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Elezioni politiche 2022. Centrosinistra, i dem prendono tempo: grana delle liste per Letta

La strategia del segretario pd: no al dialogo con Meloni prima del voto

Elezioni politiche 2022, Centrosinistra, i dem prendono tempo, grana delle liste per Letta
di Francesco Bechis
4 Minuti di Lettura
Lunedì 15 Agosto 2022, 01:38 - Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 15:48

Ferragosto rovente in casa Pd. Da una parte la compilazione delle liste, dall’altra lo scontro sulle riforme con Giorgia Meloni. L’idea di una bicamerale per la riforma presidenziale evocata dalla leader di Fdi ha causato qualche imbarazzo fra i dem. Di cui è spia, forse, il silenzio stampa scelto di fronte all’apertura della rivale. Sabato, inaugurando la direzione con un tributo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il segretario Enrico Letta aveva puntato il dito contro la riforma del centrodestra: «Mettere dentro il fuoco della campagna elettorale il Quirinale è un errore drammatico».

 

Ieri non una voce si è alzata dal Nazareno. Dove c’è chi si dice disposto a sedersi a un tavolo con il centrodestra all’indomani del voto e chi invece fiuta la trappola. Come Dario Parrini, presidente della Commissione affari costituzionali al Senato: «L’appello al dialogo è di facciata», dice al Messaggero. Come rispondere al blitz di Giorgia? Prendendo tempo, confida una big del partito, «mostrarsi dialoganti prima del voto sarebbe un grave errore strategico». Di tavoli e bicamerali si discuterà dopo il 25 settembre, dunque. Letta d’altronde è deciso a non fare sconti alla destra e anzi cerca il duello. Quello che potrebbe scattare domani a Siena con Matteo Salvini, entrambi invitati a un palio che promette scintille.


IL REBUS LISTE

Non che in casa manchino. Si apre questa mattina infatti la direzione che dovrebbe sciogliere il rebus dei candidati. Il condizionale è d’obbligo. C’è un motivo se Letta ha rimandato di un giorno la riunione clou. E il motivo è nelle trattative serrate e a tratti agitate che in queste ore vanno in scena al Nazareno. Ieri doveva essere una giornata di tregua, è durata poco. Ai capi-corrente Letta ha posto le sue condizioni: di 80 collegi considerati «sicuri», per i suoi fedelissimi ne vuole 25, quasi un terzo.

La richiesta ha spiazzato i maggiorenti al tavolo, rimasti a ben altri calcoli. Tra le correnti ribolle Base Riformista, più discreto invece il dissenso degli orlandiani e dei franceschiniani di Area dem. Perfino dalla segreteria c’è chi ammette: «Venticinque sono tantini...». Qualcuno scommette che la direzione non sarà risolutiva. Dopotutto, riflettono al Nazareno, chiudere le liste oggi significa aprire un limbo di cinque giorni - fino al 21 agosto, termine ultimo per presentare le candidature - di blitz e lamenti dei tanti insoddisfatti. Tra chi è in bilico c’è il costituzionalista Stefano Ceccanti: a Pisa, dove il segretario di Articolo 1 Roberto Speranza sarà capolista nel proporzionale, potrebbe cedere il posto al leader di Si Nicola Fratoianni.

Tra i senatori balla Tommaso Nannicini mentre Dario Stefano abbandona il partito in protesta. Finora il metodo dem ha previsto un’assegnazione di quote di collegi per ogni corrente. A loro dunque l’onere di riempire le caselle con i nomi. Alle segreterie regionali invece il compito di decidere chi sarà candidato nei collegi già dati per persi. Letta si candiderà in più collegi plurinominali. Sembra sicura la corsa a Vicenza, in quel Nord-Est a trazione leghista dove i dem partono in svantaggio. Nel frattempo il segretario lavora alle deroghe per i consiglieri regionali e cerca di mettere al sicuro i più stretti. Porta in palmo di mano la candidatura di Elly Schlein, vicepresidente dell’Emilia Romagna pronta a correre da indipendente nella lista proporzionale a Bologna. E punta una fiche su due under 40: la leader dei Giovani democratici Caterina Cerroni e il suo capo-staff Michele Bellini, quotato come possibile capolista in Lombardia.

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