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Calenda e Renzi al Senato, ecco la mossa del Terzo polo per bloccare la destra

I leader candidati a Palazzo Madama: «Puntiamo al pareggio tra i due poli». L’obiettivo è impedire la vittoria larga di FdI-Lega-FI. «E poi si potrà discutere»

Calenda e Renzi al Senato, ecco la mossa del Terzo polo per bloccare la destra
di Alberto Gentili
4 Minuti di Lettura
Domenica 14 Agosto 2022, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 08:15

Non era una boutade. Carlo Calenda e Matteo Renzi credono davvero che, «visto che non si può vincere, la partita è non far vincere nessuno». Come? «Strapperemo un pareggio nel proporzionale al Senato. Con il 10-15% blocchiamo tutto...», è la previsione condivisa. E da qui, secondo i piani dei due leader di “Italia sul serio”, potrà riprendere vita dopo il 25 settembre una nuova maggioranza di larghe intese nel nome di Mario Draghi.
Per questa ragione e con l’obiettivo di strappare i voti moderati a Forza Italia, Lega, ma anche al Pd, i due leader hanno deciso di candidarsi entrambi in Senato. Calenda sarà capolista nelle liste proporzionali per palazzo Madama nel Lazio, in Veneto, in Emilia Romagna, in Sicilia e in Piemonte. Renzi guiderà le liste del Terzo polo, in Toscana, Lombardia, Campania, Puglia. In più in tutte queste Regioni, in base al principio di alternanza tra un esponente di Azione e uno di Italia viva, i due leader avranno ad esempio al secondo posto di lista Maria Stella Gelmini in Lombardia e Mara Carfagna in Campania.

Nel nuovo Polo, che si definisce «pragmatico, credibile e riformista», c’è ottimismo. «La nostra coalizione ha potenzialità importanti per fare bene da Nord a Sud. Avremo un risultato diffuso in tutto il Paese, grazie al sostegno di molti sindaci, del mondo imprenditoriale e della società civile», spiega Ettore Rosato che di Iv è il presidente e ha condotto la trattativa con Azione. «Siamo forti ad esempio in Campania, dove abbiamo preso il 7,4%, e anche in Sicilia: a Palermo abbiamo eletto quattro consiglieri. E poi, grazie al radicamento sul territorio e all’appeal di Carlo e Matteo, andremo molto bene nel Lazio, in Toscana, in Lombardia, Emilia Romagna».

Il modello? Quello scelto per le comunali di Roma quando, da solo «contro tutto e tutti», Calenda strappò quasi il 20% e risultò primo partito della Capitale. Con un problema: nei collegi uninominali, dove vince lo schieramento che prende più voti, probabilmente “Italia sul serio” non toccherà palla. Da qui la scelta di puntare quasi esclusivamente sul proporzionale che assegna i due-terzi dei seggi nel prossimo Parlamento.


Per essere attrattivo, il Terzo polo non si limita a incarnare l’agenda di Mario Draghi, «fatta di proposte pronte e concrete». La promessa che Calenda e Renzi fanno ai potenziali elettori è che “Italia sul serio” non si scioglierà dopo il voto del 25 settembre. «Carlo e Matteo stanno assieme adesso e assieme resteranno», assicura Rosato, «il nostro obiettivo è costruire una casa dei moderati nei toni, ma coraggiosi nei contenuti. Saremo riformisti veri secondo lo schema lanciato da Draghi: un cuneo tra i due poli populisti, sovranisti e massimalisti». Insomma, per usare le parole di Calenda: «Saremo l’antidoto al caos e all’incapacità di destra e sinistra di offrire una proposta coerente e credibile di governo». La pensa così anche Elena Bonetti, ministra della Famiglia: «Abbiamo davanti un percorso che andrà ben oltre il 25 settembre. La casa dei moderati e riformisti è fatta per durare perché ci vuole tempo per realizzare le riforme che servono al Paese».

«Presidenzialismo non si fa»

Calenda, intanto, stempera le polemiche sul presidenzialismo. La ragione: «Questa riforma non porta alcun rischio di deriva autoritaria perché non si farà mai. È una grande arma di distrazione di massa. Inflazione, sanità, impresa 4.0, istruzione, implementazione infrastrutture e Pnrr. Concentriamoci su ciò che conta», raccomanda il front runner del Terzo polo. Che annuncia: «Giovedì presenteremo il nostro programma che ricalca l’ultimo discorso di Draghi al Parlamento e che ha come obiettivo ricostruire l’Italia senza ideologie, ma con competenza. Senza alcuna promessa irrealizzabile, ma proposte per far diventare l’Italia un Paese normale in cui i problemi vengono risolti e non nascosti dai bonus».

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