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Meloni e i conti con il passato: «Sul fascismo nessuna ambiguità». Messaggio in tre lingue alla stampa estera

Nonostante la svolta di Fiuggi del 1995 gli esami per la destra non sembrano finire mai

Meloni e i conti con il passato: «Sul fascismo nessuna ambiguità». Messaggio in tre lingue alla stampa estera
di Mario Ajello
4 Minuti di Lettura
Giovedì 11 Agosto 2022, 00:00

A Giorgia Meloni prende il toro per le corna. Prova a fermare una volta per tutte, ma il tormentone continuerà perché è il cuore della propaganda degli avversari, la macchina del discredito storico-politico-culturale che la vorrebbe inchiodare al passato della destra da cui proviene, rimproverandole quel “fascismo eterno” (copyright Umberto Eco e grave errore: come se nella storia possa esistere qualcosa di non superabile) che non la riguarda proprio. «La destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni», annuncia la Meloni smarcandosi dal tentativo interno e internazionale di ricacciarla indietro per impedirle il passo avanti verso Palazzo Chigi, «condannando senza ambiguità la privazione della democrazia e le infami leggi anti-ebraiche. E senza ambiguità è ovviamente anche la nostra condanna del nazismo e del comunismo». Una decisa ricusazione delle accuse che le vengono mosse, e si noti oltre al messaggio il medium che la leader di FdI ha scelto per queste dichiarazioni molto importanti. Il mezzo sono tre video in tre lingue, inglese, francese, spagnolo, inviati alla stampa internazionale. Perché è dall’estero, soprattutto ma non solo, che certo establishment insiste sulla demonizzazione della destra italiana, per fermare la sua corsa. 

Ma Giorgia non era, a quel tempi, già una dirigente di spicco del partito di Gianfranco Fini, il quale definì nel 2003 il fascismo «male assoluto»? Certo che lo era. Ma da allora nessuna abiura, o considerazione storica di distacco dalla dittatura del Ventennio da parte della Meloni, viene considerata sufficiente a liberarla dall’accusa: sei fascista! Eppure, «i conti con il passato li abbiamo già fatti e in continuazione», è stato finora il leit-motive della leader della destra. Ma evidentemente sente il bisogno - perché gli altri insistono, perché si sta formando (anche se viene da ridere) un Fronte di liberazione nazionale mutuato dal Cln novecentesco, perché la caricatura di un’Italia incorreggibilmente mussoliniana è un assurdo passatempo sempre in voga in certe cancellerie e in diversi potentati - di tornare sul tema e di fare ulteriore chiarezza. Ma non era già tutto molto chiaro? 

Video

YAD VASHEM
Il fatto è che per la destra italiana i conti non finiscono mai. E’ come se non contasse che Fini, nel cui partito la Meloni non era una passante ma una big e anche ministro della Gioventù e in quella veste andò al sacrario ebraico di Yad Vashem, avviò un processo da Fiuggi in poi di distacco da ogni connessione con una storia di cui «ci si deve vergognare». Una revisione che costò polemiche e lacerazioni anche durissime in quel mondo tra i nostalgici (pochi) e gli altri. Ora nei tre video la Meloni dice: «Ho letto che la vittoria di FdI il 25 settembre sarebbe un disastro, e avvierebbe una svolta autoritaria, l’uscita dall’euro e altre sciocchezze di questo genere. Niente di tutto ciò è vero. Ma so benissimo che questi articoli vengono ispirati dal potente circuito mediatico della sinistra». E ancora: «Da anni ho anche l’onore di guidare il partito conservatore europeo che condivide i valori con i Tories, i Repubblicani statunitensi e il Likud israeliano. La nostra posizione nel campo occidentale è cristallina come abbiamo dimostrato di nuovo condannando senza se e senza ma la brutale aggressione della Russia contro l’Ucraina». E insomma, altro che fascismo. E se Letta insiste sulla Meloni che «s’incipria» (ossia vuole coprire chissà quali colpe, che non ha), Calenda obietta: «Penso che sia doveroso prendere atto di questo passaggio chiaro e netto di Giorgia Meloni sul fascismo e sulle leggi razziali». Un riconoscimento importante, e non il solito uso di un’arma di distrazione di massa - le brutture del Ventennio e dei suoi presunti eredi - che ai cittadini desiderosi di una politica seria, che decide e che fa interessano il giusto, cioè niente.
 

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