LUIGI DI MAIO

Elezioni Umbria, Di Maio dopo la sconfitta: «Patto col Pd impraticabile»

Martedì 29 Ottobre 2019 di Mauro Evangelisti

Venti punti di distacco. Il laboratorio rosso-giallo, al primo test delle elezioni regionali, in Umbria è esploso. L'episodio pilot è andato molto male, subito cancellata la serie sulle alleanze Pd-M5S per le regionali. E anche il governo ora è più debole (eufemismo), con Giuseppe Conte che prova a blindare l'esecutivo: «Andiamo avanti, ma serve più unità». Salvini attacca: «Gli italiani non meritano di rimanere ostaggio di questa maggioranza che si scanna giorno dopo giorno». Ancora: «Le elezioni fan così paura? Sono esterrefatto dalla arroganza con cui Renzi, Zingaretti, Conte e Di Maio trattano gli italiani».

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In Umbria c'è stata una sconfitta storica: la candidata del centrodestra, Donatella Tesei, è la nuova governatrice con il 57,55 per cento dei voti; Vincenzo Bianconi, il candidato sostenuto da M5S e Pd, si è fermato al 37,48. Nelle province di Terni e Perugia sembra fermarsi la corsa del treno dell'alleanza nata quasi per caso tra pentastellati e dem. Trema il governo e Luigi Di Maio già chiede di modificare la manovra economica. Ma soprattutto dice: è stato bello, ma mai più con il Pd alle elezioni. «Il Movimento 5 Stelle, che stia alleato con la Lega o che stia con il Pd non ne trae giovamento. Il Pd ci fa male come le Lega». Replica immediata del senatore dem Luigi Zanda: «Non osi paragonare il Pd alla Lega. Se vuole la crisi del governo lo dica chiaramente». E anche Nicola Zingaretti incalza il capo politico del Movimento 5 Stelle: «Se Di Maio vuole andare avanti da solo con l'8%, auguri». Andrea Orlando, vicesegretario dem, è ancora più diretto: «Se andiamo avanti così, meglio staccare la spina. Tirando a campare il populismo non si argina, ma si amplifica».

Non poteva mancare, in parallelo, lo scontro Zingaretti-Renzi. Il primo a seminare copiosamente sale sulle ferite di una coalizione che paradossalmente su scala nazionale è nata con la sua prima mossa, è proprio l'ex sindaco di Firenze. Dice: «È stato un errore politico drammatizzare il voto di questa pur bellissima regione, errore compiuto sia rivendicando l'alleanza strategica fra Pd e Cinque Stelle, sia impegnando il capo del Governo nella chiusura della campagna elettorale. La foto di Narni non ha aiutato a vincere. Ed ora è una genialata scaricare su di me, come fa qualcuno, le colpe della sconfitta. Come Italia Viva dalla vicenda umbra ci siamo tenuti fuori». Zingaretti però aveva fatto un'analisi differente che chiamava in causa proprio il protagonismo di Renzi: «Questo voto certo non è stato aiutato dal caos di polemiche che ha accompagnato la manovra economica». Nel Pd riprende forza chi non voleva il Conte Bis e ora ritiene che sarebbe più saggio andare a votare. E Goffredo Bettini sintetizza: «L'alleanza ha senso solo ed esclusivamente se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze».

TRAMONTO
Al di là dalla rapida discesa dal carro degli sconfitti di Renzi, contano i contraccolpi sulla tenuta del governo. E tramontano le alleanze rosso-gialle alle prossime regionali, a partire dalla Calabria. Ormai nel Movimento 5 Stelle, da Di Maio a Di Stefano, ma anche dalle regioni in ci si voterà nel 2020, è un susseguirsi di prese di posizione: «Meglio da soli». Nel panico del day after appare complicato anche il percorso della manovra economica. E Di Maio: «In queste settimane, mentre giravo per i mercati, gli umbri mi hanno chiesto delucidazioni sulla manovra. Stava passando un messaggio sbagliato sul pos, sulle partite Iva e su tanto altro. Per noi la lotta all'evasione non è criminalizzare commercianti, artigiani e professionisti».
 

Ultimo aggiornamento: 10:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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