Meloni non vuole tensioni con la Ue sul fronte-migranti e il leader leghista, passato dal 18 all’8,9% e finito sotto processo nel Carroccio, non ha la forza per impuntarsi. Così si va verso una soluzione di mediazione: la nomina al Viminale dell’ex capo di gabinetto di Salvini e attuale prefetto di Roma, Matteo Piantedosi. L’alternativa è un altro prefetto: Giuseppe Pecoraro, FdI.

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E se per la Giustizia, dicastero sensibile in quanto Mattarella presiede il Csm, prende sempre più forza l’ex magistrato Carlo Nordio, altro incarico da concordare con il Quirinale è quello di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. I candidati in corsa qui sono ben tre e tutti molto vicini a Meloni: Guido Crosetto, Francesco Lollobrigida, Giovanbattista Fazzolari. Da questa terna dovrebbe uscire anche il sottosegretario con delega ai Servizi segreti.

Per il resto, come confermano diverse fonti, «siamo ancora in alto mare». Si parla però dell’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, per il ruolo di ministro dello Sviluppo economico: il dicastero assorbirebbe l’Innovazione tecnologica ora in mano a Vittorio Colao. Di Fabio Rampelli (FdI) ai Trasporti e infrastrutture. Di Anna Maria Bernini (FI) alla Scuola. Del medico di Berlusconi, Alberto Zangrillo, o di Licia Ronzulli (FI) alla Salute e di Vittorio Sgarbi alla Cultura. Altre caselle: il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, dovrebbe andare all’Agricoltura. Giulia Bongiorno (Lega) alla Pa e Daniela Santanché (FdI) al Turismo. Carolina Varchi o Edmondo Cirielli (FdI) dovrebbero guidare il dicastero dedicato al Sud, mentre la leghista Erika Stefani sembra destinata a essere confermata alla Disabilità. Ma la partita è ancora tutta da giocare.
 

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