CORONAVIRUS

Lockdown locali di 2-3 settimane a Milano e Napoli: lunedì il dpcm. Scuola, ipotesi dad dalla terza media

Sabato 31 Ottobre 2020
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Covid, governo valuta stretta in zone a rischio. Domani vertice con le Regioni. Conte: «Numeri preoccupanti»

Quali decisioni imminenti ci attendono? Una stretta a livello locale nelle zone del territorio nazionale dove l'indice Rt è più alto. Insomma lockdown mirati: questa l'ipotesi a cui sta lavorando il governo in queste ore. Sembra prendere forza la possibilità di fermare gli spostamenti tra regioni, fatti salvi motivi di lavoro, salute e urgenza. Tra le indiziate principali per i lockdown mirati ci sono Milano, Napoli e Roma tra le metropoli, la Lombardia, la Campania e il Piemonte (qui ci sono ben 16 ospedali riconvertiti alla cura del Covid) tra le regioni. Nelle ultime 24 ore in Italia il rapporto tra positivi trovati e tamponi effettuati (quasi 216 mila, nuovo massimo) è al 14,7%, mai così alto nella seconda ondata. In sostanza si trova un infetto ogni 7 test.

Sulla scuola: si sta valutando anche l'ipotesi di consentire la didattica in presenza fino alla seconda media e quella a distanza dalla terza media in poi. Un nuovo dpcm è atteso per lunedì 2 novembre. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferirà lunedì alla Camera alle ore 12 per poi passare al Senato alle 17.  Del tema, a quanto si apprende da fonti dell'esecutivo, si sarebbe parlato nella riunione fiume pomeridiana a palazzo Chigi tra Giuseppe Conte, i capi delegazione ed il Cts.  Alla riunione erano presenti anche Silvio Brusaferro (Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità), Franco Locatelli (Presidente del Consiglio Superiore di Sanità), Agostino Miozzo (coordinatore del Cts) e il commissario Domenico Arcuri. Per la giornata di oggi non sono attese decisioni ma Conte e la maggioranza dovrebbero tornate a riunirsi domani. 

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Cancelleri: fermare curva contagi. «Dobbiamo fermare la curva dei contagi che in questo momento, purtroppo, continua a crescere. Se necessario, valuteremo chiusure di due o tre settimane per quelle zone che in questi giorni presentano numeri più preoccupanti». Lo afferma in una nota il viceministro dei Trasporti, Giancarlo Cancelleri.

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Una riunione urgente del Comitato tecnico scientifico intanto è già in corso. Sul tavolo degli esperti c'è  l'elenco dei territori considerati più a rischio rispetto ai quali dovranno essere valutate nelle prossime ore misure più restrittive. Il premier Giuseppe Conte fin dalla mattina si era detto preoccupato. «Stiamo lavorando per capire se si deve intervenire ancora», ha detto al Festival de Il Foglio riguardo a nuove misure contro la pandemia da Covid. «Per la portata di questa seconda ondata non c'è un manuale né una palla di vetro, i numeri sono molto preoccupanti in tutta Europa», ha aggiunto Conte. Sul vaccino ha detto che per vederne gli effetti «dobbiamo aspettare primavera quando prevedibilmente le dosi arriveranno per tutti».

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Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, in isolamento a casa perché positivo,  ha convocato per domani alle 9 una riunione con i rappresentanti delle Regioni, l'Anci e l'Upi. In collegamento anche il ministro della salute Roberto Speranza. All'incontro si discuterà delle nuove misure da mettere in campo contro il Covid. Analizzando i dati dell'Iss con il numero dei contagi di ieri, oggi Boccia ha confermato che se serve si faranno lockdown localizzati e mirati di tre settimane. «Se ci vorrà, se c'è la necessità di una, due, tre settimane di stop in alcuni territori, perché l'Rt non è uguale dappertutto, questa cosa evidentemente in questo momento va spiegata bene e va rafforzata anche attraverso gli strumenti tecnologici di cui ci siamo dotati», ha detto Boccia precisando che «in questo momento le aree interne non sono nella condizione delle aree metropolitane, dove c'è una maggior difficoltà legata alla densità di popolazione».

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«Oggi abbiamo tutto - ha concluso - i ventilatori ci sono, gli strumenti ci sono, le attrezzature ci sono, le imprese hanno dei protocolli certi e hanno investito, e per questo le ringrazio, così come hanno investito i commercianti, coloro che si occupano di servizi, tutti, e sono cose per le quali noi abbiamo consapevolezza che aver investito non significa aver perso ma aver garantito la sicurezza per oggi o per domani».

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Conte: «In discussione la didattica in presenza»

La curva sta subendo una impennata così rapida che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza, alcuni presidenti di regione lo hanno fatto, non è il nostro obiettivo, noi continuiamo a difendere fino alla fine la didattica in presenza. Ma dobbiamo mantenerci vigili per seguire e assicurare la tutela della salute de tessuto economico».

Pronta la replica della Azzolina: «Tenere le scuole aperte significa aiutare le fasce più deboli della popolazione. Significa contrastare l'aumento delle disuguaglianze, un effetto purtroppo già in corso, a causa della pandemia. Significa tutelare gli studenti, ma anche tante donne, tante mamme, che rischiano di pagare un prezzo altissimo. Ampliare il divario tra famiglie benestanti e famiglie svantaggiate è una responsabilità enorme. Dobbiamo esserne consapevoli. La scuola è futuro. Senza scuola il Paese diventa più debole».

 

Tenere le scuole aperte significa aiutare le fasce più deboli della popolazione. Significa contrastare l’aumento delle...

Posted by Lucia Azzolina on Saturday, 31 October 2020

Ultimo aggiornamento: 1 Novembre, 00:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA